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Ultimamente i nostri politici stanno prendendo un brutto vizio: utilizzare il fumetto a cadenza settimanale Topolino come sinonimo di ignoranza o scarsa attendibilità. La situazione è particolarmente spiacevole, anche perché molte generazioni hanno proprio imparato a leggere grazie alle favolose storie Disney.

Generazioni di Adolescenti

Qualche anno addietro si attribuiva ai fumetti in generale uno scarso valore letterario. C’è però da dire che per i ragazzi l’importante è leggere. Negli anni 2000 molti insegnanti facevano leggere il celebre “Tre Metri Sopra il Cielo”. Forse il valore letterario non era elevato, però Federico Moccia è riuscito ad accattivare i giovani e a farli leggere.

Allo stesso modo ha fatto Topolino a partire dagli anni 30 in Italia. Non solo ha coinvolto tantissimi giovani lettori, ma ha insegnato anche che cosa voglia dire la parola “curiosità”.

Proprio questo termine è la chiave centrale del fumetto Disney. Molte storie infatti utilizzano appositamente termini desueti in modo da invogliare i lettori ad informarsi su quello che stanno leggendo, oppure imparando nuovi termini grazie alla lettura stessa.

E così i giovani lettori possono imparare parole come “Guisa” (Pippo si rivolge a Topolino: «Non voglio credere a ciò che le mie pupille scorgono! Che cosa fai abbigliato in tale guisa?») ma anche “Arpagone” (i Bassotti, parlando fra di loro: «Riuscite a procurarvi almeno una piuma del vecchio arpagone, o devo pensare a tutto io?») e “Aborrito” (Paperone dice a Pico de Paperis: «Il mio aborrito rivale s’è alleato con un tuo rivale!»).

Insomma, le avventure di Topolino sono senza dubbio stimolanti per la propria mente. Oltre ad incantare con le storie, permettono di imparare sempre cose nuove, svolgendo un duplice lavoro: quello di intrattenere e di insegnare.

Probabilmente se la nostra classe politica avesse letto di più Topolino, a quest’ora saprebbe parlare meglio e dare maggior peso alle proprie parole.