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Si parla molto di rivoluzione digitale tramite strumenti e libri digitali per il mondo della scuola, ma davvero la scuola deve digitalizzarsi?

In un certo senso sì: la scuola è inserita in un contesto sociale e in una certa misura deve tenere conto dei cambiamenti che avvengono nella società.

Certamente l’avvento del digitale incide in maniera profonda nelle nostre abitudini, quindi sul vissuto; in questo senso trovo che sarebbe assurdo per la scuola prescindere da tutto questo: sarebbe una sorta di arroccamento a difesa dello status quo, di ciò che si è abituati a fare da decenni.

È anche vero, però, che la scuola può e deve aprirsi all’innovazione digitale con intelligenza, cioè con tempi e modi che tengano conto di tutti i fattori messi in gioco.

Anzitutto direi che va sgombrato il campo da un equivoco molto diffuso: nella percezione di molti l’introduzione del digitale nella scuola dovrebbe portare ad una significativa riduzione dei costi della suola stessa. Penso alla questione dei libri di testo: introducendo i libri digitali, secondo alcuni, la spesa annuale per i materiali scolastici a carico delle famiglie dovrebbe diminuire verticalmente; si tratta però di una pia illusione, innanzitutto perché docenti e studenti continuano ad usare questi testi, come è giusto chiamare più propriamente gli e-book o libri digitali.

libri digitali

Il problema, però, è che il costo della carta incide sul prezzo di copertina dei libri solo per circa il 10%, dunque, a parità di contenuti, la riduzione di prezzo che ci si può attendere sui libri digitali può essere del 10-20-30%, ma certamente non del 50-60-70% come molti ipotizzano e sognano!

Non solo, ma realizzare libri digitali ha costi maggiori di un libro cartaceo: i libri digitali integrano immagini, suoni, video, elementi tridimensionali, esercizi interattivi e molte altre cose ancora che non sono gratuite da realizzare, anzi ci si deve attendere che per la loro produzione il costo, non solo rimanga uguale, ma probabilmente salga, dunque dubito fortemente che l’introduzione di testi digitali come materiali di studio comporti una riduzione dei costi. E stiamo parlando solo di questo primo aspetto!

Dal punto di vista fisico dovrebbe trattarsi quantomeno di un alleggerimento di queste enormi cartelle che portano i ragazzi, però, almeno per il momento, è un po’ utopico pensare che la carta e tutta la medialità della carta possa scomparire dai banchi di scuola.

Premesso che, secondo me, il medium carta ha ancora molte ragioni per esistere, i materiali digitali per lo studio non sono ancora moltissimi e di qualità elevata, dunque nella realtà concreta (che conosco bene in quanto studentessa universitaria) i tablet si affianca alla carta, più che sostituirla integralmente.

Questa è la prima osservazione che va fatta.

In seconda battuta, proprio perché il mondo digitale ha bisogno di portali di accesso, anche se si riuscisse a ridurre l’incidenza dei costi dei materiali cartacei, non bisogna dimenticare che i tablet, che sono il sostituto primo, hanno un costo, e nemmeno indifferente.

Non solo: sono strumenti che tendono ad invecchiare rapidamente, senza contare che sono strumenti che possono guastarsi (da sé o da terzi!).

E non è ancora tutto perché presto ci si rende conto che i tablet sono strumenti votati soprattutto alla fruizione di contenuti, e non tanto alla produzione di contenuti.

È certo che lo studente produca meno rispetto a quanto fruisca, ma altrettanto certamente deve pur produrre qualcosa (testi, elaborati, ricerche, compiti, ecc.), dunque o si dota il tablet di una piccola tastiera fisica aggiuntiva, oppure si affianca al tablet il computer, e qui la spesa aumenta ancora, senza considerare la complessità gestionale che tutto questo comporta.

A tutto ciò dobbiamo poi aggiungere i costi delle applicazioni, cioè i software senza i quali tablet e computer non funzionerebbero, sarebbero scatole vuote; dunque per farli funzionare devo spendere anche sotto questo profilo; senza poi dimenticare almeno altri due ambiti:

• Gli ambienti che ospitano tutto questo devo essere attrezzati ad hoc. Con l’avvento della scuola digitale cambia molto (non tutto!): cambia certamente il contesto, quindi anche gli spazi fisici. In un’aula tradizionale gli elementi fisici sono concepiti tendenzialmente come elementi statici, ossia sono al servizio di un flusso standardizzato di insegnamento (la lezione frontale) e di apprendimento; ma nel momento in cui metto in aula una grande quantità di mobile device, cambia lo spazio fisico che deve tenerne conto. Si ha un nuovo spazio didattico: uno spazio capace di adattarsi a diverse situazioni, sia quella classica, sia a seconda delle necessità.

• Il personale docente (e non docente) deve essere formato per affrontare questa sfida: il docente è la figura di riferimento in aula e se lui non sa muoversi spigliatamente, verrà sminuita la figura del docente.

Si deve creare un’infrastruttura adeguata! Cosa significa?

Innanzitutto che la scuola deve essere disseminata di prese di corrente perché tutti questi device, se non hanno accesso alla rete elettrica, dopo un po’ si spengono. Inoltre, gli spazi della scuola devono essere coperti da un segnale Wi-Fi wireless per l’accesso ad Internet (con dei filtri, altrimenti uno studente lasciato libero di navigare sarà attratto dall’infinito ludico che si cela in Internet): tutti questi gingilli digitali, se non possono accedere alla rete, fanno relativamente poco.

Il fondamento della scuola rimane comunque l’intermediazione del docente: tutto ciò non genera la scomparsa del docente (forse gli complica la vita!) perché il sapere non è solo un dato, ma è un dato che viene organizzato in informazioni, che viene strutturato in conoscenza e che poi arriva al livello della saggezza.

La famosa Wikipedia e la maggior parte di quello che troviamo online, ci danno i dati, ma la conoscenza e la saggezza di sviluppano solo con l’esperienza e nella relazione con i maestri!

Insomma, l’innovazione digitale obbliga a ripensare tutto, ma di sicuro la sfida va presa in questo senso: tecnica, tecnologia e grande umanità!

 


Autore articolo
Eleonora Veronica Radovix

Eleonora Veronica Radovix

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