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PRIMO TEMPO: un incontro virtuale sincrono

 

Quest’anno ho lavorato con due classi prime (1C e 1 G Liceo Scientifico G. Alessi – Perugia)

 

Mentre ci preparavamo al viaggio d’istruzione a Barbiana, mi rendevo conto che non sarei mai riuscita ad affrontare in classe tutto il lavoro che avevo in mente, perciò avevo bisogno di una via diversa, che andasse oltre quelle coordinate spazio-temporali che da sempre segnavano la nostra attività. Ho, così, proposto di confrontarci di sera.

 

Un appuntamento serale. Certo, interessante. Ma come realizzarlo senza scomodare le famiglie, senza coinvolgere la scuola in orario di chiusura, e richiedere un impegno eccessivo?? Dove trovare una location adeguata, in modo da mettere tutti in condizione di partecipare?

 

Mi è venuta incontro un’ipotesi: incontrarci in aula virtuale.

 

Da tempo utilizzavamo strumenti didattici online, piattaforme per esercizi e materiali di approfondimento. Robe moderne, è vero, ma, in fondo, rimanevano strumenti di comprensione, esercitazione, a volte di consolidamento, strumenti da fruire individualmente, tranne durante le lezioni, quando la mediazione dell’insegnante (la sottoscritta) rendeva il lavoro condiviso.

 

In questi grandi “contenitori” l’editore o l’insegnante (sempre la sottoscritta!) all’occorrenza predisponevano video, mappe, carte geografiche, schemi, esercizi interattivi e loro ne fruivano, ed interagivano con i materiali nella solitudine del loro studio.

 

Questa volta l’ipotesi di utilizzare l’aula virtuale sarebbe servita a creare una dimensione spazio-temporale nuova, a superare proprio questa solitudine: sarebbe stata la possibilità di lavorare insieme, di incontrarsi, confrontarsi, interagire, di diventare risorsa l’uno per l’altro, sebbene a distanza.

 

Così ci siamo dati un appuntamento in Edmodo, e, in modalità sincrona, tutti i presenti dietro la tastiera hanno commentato gli spunti che ponevo (avevano appena letto “Lettera ad una professoressa” – Scuola di Barbiana): in quell’occasione sono emersi punti di vista, riflessioni e bisogni. Alcuni studenti solitamente riservati, hanno partecipato attivamente, altri hanno avuto il coraggio di dire la propria opinione.

 

Il vantaggio più grande, tuttavia, è stato chiaro il giorno dopo, quando ho potuto rileggere quanto scritto dai miei studenti e comprendere con chiarezza un’esigenza stringente:

 

il desiderio, da parte di chi era in difficoltà, di ricevere maggior attenzione, di trovare più sostegno per lo studio.

 

Allo scoraggiamento iniziale, dettato dalla consapevolezza che con 27 studenti, ore da 50 o 55 minuti, notevoli competenze da raggiungere, mi sembrava di aver già fatto il massimo che potessi, è subentrata una nuova ipotesi: ho pensato che don Milani, non potendo seguire tutti personalmente, aveva reso tutti “docenti”, quello che oggi chiamiamo peer to peer. Certo, non sarei più stata al centro del lavoro, non avrei “elargito conoscenza” alle giovani menti dei miei studenti, ma avrei coordinato l’attività, come un regista, lasciando a loro il ruolo di attori!

 

Così, in vista dell’imminente compito di storia, ho iniziato a pensare come realizzare una collaborazione reciproca.

Diario di un esperimento

SECONDO TEMPO: una collaborazione virtuale

 

Anche in questo caso ho ben presto rischiato lo scoraggiamento: come ricavare tempo per lavorare insieme, avendo un ritmo già serrato? Come coinvolgere tutti, proprio tutti? Come permettere anche ai più timidi, a chi si lasciava solitamente portare dall’altrui lavoro, di dare il proprio contributo, di mettersi in gioco? Come permetter a ciascuno di lavorare nel momento migliore per sé, senza costringere tutti ad un appuntamento da incastrare tra i mille impegni personali ed evocatore di lezioni impegnative e magari faticose?

 

E, poi, avrei voluto rendere a tutti fruibile il lavoro svolto senza moltiplicare fotocopie, avrei voluto attivare la creatività dei ragazzi nel rielaborare gli argomenti in modo personale (magari producendo video, mappe, podcast e non solo prodotti testuali)…

 

Di nuovo l’ipotesi di utilizzare l’aula virtuale Edmodo mi è venuta incontro:

 

ciascuno avrebbe dato un suo contributo impegnandosi a rielaborare un argomento assegnato dalla profe, lo avrebbe, poi, messo a disposizione degli altri, pubblicandolo in aula virtuale, tutti avrebbero avuto la possibilità di accedervi, ciascuno avrebbe rivisto, integrato, corretto alcuni argomenti.

 

Il tutto in modo asincrono, secondo i propri ritmi, ed in modo differente, secondo le richieste proposte dalla profe, lavorando da casa, con la possibilità di accedere immediatamente al lavoro svolto dagli altri, di correggerlo ed integrarlo.

