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La scuola dell’infanzia è il momento in cui i bambini dovrebbero poter sperimentare la loro creatività e iniziare a fare esperienza del mondo esterno, non fermarsi a semplici schede da colorare.

Questa prima tappa fondamentale sta però diventando sempre di più un passaggio standardizzato, dove le azioni sono omologate e ripetitive, poco indirizzate alla scoperta.

Sempre più spesso infatti i bambini passano la giornata scolastica e riempire schede con numeri e figure, senza aver fatto di quei numeri o figure alcuna esperienza. Si ritrovano così a colorare cose che non hanno mai visto e delle quali non conoscono l’esistenza, come per esempio il disegno di una castagna o di un fungo.

schede da colorare

Questo sistema però sembra rassicurare molti, tra genitori e insegnati, confortati dalla tangibilità del percorso scolastico dei propri figli e alunni.

Tutte le schede compilate appese ai muri e nel quaderno danno una sorta di tranquillità, fanno immaginare che a scuola il bambino impieghi bene il suo tempo e che anzi, magari stia imparando delle competenze che addirittura avrebbe appreso solo in seguito, alla scuola elementare.

Beh, se è il percorso scolastico è un percorso a tappe un motivo c’è e non va sottovalutato.

Alcuni studi hanno dimostrato che il pregrafismo e l’uso di quaderni operativi prima della scuola elementare possono incidere drasticamente sull’apprendimento e che, oltre ad aumentare il rischio di dislessia, possono rendere più difficile individuare una dislessia preesistente.

Per fortuna ci sono molte maestre che si oppongono al quaderno operativo e alle pile di schede da compilare e cercano di incentrare le ore scolastiche sull’apprendimento dei prerequisiti attraverso l’esperienza e non colorando bordi, ricopiando numeri e facendo calcoli, in silenzio, fermi e seduti per ore.

Insomma, un’altra scuola dell’infanzia è possibile, ed è incentrata sui bambini, e non sugli obiettivi che devono raggiungere su una scheda da compilare.