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In Italia esistono siti che invogliano studenti e studentesse a copiare durante verifiche ed esami, proponendo strategie e gadget atti allo scopo. Sembra che la società li accetti, visto che nessuno prende provvedimenti.

Ecco quattro (validi) motivi per comprendere perché tali siti sono nocivi. Cosa ne pensate?

copiare

Il primo motivo: i siti che spingono a copiare possono creare delle vittime.

Se ai più viene da pensare che gli studenti hanno sempre copiato, probabilmente dagli albori della scuola, va ricordato che negli ultimi anni la propensione al copiare si è socialmente modificata. Oggigiorno essa è una debolezza da incoraggiare e sfruttare economicamente.

Dai primi anni del nuovo millennio, infatti, stanno aumentando le proposte di aziende e società che forniscono a studenti e studentesse istruzioni, servizi e gadget per copiare a scuola, sfruttando la viralità del web.

Calcolatrici con funzioni nascoste che consentono di visualizzare formule e concetti; penne con raggi UV che mettono in risalto appunti scritti con inchiostri invisibili; orologi capaci di mostrare intere spiegazioni precaricate e personalizzabili; auricolari per ricevere istruzioni dall’esterno della scuola (anche durante gli orali); occhiali smart che trasmettono il suono mediante conduzione ossea; ecc. costituiscono esempi dei gadget economicamente abbordabili proposti ai giovani con fare goliardico. Molti di questi prodotti sono venduti direttamente dai siti che spingono esplicitamente gli studenti a copiare a scuola.

Rispetto al passato, dunque, si registra un cambiamento importante: la capacità decisionale dello studente è anche frutto di pressioni virali ricevute negli anni dal mondo degli adulti. Colui o colei che copia non è più una persona scaltra e ingegnosa, come si pensava in passato, ma una vittima di un meccanismo consumistico che crea dipendenza.

Copiare diviene sempre più il frutto di un’incitazione e una pressione che inizia quando si è ancora minorenni, realizzata con strategie di marketing, per finalità di lucro.

Il secondo motivo: i siti che spingono a copiare possono allentare il senso di responsabilità individuale di studenti e studentesse.

Osservando i post o i video delle aziende e delle società che spingono studenti e studentesse a copiare, si ritrovano tecniche comunicative che stimolano il “disimpegno morale”, così come definito da Bandura.

Con semplicità, il disimpegno morale può essere descritto come la capacità di dire a noi stessi “non sto facendo nulla di grave” o “sto facendo una cosa giusta” mentre si viola una regola, anche grave. Ciò viene fatto trovando una giustificazione ritenuta vera, per non sentirsi responsabili delle proprie azioni. Si tratta di una tendenza disfunzionale, antitetica al senso di responsabilità.

Nel caso del copiare a scuola, le tipologie di comunicazione che possono favorire il disimpegno morale e che si ritrovano in internet sono quattro.

1. Far leva sull’idea che copiare è meno grave di altre cose. Questa modalità di pensiero, in letteratura, viene definita confronto vantaggioso.

2. Far passare l’idea che tutti copiano. Questa modalità di pensiero si chiama diffusione di responsabilità.

3. Usare l’ironia o ridefinire l’azione in modo più accettabile, come ad esempio “ricorrere ad un aiuto” (o con locuzioni simili), presentando il copiare come un’attività fattibile perché non danneggia nessuno, nemmeno chi la compie. In letteratura, questo modo di ridefinire linguisticamente in modo più accettabile le azioni prende il nome di etichettamento eufemistico.

4. Spostare la responsabilità della copiatura sugli insegnanti, ritenendoli incapaci di spiegare, di supportare gli studenti, di motivare, ecc. Questa modalità di pensiero, in letteratura, ha il nome di attribuzione di colpa.

Le comunicazioni pubblicitarie che spingono gli studenti a copiare possono usare uno o più di questi tipi di messaggi, mescolandoli insieme.

Gli effetti dell’uso di tali messaggi, negli anni, possono allentare le capacità di pensare ed agire rispettando le regole sociali e, soprattutto, possono minare il senso di responsabilità personale degli studenti e delle studentesse, coerentemente con quanto indicato da Bandura per gli adulti.

Il terzo motivo: i siti che spingono a copiare possono ostacolare il contrasto del bullismo e della prepotenza.

I meccanismi di confronto vantaggioso, diffusione di responsabilità, etichettamento eufemistico o attribuzione di colpa, visti poc’anzi, secondo Bandura vengono solitamente usati dagli individui per giustificare le violenze.

Il primo meccanismo viene usato quando si cerca di dimostrare l’uso della violenza preventiva (per impedire mali peggiori); il secondo quando si cerca di dimostrare che un comportamento è valido perché accettato e condiviso in un gruppo; il terzo quando si cerca far apparire un atto meno grave di ciò che realmente è; il quarto viene usato quando si tenta di dimostrare che chi subisce si è meritato di essere aggredito.

Solitamente, questi meccanismi sono chiaramente identificabili anche a scuola, quando gli studenti e le studentesse giustificano le loro azioni dinnanzi a fatti gravi, preoccupandosi maggiormente di aver ragione, piuttosto che di riparare ad eventuali torti compiuti o trarre insegnamento e provare a migliorare per il futuro.

“Era un gioco”; “scherzavamo”; “se l’è meritato”, “ha cominciato lui (o lei)”, “mi hanno spinto altri a farlo”, “lo hanno fatto anche altri”, ecc. sono solo alcune delle frasi che vengono usate per ridurre la propria responsabilità dinnanzi ai danni inferti all’altro/a o alla regola violata.

L’essere ripetutamente stimolati a violare le regole durante verifiche o esami, dunque, potrebbe costituire un fattore di rischio che mina le capacità d’uso del pensiero morale dei giovani (e degli adulti che diventeranno) e rende più probabile la messa in pratica di azioni scorrette o nocive per gli altri.

I meccanismi implicati nel processo di autogiustificazione del copiare e del far del male possono essere gli stessi. Tali meccanismi potrebbero favorire le violenze tra giovani, l’adesione a rituali macabri che serpeggiano nel web, il bullismo e cyberbullismo, ecc.

Il quarto motivo: i siti che spingono a copiare possono mette profondamente a rischio il processo di insegnamento (e di apprendimento) degli studenti e delle studentesse.

Copiare presuppone che gli studenti e le studentesse raggirino i propri docenti.

L’essere costantemente spinti a fare ciò, ritenendo il raggiro a scuola utile e divertente, può minare i principi fondamentali del rapporto docente-discente, come ad esempio il rispetto e la fiducia reciproci.

Oltre che a mettere a rischio il processo di insegnamento e di apprendimento delle specifiche materie, l’esposizione ripetuta a messaggi che spingono a copiare e a raggirare gli insegnanti potrebbe contrastare gli effetti delle azioni di educazione alla legalità proposte dalla scuola.

 


Autore articolo
Cristian Pagliariccio

Cristian Pagliariccio

Psicologo in ambito scolastico

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