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Un comitato di ricerca dell’autorevole American Heart Association (AHA), ha dimostrato che consumare due porzioni di pesce grasso a settimana protegge da gravi patologie cardiovascolari come infarto, ictus, arresto cardiaco e insufficienza cardiaca.

L’organizzazione senza scopo di lucro statunitense si batte da più di cento anni – è nata in Texas nel 1915 – per ridurre il numero di decessi legati a queste diffuse malattie, che ad oggi rappresentano la prima causa di morte nei Paesi industrializzati.

Gli studiosi, coordinati dal professor Eric Rimm, docente di Epidemiologia e Nutrizione e direttore del Programma di Epidemiologia Cardiovascolare presso la Harvard School of Public Health dell’Università di Harvard, sostengono che il numero “perfetto” di porzioni di pesce grasso da consumare ogni anno – da 100 grammi ciascuna – è di 104.

Ma quali pesci sono da prediligere?

Il team dell’AHA consiglia le specie ricche di grassi, ossia il tonno, il salmone, lo sgombro, le aringhe, le sardine e la trota di lago. Il quantitativo di acidi grassi Omega-3 presenti in questi tipi di pesce grasso è superiore rispetto a tilapia – la cui pelle viene utilizzata anche per curare ustioni -, merluzzo e “frutti di mare” alla pari di capesante, gamberi e altri crostacei e molluschi. E’ proprio l’Omega-3, un acido grasso noto proprio per la protezione offerta al cuore, a far “ripulire” le arterie dalle pericolosissime ostruzioni.

Gli esperti si raccomandano di non consumare il pesce fritto. Rimm e colleghi, nel nuovo studio, si sono concentrati sul fattore protettivo offerto in particolar modo dai frutti di mare, un piatto che piace molto. Il professor Rimm, che è anche docente di Medicina presso la Harvard Medical School, ha dichiarato: “Fin dall’ultima consulenza sul consumo di pesce operato dall’America Heart Association nel 2002, gli studi scientifici hanno ulteriormente dimostrato i benefici del consumo di frutti di mare ricchi di acidi grassi. Questo è vero soprattutto quando il pesce sostituisce cibi meno sani come le carni ad alto contenuto di grassi saturi”.

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Consumare pesce grasso, secondo gli studiosi, porta dei benefici che superano i rischi del mercurio contenuto nelle sue carni, le cui concentrazioni sono talvolta risultate maggiori nei pesci più grandi come tonno e pesce spada. C’è però da considerare che, secondo uno studio del Journal of the National Cancer Institute, gli Omega-3 possono aumentare fino al 71% il rischio di ammalarsi di cancro alla prostata. Sulla rivista scientifica specializzata Circulation si possono trovare i dettagli della consulenza scientifica condotta dall’American Heart Association.