Condividi

Provate a chiedere a un bambino di sei anni di scegliere tra queste due figure.

Sicuramente risponderà “mamma” e lo dirà anche un po’ offeso!

 

Io non ho potuto scegliere. Per me la mamma e la maestra erano la stessa persona, l’unica decisione che ho preso è stata quella di non chiamarla, di non darle un nome durante le lunghe cinque ore che ci tenevano “lontane”.

 

Quando dovevo rivolgermi a lei alzavo la mano o andavo alla cattedra, ma evitavo sempre di farlo perché in fondo non era necessario. Le consegne mi erano chiare e sapevo già leggere e scrivere, perché lei è stata la mia insegnante dal primo giorno in cui ho aperto gli occhi.

 

I suoi regali erano libri e colori e la sua mano mi ha guidata quando ho provato a scrivere per la prima volta il mio nome. Non potevo chiedere altro se non guardarla mentre ripeteva gli stessi gesti con i miei compagni di classe continuandomi a dare grandi insegnamenti.

 

La guardavo in silenzio seduta nell’ultima fila.

 

La mia maestra che era anche la mia mamma
La mia maestra che era anche la mia mamma

 

Abbracciava i miei compagni, li aiutava, li chiamava con i nomi che le mamme usano per i propri figli e sapevo che in realtà avrebbe voluto fare lo stesso con me. Non lo faceva e non avremmo voluto entrambe. Lo sapevamo che doveva essere così e lo sapevamo anche a casa quando se avevo bisogno di qualcosa dovevo aspettare che mio padre tornasse da lavoro o agli incontri scuola famiglia dove “costringeva” mio padre a parlare con tutte le insegnanti.

 

Sorridevano tutti quando arrivava, non sapevano cosa dirgli. Io ero fiera di entrambi perché in quel momento insegnavano a me a crescere e agli altri genitori cosa significa avere la figura materna e, soprattutto, paterna accanto anche nel percorso scolastico.

 

Oggi studio Lettere Classiche, amo scrivere (gli insegnamenti della mamma non si dimenticano) e amo il francese (il mio primo insegnante è stato proprio mio padre). Quando mi chiedono se ho fatto questa scelta perché voglio seguire le orme di mia madre rispondo di “no”. I motivi sono due.

 

Per prima cosa vorrei fare altro nella vita, in secondo luogo perché insegnare significa dedicare la propria vita ai propri alunni e in pochi riescono a farlo come l’insegnante Testa o a tutti quegli insegnanti che, come lei, vivono per la scuola e per plasmare i propri ragazzi secondo le capacità di ognuno di loro.

 

Non è un giudizio personale, ma obiettivo.

 

Mentre scrivo queste parole lei è a scuola e io sono circondata dai suoi libri, dai progetti pronti per i ragazzi, dai disegni, dalle foto che la vedono in posa con tre generazioni diverse e dalle liste con i nomi dei suoi alunni che chiamerà nel giorno del loro compleanno e allora mi rendo conto che insegnare è una delle più grandi vocazioni e lei la possiede (così tanto da dimenticare di tornare a casa e rimanere in classe con la sua seconda famiglia).

 

Adesso, a 22 anni posso dirlo: Grazie mamma e maestra!

 

Agrippina Maria Alessandra Novella

 

fonte: http://bit.ly/1KKY0B6