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Il Decreto Dignità è legge. Nel primo pomeriggio di ieri 7 agosto, l’Aula del Senato si è espressa con 155 voti a favore, 125 contrari e 1 astenuto, tra urla e cori da stadio. Viene dunque confermata la prima lettura della Camera di alcuni giorni fa.

Per quanto riguarda la scuola è peggiorato l’infelice esito della sentenza del Consiglio di Stato che il 20 dicembre scorso, in adunanza plenaria, ha sconfessato varie espressioni opposte, decretando l’esclusione dei maestri con diploma magistrale nella GaE.

Con questo decreto, anziché riabilitare le “finestre” del 2008 e del 2012, il governo di fatto ha deciso di licenziare 50 mila maestri, tagliarne fuori più di altri 100 mila ed indire un concorso straordinario per soli 12 mila posti. Questo darà il via alla ennesima impugnazione in tribunale da parte di molti tipologie di docenti abilitati e con servizio svolto, illegittimamente ed incomprensibilmente esclusi.

decreto dignità

Fin dall’inizio il sindacato Anief ha precisato che la soluzione utilizzata dal decreto approvato a Palazzo Madama non è una soluzione valida al problema dei diplomati magistrale. Non risolve neanche il problema dei troppi posti vacanti – oltre 100 mila l’anno – che potevano essere coperti subito con personale formato ed esperto in attesa da anni di diventare di ruolo.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal spiega: “In realtà quella che poteva essere la vera soluzione al problema della supplentite in Italia, è stata votata positivamente l’altra settimana dagli stessi senatori, sempre nell’Aula di Palazzo Madama, con l’emendamento LeU al decreto Milleproroghe che apre le GaE a tutti gli abilitati, anche Tfa e Pas. Solo che sullo stesso emendamento, approvato ieri in prima lettura assieme al decreto, ci sono da vagliare le dichiarazioni contrarie da parte di alcuni esponenti del Governo in carica che pongono dei dubbi sulla conferma della sua modifica alla Camera a metà settembre”.

E continua: “Quell’emendamento rimane l’unica possibilità per uscire dall’attuale situazione di blocco, visto che la soluzione approvata con il decreto Dignità, di introdurre un concorso, definito straordinario non si comprende per quale motivo, va a stabilizzare nemmeno un decimo degli interessati. Oltre che contemplare una serie di contraddizioni al suo interno, anche sottolineate dal Servizio Studi del Parlamento: nei rilievi mossi il 30 luglio scorso dagli esperti parlamentari e costituzionalisti, figura non solo l’insensata esclusione degli abilitati con servizio svolto nelle paritarie, ma anche l’inconcepibile assenza di considerazione per la stragrande parte dei maestri con diploma magistrale con contratto fino al 30 giugno 2018, ben 43 mila. I quali si troverebbero subito a spasso, perché anche esclusi dalla possibilità di stipulare un contratto a tempo determinato fino al termine delle prossime attività didattiche, quindi fino al 30 giugno prossimo”.

Conclude poi: “Tagliare fuori a priori così tanti docenti, lasciandoli per strada benché vi siano i posti liberi per accoglierli e che sarebbe pure problematico coprire con altro personale, la dice lunga sulla lungimiranza con cui Governo e Parlamento hanno approvato questa disposizione. L’ennesima contraddizione che ci ha convinti a proclamare lo sciopero e una manifestazione nazionale per il prossimo 11 settembre, nel giorno dell’avvio dell’esame dell’emendamento LeU a Montecitorio: l’ultima speranza per salvare la scuola dal baratro”.