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Dalla poetica immagine data dal grande Edmondo de Amicis con il ritratto della celebre “maestrina dalla penna rossa” nel suo intramontabile romanzo “Cuore” all’insegnamento del XXI secolo. Di certo né è passata tanta d’acqua sotto i ponti.

Due Guerre Mondiali, il boom economico, i movimenti studenteschi del Sessantotto, la recessione economica, le brigate rosse, il terrorismo. L’uomo è andato sulla Luna ed è quanto mai lanciato nella scoperta dell’universo. Così come le distanze si sono andate sempre riducendo tra città e città, tra continente e continente.

 

migliore professione del mondo

 

Oggi, pur in una epoca di globalizzazione e di tecnologia avanzata, l’insegnamento rimane non solo il mestiere più bello, ma l’unico strumento valido per preparare i giovani. Certo è estenuante, emotivamente coinvolgente, e pure, alle volte, quasi impossibile.

Tuttavia, nonostante i dogmi e le dinamiche innovazioni l’insegnante è e resta un faro per ogni giovane. Un punto di riferimento saldo lungo la rotta che lo porta da bambino a diventare un uomo. Anche se la tecnologia tende a massificare, le menti eccelse potranno essere plasmate esclusivamente attraverso un valido insegnante.

Sono, pertanto, davvero tante e numerose le motivazioni che portano a sostenere che questo rimane il miglior lavoro.

Per meglio argomentarne le ragioni vediamo alcuni degli aspetti che portano a corroborare questa opinione.

 

1. L’insegnamento permette di tramutare una vita. Infatti, senza dubbio l’ambito scolastico è un ottimo viatico per comprendere cosa significhi la parola impegno, rispetto e solidarietà. Chi non ricorda ancora oggi un compagno di scuola che viveva in una famiglia disagiata ma che a scuola era esattamente come tutti gli altri?

2. L’insegnamento è creatività. Pur dovendo osservare alti livelli di responsabilità, ogni insegnante è un creativo dal momento che deve anche far riuscire a far diventare coinvolgenti e interessanti certe materie che in età giovanile non lo sono di certo. In ogni lezione, in ogni istante, quindi, l’insegnante offre momenti unici di creatività vera. Basta semplicemente ricordare tutte quelle ore passate a leggere i classici latini e greci, o romanzi come i Promessi Sposi, solo per accennare a qualche esempio.

3. L’insegnamento è fonte di miglioramento. Oltre che accrescere personalmente, infatti, l’insegnante è in grado di partecipare all’accrescimento culturale e umano di tanti studenti, creando, pertanto, i presupposti necessari a poter avere una mentalità desiderosa di accrescere.

4. L’insegnamento rende umili. Non è un paradosso, visto che il rapporto esistente tra il lavoro di un insegnante e lo stipendio percepito fa acqua da tutta le parti. È, perciò, una vera e propria missione, un andare umile tra gli umili. Non per nulla, quando si pensa agli insegnati si pensa subito all’opera di un missionario, anche se alle volte per colpe esterne è una vox clamantis in deserto.

 

Pur tuttavia, nonostante tutti gli alti e i bassi, resta sempre il più bel mestiere, ricco di soddisfazioni morali che si coronano quando un vecchio allievo va a trovare il suo insegnante e con viva trepidazione e forte emozione bussa la porta di quell’aula scolastica che oggi tripudia di nuovi studenti.

In un tempo di continue innovazioni, di mancanza di reali punti di riferimento, ogni giovane potrà trovare sempre una luce che lo guida e lo porta sulla retta via. L’insegnante ha, in conclusione, un ruolo a dir poco fondamentale, ruolo che in questa società troppe volte viene posto in secondo piano.