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In questi ultimi anni si è tornato a parlare sempre più spesso di razzismo. Proprio per questo motivo è importante educare i bambini al riguardo sin da giovanissimi. Quanto leggerete si è svolto in una scuola primaria di Bologna.

Tema in classe: “Che cosa è per te il razzismo? Parlane”. Un’alunna dunque inizia il tema in maniera un po’ titubante: «Neanche io so bene cos’è il razzismo». Ma la realtà è un’altra. La piccola infatti sa bene di cosa si sta parlando. In classe con la maestra si è dibattuto molto su questo argomento.

Nella sua classe inoltre sono molti gli alunni che arrivano da luoghi ben lontani dall’Italia. La bambina di 10 anni prosegue il tema: «So solo che è chiusura mentale nelle persone. Non accettare qualcuno per il colore della pelle è impossibile, è terribile! Ma il razzismo non si manifesta solo con una persona di un altro colore, parte tutto dalla religione, poi dalle abitudini, dai vestiti, dai cibi».

Dunque prosegue: «Una persona può essere razzista anche se non se ne accorge o non volendo. Si può essere razzisti anche in classe, non accettando un compagno ad esempio se è di un altro colore e quindi mangia diversamente e magari per quello nei suoi vestiti è impregnato l’odore delle spezie (cipolla, kerry, curcuma, aglio…) o perché è un po’ dispettoso, quella è una piccola forma di razzismo, che non ci deve essere, non bisogna avere disprezzo nei confronti di un compagno solo perchè è diverso, bisogna sforzarsi di accettarlo per come è».

«La diversità ha sempre creato problemi nella mentalità delle persone. Un tempo non si era razzisti solo con i neri, ma anche con i meridionali, che non potevano affittare case o stanze al nord, perché sulla porta c’era scritto “non affittasi ai meridionali” ma il bello è che oggi i meridionali che oramai avranno 60 anni, sono più inferociti e razzisti delle altre persone non so perché, ma mi chiedo, se lo sono già scordati cosa gli facevano?».

Quindi conclude: «Io auguro a tutti i razzisti di non restare razzisti per sempre».

razzisti

La madre della bambina, una volta letto il tema, ha deciso di fare un post su Facebook: «Mi ha fatta commuovere, perché è privo di violenza e odio. Voglio diventi virale perché abbiamo bisogno di messaggi positivi considerando i morti in mare. L’Italia può ripartire e migliorare a cominciare dai bambini».

La maestra Rosa ha dunque spiegato il perché si è insistito tanto con il concetto di razzismo e come hanno svolto questo lavoro insieme: «Abbiamo cominciato dal loro quotidiano, dalle piccole forme di razzismo, perché tante volte anche loro non si rendono conto che mettono da parte un compagno, sia esso disabile, straniero. Razzismo è tante cose, abbiamo parlato di ogni discriminazione sino ad arrivare al nazismo. Questa alunna è molto brava, ha raccolto il lavoro fatto».