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Crescendo ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti fantastici. Dentro e fuori la Scuola. Ho avuto insegnanti che mi hanno capito, che mi hanno aiutato a comprendere le cose, che mi hanno dato lezioni di vita e che mi hanno persino insegnato ad allacciare le scarpe…

Non fraintendetemi: ho apprezzato il loro supporto dalla Scuola dell’Infanzia sino all’ultimo anno di superiori. Addirittura alcuni, che non sono stati miei insegnanti, mi hanno ispirato anche fuori dalla Scuola, dopo più di un decennio dall’esame di Maturità, con progetti innovativi, creazioni di Startup e molto altro ancora.

Ad ogni modo, quando ci penso su, non credo di averli apprezzati abbastanza o di averglielo detto abbastanza.

Your Edu Action è attivo da più di tre anni e in questo percorso l’obiettivo è stato sempre e solo uno: portare alla luce del sole tutto quello che di prezioso e importante gli insegnanti fanno “all’oscuro” delle proprie aule, affrontando e trattando tutti quegli aspetti che riguardano la “vita da insegnante”.

Ruolo degli Insegnanti

È per questo che ho pensato di stilare una lista di 6 punti che mi danno la forza e il coraggio di portare avanti la pagina Facebook per insegnanti più seguita d’Italia.

1. Tolgono del tempo ai propri figli.

Potreste pensare che non sia vero, perché mentre sono in cattedra anche i loro figli sono a Scuola. Combacia perfettamente, no? Sarà anche vero fino a un certo punto, com’è vero che ogni insegnante passa ore dopo la scuola ad occuparsi di scartoffie, riunioni e a pensare a nuovi modi di migliorare l’istruzione dei vostri figli. Ci sono volte in cui gli insegnanti rimangono a scuola fino alle 8 di sera e altre in cui tornano a casa così stanchi da andare a dormire senza neanche cenare. Tornano a casa tardi ed esausti, ma si svegliano comunque per rifare tutto da capo il giorno dopo.

2. Ci tengono a voi e ai vostri figli.

Ho perso il conto delle volte in cui un insegnante, parlando o messaggiando su whatsapp, mi fa un riferimento preciso ad uno studente attuale o del passato, dicendo cose del tipo: “Avevo uno studente che era bravissimo a scrivere” oppure “In quella banca ora lavora una mia ex studentessa”. Ho perso il conto anche delle volte in cui ho sentito “Devo organizzarmi per andare a vedere la partita dei miei studenti.” Magari non tutti gli insegnanti saranno così, ma molti di loro lo sono. Questi insegnanti seguono i loro studenti per un ciclo scolastico, ma continuano a tenere a loro per una vita intera. Li ho visti volere bene ad ogni studente, quasi fosse un figlio. Sapete, un insegnante difficilmente dimentica il nome di un proprio studente, soprattutto di quello particolarmente… vivace.

3. Non riescono sempre ad avere tutta l’estate libera.

Ormai del famoso fenomeno dei “tre mesi di ferie” se n’è parlato fino allo sfinimento. C’è chi li confronta alle sole 2 settimane di ferie di un classico impiegato e chi, conteggio alla mano, dichiara che i giorni effettivi di vacanza di un insegnante sono 34. Mi limiterò a dire che gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi d’Europa e che l’estate serve anche a prepararsi ai nuovi studenti che arriveranno e ad organizzare le giornate di accoglienza. Queste cose non si organizzano da sole.

4. Arrivano a spendere i loro soldi.

Ok, questo è il secondo anno del Bonus Insegnanti, ma prima di questi due anni tutti gli strumenti basilari per svolgere la professione (dalla penna fino al corso di formazione) erano, e in alcuni casi sono ancora, a carico dell’insegnante. Spendono i propri soldi per comprare molte delle cose che vedete e molte altre che nemmeno immaginate, per poter fare il loro lavoro al meglio. Ah, lo sapete sì che la prima sezione di una libreria in cui una maestra si catapulta è quella per bambini ?

5. Danno tutto ciò che hanno.

Gli insegnanti danno sempre il massimo. Pensate sia facile far stare buoni 28 bambini o insegnare loro a leggere e scrivere? Pensate sia facile insegnare a degli adolescenti a utilizzare le lettere mentre fanno matematica? Chiedete alla mia professoressa delle medie. Queste persone arrivano a sfinirsi per poter migliorare le vite delle generazioni future. Danno tutto ciò che hanno per farlo senza mai porsi dei limiti.

6. Non ricevono i ringraziamenti che si meriterebbero.

I loro stipendi sono bassi, fanno straordinari non pagati e arrivano stanchi alla fine di molte giornate. Quindi perché fare l’insegnante? Secondo me perché è una passione. Non riesco ad immaginare persone che scelgono questa professione per lavorare poco, perché in un ufficio puoi far finta di compilare un foglio excel mentre scrolli le notizie di facebook, mentre in classe no, non puoi far finta di nulla, nemmeno di fingerti insegnante. Un datore di lavoro puoi “raggirarlo”, uno studente no. È per questo che, insieme agli studenti di MasterProf, abbiamo istituito la Settimana Italiana dell’Insegnante in cui chiediamo a tutta l’Italia di ringraziare un proprio insegnante tramite l’hashtag #RingraziaUnDocente. Un evento che anno dopo anno raccoglie migliaia di ringraziamenti che fanno piacere agli insegnanti che lo ricevono e… anche a me.