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Con la fine delle scuole alle porte esiste la concreta possibilità di assistere ad un evento piuttosto sgradevole: la bocciatura del proprio figlio. Questo può essere un avvenimento triste che può scatenare diverse emozioni sia per i genitori che per i figli. È bene quindi essere preparati a questa evenienza per affrontare al meglio la situazione.

Alberto Pellai, psicoterapeuta e ricercatore all’Università degli Studi di Milano, spiega in modo concreto come affrontare la bocciatura, partendo però da un presupposto: “Spesso vuol dire che ha avuto un anno difficile, ma non è dandogli contro o screditandolo che potremo aiutarlo”. Spiega dunque come affrontare la situazione seguendo tre passi fondamentali.

insuccesso scolastico

Per prima cosa bisogna comprendere le motivazioni della bocciatura. Solitamente le cause sono da ricercarsi in tre fattori: scarso impegno, cattivo metodo di studio oppure un errore di orientamento. Il terapeuta approfondisce il significato di errore di orientamento: “Se il preadolescente viene bocciato in prima media, vuole dire molto probabilmente che non ha fatto il salto di qualità richiesto dal cambio di scuola. In questo caso, è necessario lavorare sul metodo di studio. Se siamo invece alle superiori c’è da chiedersi se il tipo di scuola scelta sia quello giusta”.

In questo caso il terapeuta consiglia una cooperazione tra i docenti ed i genitori, valutando insieme come procedere. È bene infatti capire se quella tipologia di scuola vada bene per il figlio oppure se è il caso di cambiare metodo di studio. Alberto Pellai prosegue: “Se l’insuccesso è causato dal poco impegno è necessario porre dei limiti, dei confini e delle cornici chiare

È importante inoltre chiedere al figlio di compiere un’analisi su se stesso per ricercare le motivazioni intrinseche che si celano dietro la bocciatura, per evitare quindi di ripetere nuovamente quest’esperienza frustrante.

Il secondo passo che consiglia il terapeuta consiste nell’affidare al proprio figlio alcune attività costruttive che dovrà svolgere durante il periodo estivo. Queste non devono essere poste come punizioni, ma come semplici attività: il messaggio da trasmettere è quello di impegnarsi per riparare ai propri errori. Il terapeuta aggiunge: “La punizione di per sé non serve a nulla: è bene occupare il ragazzo, che magari è stato distratto tutto l’anno da computer e videogiochi, in modo da togliergli anche il tempo di utilizzarli, ma non in modo repressivo, più in senso costruttivo. Invece di dirgli che non può utilizzare il telefono per tutta l’estate, gli si chiederà di leggere cinque libri, aiutandolo però a scegliere quelli che lo interessano di più”.

Proprio in questa seconda fase è importante far intervenire un esperto in corsi di recupero, in modo tale che vengano colmate le lacune.

Per quanto riguarda la terza fase, il terapeuta consiglia di agire così: “Passata l’estate, se vediamo che il ragazzo nel primo mese di scuola ha di nuovo dei problemi, è bene avere un confronto con i docenti di riferimento e definire aspettative chiare a breve e di lungo periodo, procedendo di nuovo a un’analisi di questo fallimento e tentando di intervenire le migliore dei modi, cambiando anche istituto se necessario”.

In tutto questo percorso è importante che i genitori supportino a piene forze il figlio, infatti il terapeuta consiglia così: “Il fatto che ci sia una bocciatura non è una promozione per nessuno, ma non sono loro a essere stati bocciati: il pensiero che serve è ‘Come possiamo essere i migliori genitori per nostro figlio che ha subito un insuccesso scolastico’?

Il percorso quindi deve basarsi sulla costruttività, evitando di arrabbiarsi e di sostenere comunque il proprio figlio