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” No compiti ! “

 

Chi non ha esclamato queste due parole almeno una volta?! Tutti abbiamo imprecato contro i compiti.

 

Bene, studenti di tutto il mondo unitevi, perché oggi “basta compiti” non è più soltanto il vostro grido, ma è il nome di una petizione che vanta firme illustri di docenti, associazioni di genitori e dirigenti scolastici.

 

L’obiettivo è semplice: abolire a tutti i livelli della scuola dell’obbligo i compiti a casa, ritenuti dannosi per i ragazzi, che si sovraccaricano di stress, sacrificano lo svago e vivono così la scuola come un’invadente imposizione.

 

Giusto o sbagliato? Il tema, con l’avvicinarsi delle vacanze estive, si fa attualissimo.

 

no compiti

 

Lo ammetto: dal liceo in avanti ho smesso di fare i compiti che venivano assegnati, tant’è che l’ultimo diario scolastico risale al terzo anno, ed è pieno di conversazioni col compagno di banco più che di prescrizioni per il pomeriggio.

 

Il motivo è semplice, e credo possa essere generalizzato: dai 14 anni in poi si è abbastanza responsabili per sapere quando e che cosa si deve studiare, in vista delle imminenti interrogazioni o verifiche. Se qualcuno preferisce il lavoro quotidiano allo studio matto a disperato del giorno prima, libero di seguire i ritmi dei compiti assegnati dal docente, ma in caso contrario basta organizzarsi da sé. Tanto i risultati, poi, si vedono.

 

È ridicolo fare il giro dei banchi per controllare sui quaderni se un ragazzo di 18 anni ha passato il pomeriggio precedente in casa a fare il compitino. Se alle elementari e alle medie ha senso insegnare un po’ di senso del dovere e cementificare certe conoscenze, alle superiori diventa un’imposizione da caserma, a cui è istintivo ribellarsi.

 

Quando si è più piccoli però, specie alla scuola primaria, si è anche molto più sensibili e i docenti dovrebbero tenere a mente che certi traumi possono inserirsi nell’inconscio dei bambini e restarci ben a lungo, incidendo sulla crescita e formazione. Considerando anche che non tutte le lezioni sono uguali e che ogni argomento richiede dunque metodi di apprendimento e impegno diversi, non ha senso prescrivere dosi quotidiane obbligatorie di esercizi.

 

I compiti servono e sono utili, ma dipende come e quanti se ne danno. Alternare pomeriggi liberi a giornate di lavoro è sicuramente meglio che imporli ogni mattino come una tassa, solo perché si percepisce come un dovere sia il darli che il farli. Allo stesso modo, lasciamo in pace i più piccoli durante le vacanze (specie quelle brevi, come i ponti o quelle di Pasqua).

 

Abolire i compiti è un’esagerazione, un liberi tutti che fa sensazione ma non è necessario. Diminuire e diversificare carico e obblighi è la chiave per alunni più sereni, (che portano a) docenti meno stressati, (che favoriscono) insegnamenti migliori.

 

Pensateci, ci guadagniamo tutti.

 


Autore articolo
Lorenzo Giarelli

Lorenzo Giarelli

Giornalista blogger

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