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A volte viene il dubbio che sulla “scuola” i giornali nazionali tirano fuori gli stessi articoli con cadenza annuale: gli zaini pesano troppo, i libri costano troppo, le vacanze sono troppo lunghe, come prepararsi agli esami, e così via.

Da qualche anno c’è un altro tema che appassiona i nostri media: i voti degli alunni agli esami di Stato.

La notizia (se possiamo considerarla tale) l’hanno tirata fuori i due principali quotidiani nazionali (Repubblica e Corriere n.d.r.) a commento di un comunicato stampa del Ministero dell’Istruzione che fotografa l’andamento delle maturità nelle regioni italiane.

Chi lavora nel mondo della scuola sa bene che è molto difficile lottare contro questi luoghi comuni alimentati dai giornali e da superficiali commentatori, ma ci affidiamo alle parole di una grande poetessa Maria Luisa Spaziani la quale sosteneva : “Nessuno è più odioso di chi si ostina a voler avere ragione e poi in effetti ce l’ha”.

1) Gli esami di maturità di oggi sono facili. La maggior parte dei commentatori neanche sa quali sono i criteri che conducono al voto finale, per esempio se facciamo un confronto tra i vecchi esami (legge 146/71) e quelli attuali ( D.P.R. 323/98 e successive modifiche) non c’è partita: oggi per ottenere il massimo ( 100/centesimi), negli ultimi tre anni l’alunno deve avere la media superiore al nove; con il vecchio esame potevi prendere 60/sessantesimi anche con la media del sei, bastava studiare sodo gli ultimi tre mesi. Per non parlare del fatto che oggi gli studenti vengono esaminati in tutte le discipline mentre un tempo solo su due, e a propria scelta. Per chi volesse approfondire la storia dell’esame di maturità: http://www.tempi.it/storia-esame-maturita#ixzz4HJJMPL00

2) Gli esami non servono a nulla visto che vengono tutti promossi. Non è affatto così, la selezione viene fatta dal consiglio di classe che se lo ritiene ferma l’alunno prima degli esami, infatti la percentuale dei non promossi è perfettamente in linea con quella degli anni passati ( 94%) , è ovvio che a quel punto i docenti esterni ci pensano due volte a bocciare uno studente che esaminano in un’ora rispetto ai colleghi che hanno avuto il ragazzo per almeno tre anni; può accadere, ci mancherebbe, ma rientra in quel famoso 1% dato dalla statistica.

3) Nelle Scuole del Sud ci sono più diplomati con lode che al Nord, nonostante le prove Invalsi affermino il contrario. Qui è più difficile rispondere perché come diceva Albert Einstein: “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. Innanzitutto non si capisce come si fa a mettere insieme due cose che non c’entrano nulla e cioè le prove Invalsi che riguardano soltanto due materie (italiano e matematica) e sono dei test nozionistici rivolti a studenti del secondo anno delle superiori, con gli Esami di Stato, che riguardano tutte le materie e alunni del quinto anno. E comunque stiamo parlando di poco più o poco meno dell’1% dei diplomati, pensate che manica larga hanno questi professori! In un paese un po’ più serio si andrebbero a studiare ben altri dati che quelli della sola lode, per esempio potremmo scoprire che la distribuzione dei diplomati con lode pone in evidenza la differenza tra i tre percorsi di studio delle Superiori: Licei, Tecnici e Professionali. Ben l’84% delle lodi si riscontra tra i diplomati dei licei. Questo dato ad esempio potrebbe spiegare perché al sud ci sono più eccellenze, infatti al nord la percentuale degli iscritti nei tecnici e professionali rispetto ai licei è molto più alta che al sud. Ma se andiamo a guardare la statistica completa dell’a.s. 2014/15 (quella dell’ultimo anno sarà pubblicata non prima del 2017) noteremo che le percentuali si equivalgono nelle diverse fasce di voto, e per dirla tutta la percentuale dei promossi è più o meno la stessa in tutte le regioni, la più alta in Valle d’Aosta ( 97,7% ) e la più bassa in Sicilia (95% ), in una sorta di dr. Jeckyll e Mr. Hyde i docenti meridionali si trasformano in “cattivi”.

voto di maturità
per saperne di più:(http://www.istruzione.it/allegati/2016/focus_esiti_esami_stato_II_grado_b.pdf)

C’è un altro aspetto da considerare, queste statistiche non tengono conto del fatto che in alcune regioni, in particolare la Lombardia e il Piemonte molte famiglie agiate mandano i propri figli all’estero oppure in prestigiose scuole private ( quasi assenti nel mezzogiorno ), per cui queste eccellenze non vengono conteggiate.

Ma la cosa più sorprendente è che si imbastiscono articoli su dei dati basati su poche centinaia di alunni che possono far pendere la bilancia da una parte all’altra, con commenti allucinanti sui docenti permissivi o su alunni più “dotati” in base alla provenienza geografica.

Ecco perché a questo punto è importante chiedersi se sono soltanto luoghi comuni oppure ci sono altri interessi a sminuire il percorso scolastico degli studenti italiani delle nostre scuole.

Basti pensare al business dei test universitari, stiamo parlando di entrate per alcune Università, soprattuto quelle private, di milioni di euro.

Oppure alle Aziende che organizzano i Corsi di preparazione ai test universitari, con rette che arrivano a 3/4 mila euro l’anno per alunno. Sarà un caso ma quest’ultime insieme alle Università sono tra i principali inserzionisti dei giornali nazionali.

Paolo Accardi, docente in discipline giuridiche ed economiche -paolo.acca@gmail.com