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Si fa presto a dire fannulloni, privilegiati, tre-mesi-di-vacanza (magari: ormai non più, da tempo).

Confesso di averlo pensato anch’io, da alunna, quando i professori mi sembravano creature ineffabili, nella visione di un’adolescente ribelle, studentessa eccellente, che tuttavia odiava la scuola. Me li immaginavo, al sole della mia città, al mare, in bicicletta, a passeggio, allo stadio, a fare shopping con i figli, mentre i miei genitori, dipendenti privati, rientravano a sera, aspettando tutto l’anno le sospirate “ferie d’agosto”.

Era davvero un’altra epoca, eppure quei docenti godevano di uno status incontrovertibile. Nessuno avrebbe mai osato metterli in discussione o ridicolizzarli, bollandoli come scansafatiche, aguzzini, nati per turbare l’idillio delle famiglie mulino-bianco, riempiendo di compiti ogni vacanza, comminando bocciature inique, lasciando ragazzini indifesi in balia di bulli o bullizzandoli loro stessi.

Purtroppo questa percezione diffusa, alimentata, rinforzata anche da una parte dell’informazione è ormai radicata.

Intanto mi accorgo che anche oggi sono entrata a scuola alle 7:50 e ne sono uscita alle 20:00. Talora pure le domeniche si riempiono di carte e progetti. Le verifiche da correggere si accumulano sulla mia scrivania come api sul miele. Se poi accetti qualche incarico, non per il compenso (miserrimo), ma per spirito di servizio, o ancor peggio, per amore della professione, puoi dire addio al tempo libero.

Lavoro Sommerso
credit: instagram / agatimario

Per carità, non voglio confermare altri luoghi comuni, tipo quello dei docenti lamentosi: adoro insegnare, non mi risparmio mai e quando sono in classe, con i miei alunni, anche i più difficili, vivo il mio unico, autentico, irrinunciabile “privilegio”.

Basterebbe recuperare un po’ di stima sociale e “far emergere” il sommerso che ci portiamo ogni giorno a casa, stipato nelle nostre borse pesanti e nelle nostre teste, sempre in moto per cercare nuove strade e strategie. Basterebbe riconoscere che abbiamo un ruolo delicato, una mole di responsabilità incalcolabile, nell’alveo di una società sempre più diffidente, nevrotica, complessa. Tutto questo a fronte di uno stipendio tra i più bassi d’Europa.

Con elargizioni una tantum (vedi bonus meritevoli) che sembrano tagliate ad hoc per fomentare il “divide et impera” di cui soffre, storicamente, la categoria.

 


Autore articolo
Isabella Tonucci

Isabella Tonucci

Insegnante blogger

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