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I “nativi digitali”, cresciuti a pane e smartphone, sono indubbiamente dotati di un cervello più percettivo, ricettivo e meno simbolico rispetto a quello dei loro genitori.

Viene definita “Generazione Touchscreen” quella dei nati a partire dagli anni 2000 ed è profondamente diversa da quelle che l’hanno preceduta. Mai, nel corso della storia dell’umanità, il divario è stato più grande.

Si tratta bambini o ragazzini multitasking, in grado, cioè, di distribuire l’attenzione su tre-quattro dispositivi allo stesso tempo: studiano, ascoltano la musica, rispondono ai messaggi e utilizzano i social network, senza nessuna difficoltà.

È la società stessa che, perentoria, ci impone  di adeguarci ad essa in termini di multitasking. Sotto certi aspetti l’essere multitasking rappresenta una necessità auspicabile.

smartphone

Se da un lato, l’utilizzo delle nuove tecnologie nell’educazione dei bambini può apportare grande beneficio, rappresentando delle fonti inesauribili di stimoli, dall’altro, può diventare anche estremamente dannoso quando viene adottato in tenerissima età.

Sarebbe uno sbaglio demonizzare le nuove tecnologie, ma sarebbe saggio inserirle nella vita dei piccoli con moderazione e con precise norme e regole. Purtroppo, si assiste sempre più spesso a scene di genitori che per far star tranquilli e in silenzio i propri figli cercano di distrarli fornendo loro tali strumenti. È evidente quanto tale comportamento sia inappropriato: si finisce col zittire il bambino senza interagire con lui cercando di trovare una strategia diversa per aiutarlo ad confrontarsi in maniera adeguata ad una determinata situazione. Così facendo si ottiene l’esatto contrario: si distrae il bambino dal mondo che lo circonda, non consentendogli di crescere. Lo estraniamo proprio quando è nella fase in cui sta imparando ad entrare in contatto col mondo, privandolo di una stimolazione multi-sensoriale. Non bisogna mai dimenticare che il bambino, per poter crescere in maniera sana, ha bisogno di toccare ciò che lo circonda, di sentire, manipolare, ridere, piangere, correre, cadere, sporcarsi, arrabbiarsi e, più di ogni altra cosa, ha bisogno di entrare in relazione con gli altri.

Per tali motivi, è auspicabile che i bambini non entrino in contatto con smartphone, tablet e tutti gli atri dispositivi tecnologici, prima del compimento del terzo anno di vita.

Un’abitudine ormai comune è quella di far addormentare i piccoli con la musica dello smartphone in sottofondo, ma sarebbe più corretto tornare a stabilire una relazione col bambino cantandogli una ninna nanna o raccontandogli una fiaba.

Sappiamo bene quanto sia difficile fare a meno delle nuove tecnologie, ma dovremmo essere noi genitori a sforzarci per primi di non utilizzare tali dispositivi davanti a loro. Questo perché il bambino, tra i 3 e i 6 anni, apprende imitando.

Si rende quindi necessario ed impellente imporre delle regole per l’utilizzo della tecnologia, fornendo ai bambini gli strumenti per capire che tali dispositivi non sono un diretto prolungamento del nostro braccio, come purtroppo tendono a credere.

Il primo contatto tra il bambino e lo smartphone dovrebbe avvenire in presenza di un genitore. Intorno ai 6 o 7 anni, giocare sul tablet insieme a mamma e papà è lecito. Sarebbe opportuno attivare il parental control per l’utilizzo della rete in modo sicuro.

Il bambino ha bisogno di regole precise e di orari fissi in cui utilizzare internet e un lasso di tempo oltre il quale il dispositivo va spento, senza ulteriori proroghe.

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