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Nella vicenda del piccolo Giuseppe Dorice, il bambino di Cardito ucciso di botte dal convivente della madre lo scorso 27 gennaio, c’è qualcosa che fa altrettanto male della violenza: l’indifferenza di chi sapeva e ha taciuto.

Le maestre di scuola di Giuseppe e della sua sorellina, anche lei ferita dal patrigno, subito dopo il tragico evento furono convocate dalla polizia di Afragola alla ricerca di informazioni su quanto accaduto. Nella sala d’aspetto, non sapendo di essere ascoltate, parlano tra loro e dicono: “Io faccio la faccia di cazzo”. Negare, cioè, di sapere qualcosa.

Omertà della Maestre

Eppure sembra che di episodi ce ne fossero stati parecchi. Nel caso della sorellina di Giuseppe, qualcosa era stato fatto. Nel gennaio 2019, ad esempio, la bambina si era presentata a scuola con un orecchio medicato, dicendo che il compagno della mamma l’aveva punita perché aveva fatto la “monella”. La dirigente scolastica aveva ricevuto una nota interna sull’episodio. Nel novembre precedente, la piccola era andata a scuola con le labbra tumefatte, dicendo di essere caduta dalla bicicletta, poi dal letto.

Sempre nello stesso periodo si era presentata con un livido sotto l’occhio, dichiarando che era stato il patrigno a farglielo. Oltre alle frequenti lesioni, la piccola era spesso trascurata nel vestire e sporca. Le maestre ne parlarono tra di loro, ma non denunciarono niente alle autorità.

Le insegnanti del piccolo Giuseppe, invece, in base alle intercettazioni, erano a conoscenza dei maltrattamenti, ma hanno deciso di ribattere agli inquirenti di non saperne nulla. In commissariato scherzavano tra di loro, mostrando un lucido cinismo. Eppure quando si è diffusa la notizia di un bambino ucciso a Cardito, sapevano che era quel piccolo che arrivava spesso a scuola con il viso tumefatto perché il patrigno lo “ammazzava di palate”.

Ma non hanno mai denunciato alle autorità. Decidono di dire agli inquirenti di essersi fidate di quanto raccontato dai bambini: si erano feriti cadendo. Partecipando come ha dichiarato il giudice, a “frenetici ed ignobili tentativi di reciproca copertura”.