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Salve, il mio nome è Marisa, ho 38 anni e ho un bambino che frequenta la scuola elementare. Seguo sempre con passione il vostro sito perché lo ritengo un valido punto d’incontro tra noi genitori ed il mondo dell’insegnamento. Fa sempre bene leggere altri punti di vista.

Questa è la prima volta che scrivo ad un sito internet, e spero che pubblichiate quanto vi sto scrivendo. Sono rimasta piuttosto spiazzata riguardo alla notizia dei Crocifissi tolti alla scuola di Fiumicino. Io sono da sempre una Cattolica praticante, ma non capisco tutto questo allarmismo politico.

Sono fermamente convinta che la religione sia una cosa del tutto personale e, come tale, non vada imposta. Sembra infatti un’imposizione quella di volere a tutti i costi un simbolo religioso nelle aule scolastiche. Molti ne fanno un caso di razzismo nei confronti di italiani, io ritengo sia solo un buon senso.

Vicenda dei Crocifissi

Leggo spesso con amarezza: “Se non ti piacciono i nostri simboli, tornatene a casa”. Ma se io sono un’italiana Cattolica e non voglio che la mia religione sia imposta nei luoghi pubblici? Come dovrei comportarmi? Sono veramente allibita.

Inoltre trovo vergognoso di come si stia strumentalizzando l’intera vicenda. Il nostro Ministro Salvini, tra un caffè ed un dolce pubblicato su Facebook, trova sempre il momento per fare propaganda, dimenticandosi che non stiamo sotto le elezioni. E allora ha deciso di prendere la palla al balzo e sfruttare questa situazione dei Crocifissi.

Io, che continuo a ripetere di essere Cattolica, trovo vergognoso che questa sia la sua preoccupazione. Abbiamo le scuole che con un terremoto rischiano di venire giù; abbiamo strutture scolastiche fatiscenti; mancano gli insegnanti di sostegno; da quello che leggo gli insegnanti guadagnano poco e non andranno praticamente mai in pensione. Ma siamo sicuri che la prima cosa da fare sia preoccuparsi dei Presepi, delle recite e dei Crocifissi?

Io spero che il nostro Ministro torni in sé e pensi alle cose davvero importanti di cui ha bisogno il paese e non si soffermi solo alla mera propaganda atta a consolidare il consenso. La scuola ha bisogno di fatti.

Marisa