 

A scuola si sarebbero svolti gli aggiustamenti e i chiarimenti (soprattutto metodologici: a volte far proprio un processo, è più importante che ricordare un contenuto…)

 

Ebbene, io sarei stata la regista di tutto ciò, mentre i ragazzi avrebbero messo in campo conoscenze e competenze. Io avrei assegnato a ciascuno una richiesta, differenziandole in base alle competenze già raggiunte: qualcuno avrebbe fatto sintesi di date, presentato luoghi, schematizzato vicende, altri avrebbero confrontato fenomeni e situazioni, civiltà ed eventi, altri avrebbero fatto emergere nessi temporali e causali, alcuni avrebbero elaborato percorsi diacronici, altri avrebbero proposto sviluppi sincronici. Tutti avrebbero approfondito e rielaborato quanto studiato, ciascuno avrebbe dato il proprio contributo, in tempi e modi particolari e personali, ma pur sempre utili e preziosi agli altri.

 

Ed ha funzionato!

 

In classe, sebbene fossi dubbiosa, ho spiegato la proposta; i ragazzi si sono lasciati coinvolgere; ciascuno ha accolto la propria consegna e dato il meglio di sé nell’offrire ai compagni un lavoro ben fatto, elaborato, corretto.

 

A questo punto il valore aggiunto dell’esperimento è stato presto evidente: lo spazio-tempo-classe si era dilatato, aveva preso i confini inclusivi del ritmo, del passo, delle attitudini, delle possibilità e delle abilità di ciascuno.

 

In pochi giorni (la verifica si stava avvicinando…) ragazzi hanno iniziato a collaborare a distanza, ciascuno ha rielaborato l’argomento assegnato con il massimo impegno, lo ha offerto ai compagni che, in maniera asincrona, lo hanno potuto vedere, correggere ed integrare, ne sono stati contemporaneamente fruitori e co-autori (non i modalità wiki, ma integrando il lavoro degli altri studenti).

 

Grazie a tutto ciò hanno costruito un piccolo archivio di schede, mappe, schemi, carte, percorsi, caratterizzati dalla sintesi e dall’analisi insieme, dalla rielaborazione, da collegamenti e rapporti che ad un primo studio non erano emersi, un archivio che, come alcuni hanno poi notato, è rimasto disponibile anche successivamente alla verifica, permettendo a ciascuno di tornarvi ad attingere in fasi ulteriori dello studio.

 

TERZO TEMPO: ripensandoci

 

L’esperimento a noi è riuscito, a giudicare dai commenti dei ragazzi e dall’efficacia; pertanto è stato replicato al seguente compito di storia ed esteso al consolidamento di latino.

 

Ogni volta al ripasso e alla verifica in classe, è seguito un momento di feedback in cui, sia in Edmodo che in presenza, i ragazzi hanno evidenziato punti di forza e debolezza, richieste di modifica ed aggiustamenti del lavoro, in modo da renderlo sempre più funzionale (ad esempio mi è stato suggerito di inserire le consegne in ordine cronologico/per argomenti, in modo da favorirne per loro la fruizione).

 

A posteriori ci siamo guardati indietro per rileggere l’esperimento fatto, così ne abbiamo tratto qualche generalizzazione, che ci possa servire come esperienza per il futuro.

 

Dunque:

 

io sono stata solo regista, i ragazzi sono stati protagonisti del proprio lavoro e hanno interagito tra loro

lo spazio-tempo scolastico si è dilatato offrendo nuove opportunità (incontro sincrono serale, collaborazione asincrona, condivisione dei lavori elaborati da ciascuno, correzione-integrazione reciproca, archivio materiali prodotti)

tutti hanno partecipato secondo il proprio ritmo, passo, secondo le proprie competenze, concentrandosi ad approfondire un solo aspetto, integrando fonti ed evidenziando nessi

hanno consolidato le proprie conoscenze, ma anche le competenze di sintesi, analisi, rielaborazione, di confronto, di collegamento

tutti (o quasi!) hanno condiviso il proprio lavoro con i compagni, hanno potuto studiare sull’altrui produzione, si sono corretti-integrati reciprocamente (peer to peer) superando la competitività e acquisendo consapevolezza di poter sostenere la classe ed esserne sostenuti.

 

Per amor di verità qualche ragazzo non si è lasciato coinvolgere, proprio come avveniva in aula, segno della continuità tra reale e virtuale (?) o, forse, del ruolo di stimolo del docente che, come tale, va a sollecitare l’interesse e l’apprendimento degli studenti, ma non può sostituirsi a loro nella scelta di accogliere uno stimolo. E’ stata, tuttavia, l’occasione per altri di scrivere anche le loro risposte.

 

Inoltre

 

– i ragazzi più preparati hanno apprezzato di avere a disposizione tante domande da porsi anche da soli per il ripasso, ed hanno gradito la presenza di risposte già pronte con cui confrontare le proprie,

– i ragazzi più bisognosi di supporto, invece, hanno individuato argomenti a loro poco noti, da ristudiare sul libro e sugli appunti ed hanno trovato giovamento nelle risposte elaborate dai compagni, come base per il proprio ripasso e la propria rielaborazione.

 


Autore articolo
Maria Rosaria Fiorelli

Maria Rosaria Fiorelli

Insegnante

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