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Disperazione, sconforto e impotenza. Sono queste le sensazioni di una maestra accorsa direttamente da L’Aquila per assicurarsi sulle condizione di salute dei suoi studenti e della Scuola di Amatrice.

Il terremoto di stanotte ha causato morte e distruzione, come nelle più classiche delle tragedie. E lo sbalordimento è inevitabile.

La maestra non insegnava più dallo scorso anno nella primaria “Romolo Capranica” di Amatrice, ma spinta da un senso protettivo, tipico di una maestra, nei confronti dei suoi alunni ha deciso di percorrere la strada che porta in uno dei paesi più colpiti dal sisma di questa notte per assicurarsi sullo stato di salute dei suoi studenti e riabbracciarli.

“Alcuni li ho incontrati, altri no” – afferma ai microfoni dei giornalisti. Il dolore è immenso e le parole sono interrotte da un pianto trattenuto a forza.

Scuola di Amatrice

Davanti alla Scuola di Amatrice distrutta dal terremoto non può far nulla. Può solo guardare inerme tutti quei detriti che solo ieri componevano quella Scuola, in cui lei ha insegnato, urlato, riso, gioito, cantato con i suoi piccoli studenti.

È troppo piccola, questa volta, di fronte alla distruzione. Nemmeno le sue parole dolci, che spesso usava con i suoi studenti durante l’ora di lezione, magari dopo qualche dispetto, possono far ritornare tutto com’era.

Ma qualche dubbio ce l’abbiamo e ne abbiamo già parlato questa mattina. La situazione è critica e non è assolutamente il caso di immaginare scenari non accaduti.

Cosa sarebbe successo se questo tremendo terremoto fosse accaduto in orario scolastico, con tutti gli insegnanti, tutti i piccoli abitanti di Amatrice e i vari bidelli e segretari ?

È possibile che il terremoto sia riuscito a demolire la Scuola di Amatrice anti-sismica inaugurata solo 4 anni fa?

La memoria corre subito in quel lontano 2002 nel terremoto del Molise in cui crollò un tetto di una Scuola Primaria dove persero la vita 27 bambini e un’insegnante: la Scuola non era a norma, 5 persone furono dichiarate colpevoli.

Di fronte alla natura siamo impotenti. Di fronte alle incompetenze siamo imbestialiti. Soprattutto quando ci sono di mezzo bambini e studenti innocenti.