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Vorrei iniziare con la distinzione tra i termini “integrazione” ed “inclusione”, in quanto spesso vengono usati come sinonimi ma in realtà sono concetti ben differenti:

 

Con il termine integrazione si intende il processo tramite il quale le diverse identità vengono incluse, senza nessun tipo di discriminazione, all’interno di un contesto che conserva la sua unità funzionale e strutturale. Se volessimo dirlo in una maniera più “spicciola” integrare vuol dire accettare l’altro, senza però modificare nulla rispetto al momento che precede l’incontro, non recepire niente dalla nuova relazione.

 

Con il termine inclusione, invece, si scende ad un livello ben più profondo in cui il sistema e il contesto si modificano in base alle esigenze, alle diversità, al tipo di relazione con cui entrano in contatto. È una modalità di relazione che denota un maggior tipo di apertura e di condivisione. È far sentire qualcuno davvero parte del contesto, vuol dire tenere in considerazione i bisogni dell’altro come se fossero i nostri.

 

didattica inclusiva

 

Cosa vuol dire quindi inclusione all’interno del sistema scolastico?

 

Vuol dire fare in modo che TUTTI gli alunni raggiungano il massimo grado possibile di apprendimento, di partecipazione all’interno di un contesto che VALORIZZA LE DIFFERENZE. La valorizzazione delle differenze è il primo grande step che dobbiamo affrontare se davvero vogliamo attuare una didattica di questo tipo.

 

Ricordiamoci sempre che le idee migliori nascono dal confronto, il quale non potrebbe esistere senza diversità. “Ognuno di noi è bello in quanto unico”, si dice spesso. Ecco, prendiamo come base del nostro cammino questa frase e puntiamo sempre a incoraggiare ogni alunno ad esprimere queste diversità che lo rendono così unico.

 

Come poter fare concretamente?

 

Come ben sapete l’apprendimento non è MAI un processo chiuso e viene influenzato da relazioni tra pari, dal contesto in cui avviene e dagli stimoli che quel contesto fornisce. Proprio per questo è utile incentivare le strategie che prevedono un rapporto di collaborazione tra compagni, in piccoli gruppi o a coppie.

 

Ogni individuo apprende in modi e in tempi diversi. Spesso risulta utile quindi fornire delle forme di organizzazione delle conoscenze come mappe, schemi, linee del tempo, diagrammi e riassunti rispetto all’argomento trattato in classe. In questo modo tutti i soggetti potranno seguire la lezione con le stesse opportunità.

 

Teniamo sempre ben presente che non sono solo gli alunni a dover adattare il proprio stile di apprendimento cognitivo rispetto all’insegnante di riferimento ma è anche, e soprattutto oserei dire, l’insegnante a dover adattare la propria metodologia didattica rispetto ai differenti stili cognitivi. Un apprendimento significativo è tale se viene accompagnato e sostenuto da una forte motivazione ad apprendere. Motivazione che viene rinforzata grazie all’autostima e all’immagine che gli altri ci forniscono di noi stessi. Non possiamo scindere l’apprendimento dal fattore emotivo.

 

Vi siete mai chiesti qual è l’obiettivo finale dell’attività didattica? trasmettere le conoscenze… e poi? Il fine ultimo deve essere quello di rendere metacognitivamente consapevoli gli alunni circa il loro metodo di studio e le strategie che tendono ad adoperare più frequentemente.

 

Per ultima ma certamente non meno importante: la valutazione delle verifiche (che dovranno essere personalizzate)

 

Deve sempre avere un valore formativo e mai punitivo, deve costituire un mezzo tramite il quale fornire al ragazzo un feedback continuo sui suoi miglioramenti e sui lati sui quali necessita di lavorare maggiormente. Facciamo in modo che il voto non sia un qualcosa in cui identificarsi ed etichettarsi!

 

Un’ultima raccomandazione: comunicate! Sembra un concetto così scontato eppure c’è davvero molta carenza di comunicazione, quella vera, all’interno del sistema scolastico. Parlate con i vostri ragazzi, instaurate con loro dei momenti di dialogo, sugli argomenti più disparati. Solo in questo modo potrete conoscerli e farvi conoscere. Solo grazie a questi momenti di condivisione le differenze saranno davvero annullate e tutti potranno portare il loro contributo in ciò che sanno fare meglio.

 


Autore articolo
Federica Ghirardo

Federica Ghirardo

Pedagogista specializzata nei disturbi di apprendimento e nel sostegno alla genitorialità

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2 Commenti

  1. Proporrei una metodologia come gli EAS (Episodi di Apprendimento Situato) per realizzare una didattica inclusiva.
    Propongo la lettura di “Didattica inclusiva con gli EAS” di Pier Cesare Rivoltella ( La Scuola, 2015)
    Ci sono molte riflessioni interessanti e molti spunti per realizzare percorsi didattici inclusivi, anche in contesti difficili.

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