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Nel mondo si stanno registrando numerose epidemie di Escherichia Coli, in alcuni casi con esiti anche mortali. Questo batterio si nasconde nei nostri cibi preferiti e potrebbe far rilevare i suoi sintomi solo quando ormai è troppo tardi.

Escherichia Coli

L’escherichia Coli è un micro organismo molto comune nell’intestino di tutti gli animali compreso gli umani. Il vero problema è quindi la contaminazione fecale di acque e cibi: in quel caso diviene portatore di vere e proprie epidemie con conseguenze anche mortali. È un batterio gram-negativo facente parte della famiglia Enterobacteriaceae. Con una tipica forma a bastoncino, svolge nell’uomo funzioni digestive e di sintetizzazione di vitamine importanti, tuttavia alcuni suoi ceppi possono essere portatori di tossico-infezioni alimentari come la diarrea del viaggiatore o patologie più gravi.

Attenzione ai massimi livelli qualora si decidesse di consumare uno di questi alimenti: latte non pastorizzato, succhi di frutta, preparati a base di carne cruda o poco cotta, maionese e formaggi.

Molte contaminazioni di questo batterio avvengono durante il processo produttivo degli alimenti, quindi direttamente alla fonte, per l’uso di acque già contaminate o per processi di produzione sbagliati.

È possibile prevenire la proliferazione di questo batterio seguendo cinque semplici consigli:
– Lavarsi sempre le mani dopo aver toccato uova e carni crude;

– Pulire sempre le superfici dove poggiamo gli alimenti crudi e gli utensili ed evitare di utilizzare spugne e strofinacci umidi, casa ideale per far crescere il batterio;

– Non consumare gli alimenti crudi come carne, pesce e frutti di mare. La cottura infatti è la forma più efficace di prevenzione;

– Conservare gli alimenti in frigo o nel congelatore bloccando cosi la riproduzione del batterio;

– Lavare sempre la frutta e la verdura accuratamente , anche quella biologica.

Il Batterio dell’Escherichia Coli può essere portatore di infezioni di varia gravità, che spesso possono essere confuse con malattie con sintomi molto simili, quindi per la diagnosi è sempre fondamentale recarsi da un medico. Diversi sono i ceppi di origine:

Ceppo entero-invasivo: periodo di incubazione di 8-24 ore dall’ingestione; i sintomi sono mal di testa, diarrea, brividi, febbre, e disidratazione.

Ceppo entero-patogeno: periodo di incubazione di 16-72 ore dall’ingestione e colpisce soprattutto i bambini ospedalizzati; i sintomi sono dolori addominali, vomito e diarrea mucosa.

Ceppo entero-tossigeno: periodo di incubazione di 8-48 ore dall’ingestione, anche chiamata “diarrea del viaggiatore”, è provocata soprattutto dall’acqua contaminata; i sintomi sono diarrea acquosa e crampi addominali.

Ceppo entero-emorragico: periodo di incubazione fino a 7 giorni dall’ingestione, la più pericolosa fra tutte; colpisce bambini sotto i 5 anni e gli anziani; i sintomi sono diarree sanguinolente e nei casi più gravi può portare alla sindrome emolitica uremica.

In caso di infezione la miglior cura è la cosiddetta terapia di supporto: idratazione e riposo. Gli antibiotici non sono efficaci contro questo batterio e anzi potrebbero creare il cosiddetto “batterio dell’incubo”, ossia una variante farmaco resistente a tutti gli antibiotici in commercio, mortale per il 50% dei contagiati.