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Circa una settimana dopo l’inizio della scuola ho scoperto, per caso, che i genitori dei miei alunni avevano aperto un gruppo su WhatsApp, nel quale si scambiavano informazioni e dubbi.

 

Ho subito pensato che non fosse il caso di perdere l’occasione di parteciparvi e di dare un senso all’utilizzo di un mezzo formidabile nel trasmettere in tempo reale informazioni.

 

Non ho avuto alcuna remora, perché credo che gli insegnanti debbano entrare nel mondo dei loro bambini e non possano limitarsi a creare uno spazio protetto a scuola, isolato dal fuori. Noi insegnanti dobbiamo imparare a gestire le ansie dei genitori, i loro dubbi, le loro necessità di avere informazioni perché tutte queste cose non sono il frutto di un approccio distorto ed errato al mondo della scuola, ma sono invece gli effetti del mondo moderno. Oggi, dare una notizia non tempestiva non è accettabile, né accettato. Un genitore, che ha bisogno di un chiarimento o di un confronto non può averlo due giorni dopo o ad un prossimo colloquio, come si faceva una volta.

 

Onestamente io stessa non riconosco l’utilità di un delucidazione richiesta data in ritardo.

 

gruppo whatsapp dei genitori

 

Con stupore ascolto, spesso, colleghi che vivono la vicinanza con le famiglie degli alunni come una inaccettabile invadenza di questi ultimi nella loro libertà di insegnamento o addirittura nella loro vita. Molti non danno e non darebbero mai il loro numero di telefono, per poi lamentarsi però se, all’orario di uscita, fioriscono, davanti alla porta, capannelli di genitori  che cercano di trovare la soluzione al dubbio non chiarito  oppure se alcuni si avvicinano loro chiedendo informazioni e costringendoli a fermarsi a scuola più del dovuto tutti i giorni.

 

È chiaro e palese che lavorare sulle relazioni con le famiglie degli alunni è sempre importante, necessario, doveroso per conoscere meglio i bambini, ma deve essere anche utile. Soprattutto utile ai fini dell’ottimizzazione del tempo di tutti.

 

Ogni insegnante sa che, all’uscita dalla scuola, i piccoli non corrono più incontro ad una mamma casalinga. Spesso i genitori sono impegnatissimi ed è vitale per loro sapere subito, risolvere il dubbio immediatamente per poter gestire al meglio la vita della famiglia, uscendo per esempio prima dall’ufficio se i figli hanno bisogno di un’attenzione in più, a causa di un malumore o di un problema che si è manifestato a scuola. Molti genitori si trovano a dover gestire persino i compiti dei figli dal loro lavoro, dando istruzioni precise alla baby sitter o alla nonna.

 

Non avere l’informazione o dover fare giri di telefonate per capire e risolvere anche il più banale dei dubbi significherebbe spendere le poche ore che le famiglie hanno a disposizione per i figli per rimediare ad un errore oppure semplicemente non esserci in un momento in cui il bambino ha bisogno di loro.

 

È per questo che ho deciso di gestire in prima persona le relazioni con i “miei” genitori, assecondando il ritmo sfrenato del mondo moderno, perché non farlo sarebbe stato per me immotivato.

 

La soluzione ai “capannelli”, in cui si condividono dubbi di ogni tipo, è rispondere, dare informazioni, spiegare e farlo nel momento in cui ci viene richiesto, non quando ci pare a noi. Nessuno chiede qualcosa se non ne ha bisogno, io stessa non lo faccio.

 

I capannelli, le interpretazioni errate e i dubbi non sono sfiducia negli insegnanti, non rappresentano la volontà di mettere in discussione la professionalità degli insegnanti, ma semplicemente bisogno di capire e di sapere.

 

Oltre alle informazioni, che servono per gestire bene la vita di tutti giorni, i genitori hanno bisogno di qualcuno che li accompagni nei meandri di un mondo, quello della scuola di oggi, molto più complesso di quello di una volta. La scuola deve farsi carico di esigenze diverse, deve rendersi veloce, come lo è il mondo, nella gestione dell’informazione e comunicazione.

 

Ritengo inoltre che lo debba fare attraverso gli insegnanti, in prima linea, perché è da loro che le famiglie cercano appoggio. Non basta un sito dell’Istituto, con generiche seppur importanti informazioni, ad esaurire la gamma delle necessità delle famiglie. Ogni insegnante deve aprire un canale diretto con i genitori, attraverso il quale smorzare in tempo record ogni diatriba, dare la versione ufficiale e quindi definitiva di ogni evento, rispondere ai dubbi. Così facendo nessun genitore avrà di certo l’interesse a consultarsi con gli altri per capire come può aiutare il figlio o dovrà fermarti all’uscita di scuola per chiarire alcunché.

 

La disponibilità reciproca, inserita in un contesto in cui il ritmo richiede a tutti di avere notizie in tempi strettissimi, ottimizza il tempo, i risultati, rafforza la fiducia e l’autorevolezza dell’insegnante, che non è più  bersaglio, ma capitano della nave su cui insegnanti, alunni e genitori sono insieme.

 

Ogni insegnante, inoltre, si accorgerà con il tempo quanto sia bello poter avere delle debolezze, delle mancanze senza doversi prostrare in scuse inutili, perché il mezzo veloce permette di rimediare ad ogni dimenticanza. Si accorgerà di quanto sia piacevole, ogni tanto, comunicare alle famiglie le proprie intenzioni, raccontare il proprio lavoro per farlo comprendere e per essere aiutato da casa a renderlo un lavoro di successo. La chiusura in cui si trovano spesso alcuni insegnanti è ormai fuori tempo, dannosa e fonte di sfiducia.

 

Vorrei perciò invitare i miei colleghi ad utilizzare la tecnologia dell’informazione e comunicazione per relazionarsi con le famiglie essendo certa che troverete estremamente piacevole e professionale occuparvi della preparazione dei vostri studenti anche attraverso un’accurata e puntuale collaborazione con le famiglie e sottolineando che l’impegno si concretizza in pochi minuti al giorno, perché l’intervento diretto dell’insegnate elimina anticipatamente la maggior parte dei dubbi, che dato il chiarimento, non nasceranno mai.

 


Autore articolo

Anna Mariani

Anna Mariani

Insegnante

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