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Matteo Saudino
Matteo Saudino

 

1. Il 5 maggio sciopererò contro la pessima scuola renziana perché non voglio che la scuola pubblica italiana si trasformi in un’azienda, in un luogo di sterile competizione, di lupi addestrati a divorare altri lupi, in cui i dirigenti scolastici si tramutano in manager dotati dei poteri di stabilire l’offerta formativa dell’istituto e l’organico relativo, di valutare arbitrariamente il lavoro dei docenti e di scegliere a loro discrezione gli insegnanti da albi regionali e/o nazionali. La scuola pubblica deve essere uno spazio di democrazia, di crescita individuale e collettiva, di collaborazione e confronto, in cui deve essere tutelata l’autonomia dell’insegnamento, sancita dalla nostra Costituzione. La scuola pubblica non deve trasformarsi in un luogo di clientelismo, di bieco autoritarsmo e di assenza di collegialità.

 


2. Il 5 maggio sciopererò contro la pessima scuola renziana perché non voglio una scuola pubblica deprivata di risorse, una scuola che debba cercare sul territorio sponsor privati per autofinanziarsi e chiedere alle famiglie contributi “obbligatori volontari” sempre più onerosi. La scuola pubblica non è una spesa da ridurre, non è una albero da tagliare, bensì è una risorsa in cui investire, un seme da innaffiare quotidianamente per permettere agli studenti di emanciparsi e di costruirsi un pensiero critico e autonomo. La scuola pubblica è un bene comune che non va privatizzato, che non va impoverito, anno dopo anno, per poi svenderlo sul mercato al miglior offerente al fine che possa realizzare profitto. La scuola non deve produrre dei lavoratori precari, bensì deve formare liberi cittadini che abbiano i mezzi per poi specializzarsi ed entrare nel mondo del lavoro con la consapevolezza dei propri doveri, ma anche dei propri diritti.

 


3. Il 5 maggio sciopererò contro la pessima scuola renziana perché a fianco delle incerte assunzioni dei docenti precari inseriti nelle GAE, abilitati e da anni assunti-licenenzia-riassunti, vi è l’espulsione dalla scuola pubblica di centinaia di miglia di insegnanti abilitati e/o con anni di servizio alle spalle. Non si cancellano diritti e percorsi di formazione con un colpa di spugna, calpestando le vite e i progetti delle persone, dopo averle usate.

 


4. Il 5 maggio sciopererò contro la pessima scuola renziana perché non voglio insegnare in classi con 29-32 allievi. Perché le classi-pollaio non sono un danno per l’insegnante che deve lavorare di più! Le classi pollaio sono un furto ai danni degli allievi, in quanto viene svuotato e minato alle fondamenta il diritto allo studio. In una classe numerosa, infatti, la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento diminuisce drasticamente e ciò danneggia gli studenti in particolar modo i più fragili e deboli, proprio quelli che dovrebbero avere più formazione e più attenzioni. L’impoverimento della scuola pubblica uccide la democrazia, perché viene meno la possibilità dei figli delle classi sociali meno abbienti di migliorare e cambiare la propria condizione sociale. La scuola pubblica è il cuore pulsante di ogni emancipazione.

 


5. Il 5 maggio sciopererò contro la pessima scuola renziana perché la posta in gioco non è solo l’istruzione, ma la stessa vita democratica della nostra Italia. Siamo in presenza di un governo autoritario, che sta forzando, in ogni ambito, l’architettura costituzionale della nostra repubblica parlamentare. Il 5 maggio sciopererò perché la democrazia è confronto e partecipazione, perché la dittatura della maggioranza segna il lento, ma inesorabile, crepuscolo della libertà e della giustizia. Sciopererò perché, tra qualche anno, vorrò guardare a testa alta i miei figli e poter dirgli che loro padre non è rimasto nell’indifferenza a guardare chi rubava il loro il futuro, ma che loro padre ha lottato con tutte le sue forze contro chi voleva smantellare e privatizzare la scuola pubblica.

 


Probabilmente saranno cinque semplici motivi, che ho provato a spiegare ai genitori e agli alunni della mia scuola. Ma a me paiono cinque forti e buone ragioni per scioperare il 5 maggio. 

 

Matteo Saudino – insegnante