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Il tema del crocifisso all’interno delle aule scolastiche è da sempre stato un argomento molto dibattuto. Spesso ci si interroga sulla necessità di reintrodurlo perché rappresenterebbe la cultura italiana, oppure di continuare ad esserne privi, nel rispetto del multiculturalismo e della diversa religiosità.

Fede

A parlare di questo spinoso argomento ci pensa Roberto Grendene, attivista dell’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti, che ha deciso di compiere alcune dichiarazioni non risparmiando qualche critica al governo attuale. “Se nella maggioranza di governo si fanno largo proposte e politiche clericali, ben poca laicità si intravede nelle contro proposte delle minoranze”.

Roberto Grendene ha voluto porre il problema del crocifisso in aula in termini diversi, non posizionando il dibattito tra favorevoli e contrari. L’intenzione infatti è quella di far riflettere riguardo la questione dell’esposizione di simboli di fede in caratteri generali. “Ci scandalizzeremmo tutti se nelle aule venisse esposto il gagliardetto della Juventus, per non parlare del caso in cui venissero esposti simboli di partiti politici. Eppure i termini della questione rimangono invariati: il crocifisso è un simbolo di parte e affiggerlo in un luogo istituzionale, e nel luogo deputato all’istruzione pubblica in particolare, diventa un’azione istituzionale di esclusione.

Posta in questi termini quindi, l’argomentazione di Grendene farebbe leva sull’esclusione, entrando quindi in contrapposizione con il concetto di inclusione che è tanto importante nelle scuole.

L’attivista quindi non si risparmia riguardo alla politica, dichiarando: “Le pressioni confessionali irrompono quotidianamente sulla scena politica, e la laicità è un obiettivo ben lontano dall’essere raggiunto nel nostro Paese. L’accelerazione che si nota nell’ultimo periodo, a volte con proposte plateali, contiene però una forte caratterizzazione identitaria: oltre ad essere branditi come simboli cristiani, crocifisso, rosario e vangelo diventano una divisa che deve essere indossata per essere considerati veri cittadini italiani. Chi rifiuta questa identità imposta e ne rivendica una autonoma, basata su scelte consapevoli, viene di conseguenza dipinto come un cittadino anomalo, un cittadino di serie B”.

Infine conclude il suo intervento affermando che in una società frammentata per quanto riguarda la materia religiosa, avere come direttrice la laicità assicurerebbe un maggior rispetto reciproco ma anche una crescita in termini di civiltà.