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Il bilinguismo? Palestra perfetta per il nostro cervello a partire già dal primo anno di vita.

Che il saper parlare e comprendere più lingue potesse essere molto utile tanto per il lavoro quanto per viaggiare, come pure per conoscere delle culture diverse e per poter intraprendere delle nuove amicizie, era già cosa nota.

Invece, che il cervello di un bambino bilingue già nei suoi primissimi mesi di vita mostri una particolare attività nelle aree che sono collegate a quelle che sono note come funzioni esecutive, è una importante novità.

Infatti, grazie agli studi coordinati da Naja Ferjan Ramìrez, ricercatrice dell’Università di Washington, non solo è stato messo in evidenza come il cervello bilingue di un bambino di pochi mesi mostri nell’apprendimento una maggiore prontezza, ma di come sia forte l’attività delle sue funzioni esecutive e cognitive.

In pratica, sulla base dei risultati di questi importanti studi, è stato dimostrato che il cervello bilingue sia in grado di poter assolvere al meglio i problemi e di quanto sia in grado di modulare con migliori risultati la sua attenzione.

I risultati ottenuti da Naja Ferjan Ramìrez, sono stati pubblicati su Developmental Science, una importante rivista a carattere scientifico. Come ha dichiarato la stessa Naja Ferjan Ramìrez, i risultati hanno indicato che ancor prima di parlare, un bambino che è cresciuto in un ambiente bilingue, fa un esercizio maggiore con attività che sono attinenti alle funzioni esecutive.

bilinguismo

Quindi, a quanto suggerisce questa ricercatrice americano, il bilinguismo non solo è in grado di poter modificare quel che è uno sviluppo linguistico, ma, più in generale, anche quello cognitivo.

È da ricordare che quali potessero essere gli effetti sullo sviluppo di un precoce bilinguismo su un bambino, è stato, ed è ancora, un elemento di molta preoccupazione tanto per gli educatori quanto per i genitori.

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Infatti, sono ancora aperte le discussioni su questo e di quanto potesse, nella realtà dei fatti, andare ad interferire sul quello che è lo sviluppo linguistico, cognitivo e sulle prestazioni scolastiche di un bambino.

I ricercatori guidati da Naja Ferjan Ramìrez, hanno fatto emergere che le maggiori differenze esistenti tra bambini bilingue e quelli monolingue, apparissero in quella che è l’attivazione di due determinate aree celebrali e, cioè la corteccia prefrontale e quella orbitofrontale, abbinate al controllo di quelle che sono le funzioni esecutive.

Il cervello dei bambini che sono bilingue, è risultato essere maggiormente attivo nell’andare ad elaborare i suoni appartenenti ad entrambe le lingue, mentre, non sono apparse la che ben meno differenza per quanto verte l’apprendimento di quella che è lingua principale, che nel caso studiato dall’equipe americana, era ovviamente la lingua inglese.

Se inizialmente risulta essere predisposto a poter apprendere una qualsiasi lingua, il cervello di un bambino tenderebbe ad avere una diminuzione di questa capacità verso gli undici mesi di vita, mentre, per i ricercatori americani, in un cervello bilingue questa capacità tende a essere presente per un tempo più lungo.

Se, quindi, si è indecisi sul come far sviluppare un bimbo bilingue, si può pensare a quanto ha dimostrato questa ricercatrice della Università di Washington, secondo la quale, la strategia migliore da seguire è quella di parlargli fin dai suoi primissimi mesi di vita in più idiomi.