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Nel lungo percorso che si intraprende dalle prime valutazioni, fino alla stesura della diagnosi di DSA e poi tutto il conseguente iter scolastico è essenziale tener conto del disagio psicologico e delle difficoltà emotive che accompagna e inficia maggiormente la già di per sé gravosa fatica nell’apprendimento che affrontano questi ragazzi.

 

Lo stress derivante dal non essere accettato, dal non sentirsi capito e amato va ad intaccare profondamente la sua autostima e la percezione che ha di sé stesso e delle proprie capacità, andando a minare anche quelle che sono le sue dinamiche di relazione sociale tra pari e con adulti.

 

Difficoltà emotive e sociali connesse ai DSA

Non dimentichiamo che la percezione che gli altri hanno di noi e che ci rimandano, assume un peso notevole durante il percorso di costruzione dell’autostima e della percezione di autoefficacia. Sembra facile capire ma, per farlo davvero, dobbiamo provare per un istante a metterci nei panni di un bambino o di un ragazzo con disturbo dell’apprendimento e a immaginarne gli stati d’animo: egli si trova a far parte di un contesto ben definito, quale è la scuola, nel quale vengono proposte attività che vive come troppo complesse e astratte rispetto alla sua visione delle cose, e osserva che, invece, la maggior parte dei compagni sembra inserirsi bene o con poche difficoltà nelle attività proposte ottenendo buoni risultati.

 

Sente addosso delle continue sollecitazioni da parte degli adulti di riferimento (insegnanti, parenti…) che esprimono frasi come : “stai più attento”, “impegnati di più”, “hai bisogno di esercitarti molto”, “non ti applichi abbastanza, non c’è altra spiegazione”, “non hai voglia”…

 

Capita spesso che questi ragazzi, ormai dentro al vortice nero della solitudine emotiva, non trovino soddisfazione nemmeno nelle attività extrascolastiche, poiché in alcuni casi le difficoltà percettivo motorie possono non renderlo brillante nello sport e pienamente autonomo nella sua quotidianità.

 

Tutto ciò alimenta sempre di più la percezione di incapacità rispetto al raggiungimento di un obiettivo e di essere incompetente rispetto ai coetanei.

 

Da qui in poi inizia a maturare un forte senso di colpa: si sente profondamente responsabile delle proprie difficoltà e ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui, né gli insegnanti né i genitori. Ritiene di non essere all’altezza dei compagni e di essere escluso di conseguenza del gruppo (quando non si verificano veri e propri atti di bullismo). A volte per non percepire il proprio disagio mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno verso i suoi compiti, il disinteresse verso tutto ciò che lo circonda e lo riguarda o l’attacco aggressivo e a volte anche violento.

 

Talvolta in il disagio è così elevato da annullare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.

 

Le possibili ricadute sul suo vissuto psicosociale sono quindi:

 

– Sentimenti e percezione di inadeguatezza;

– Disagio,ansia e insicurezza profonde;

– Difficoltà relazionali con i compagni e isolamento dal gruppo (coatto o volontario);

– Demotivazione e disimpegno verso tutte le attività scolastiche.

 

Il rimando oggettivo che il ragazzo con DSA riceve quotidianamente dalla realtà scolastica è comunque sempre di inadeguatezza e inefficienza.

 

Come sopperire a questo?

 

Purtroppo non esistono manuali né master di perfezionamento che insegnino ad un insegnante ad avere empatia e passione vera verso il proprio lavoro. L’unica cosa che si può fare è cercare aiuto da persone che possono essere più competenti e possono aiutare a trovare la strada giusta verso una reale inclusione.

 


Autore articolo
Federica Ghirardo

Federica Ghirardo

Pedagogista specializzata nei disturbi di apprendimento e nel sostegno alla genitorialità

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