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Sembrava una giornata come un’altra a Venezia, eppure c’era qualcosa di profondamente diverso. La ragazzina tredicenne era sorridente come suo solito, ma il suo disagio era interiore, molto più profondo. Durante l’ora di lezione ha fatto richiesta di andare in bagno, permesso che le è stato accordato.

umiliazioni

Il collaboratore scolastico ha sentito un rumore insolito provenire proprio dai servizi, ed è quindi intervenuto trovando una finestra aperta. La ragazza si era lanciata nel vuoto. Fortunatamente è sopravvissuta ma ha riportato una frattura all’anca e delle lesioni alle vertebre, sarà necessaria un’operazione.

La studentessa non era nuova a queste situazioni, infatti il suo era il secondo tentativo di suicidio. La madre ovviamente è tormentata e pretenda chiarezza su quanto avvenuto. La figlia era stata vittima di alcune coetanee che l’hanno umiliata più volte. La mamma ha quindi deciso di sporgere denuncia di cyberbullismo ai carabinieri.

La tredicenne, a seguito di questi avvenimenti, ha iniziato a perdere gradualmente la sua felicità e vitalità, fino ad arrivare al primo tentativo di suicidio. La madre è quindi intervenuta ed è proprio questo ciò che ha reso possibile scovare le chat in cui la figlia veniva ripetutamente maltrattata. La donna, dopo aver sporto denuncia, ha avvisato anche la scuola riguardo quanto stesse accadendo alla figlia. Tutto sembrava migliorare, invece la situazione era pronta a precipitare di nuovo.

La mamma ovviamente è disperata ma riconosce tutto l’aiuto fornito dalla scuola. Una volta raggiunta sua figlia all’ospedale di Treviso si è rivolta agli avvocati Walter Drusian e Matteo Giuseppe D’Anna di Venezia, ha quindi lanciato un appello: “Vengano trovati i responsabili: quello che è successo serva da esempio, queste cose non devono più accadere”.