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Lo smartphone è diventato la croce e la delizia di questi ultimi anni. Da una parte si è confermato come uno strumento di comunicazione e informazione utilissimo che agevola la quotidianità; dall’altro però sta rendendo la popolazione “schiava”.

A fare un discorso analogo è don Aldo Buonaiuto, direttore del quotidiano In Terris, il quale invita a mettere da parte il proprio dispositivo per almeno un’ora al giorno. «Altrimenti anche noi rischiamo di essere usati dalle nuove forme di comunicazione spersonalizzanti piuttosto che dimostrarci responsabili utilizzatori di strumenti concepiti al nostro servizio e diventati invece moderne forme di schiavitù».

Aldo Buonaiuto

Quello di don Aldo Buonaiuto è un discorso che è stato affrontato anche dal Santo Padre qualche anno fa. Nel 2016 infatti Papa Francesco ha dichiarato: «A tavola, in famiglia, quante volte si mangia, si guarda la tv o si scrivono messaggi al telefonino! Ognuno è indifferente a quell’incontro. Anche proprio nel nocciolo della società, che è la famiglia, non c’è l’incontro».

Il direttore poi si ferma a fare qualche considerazione su quelli che sono i tempi moderni, ovvero una società divenuta sempre più frenetica, veloce, mutevole. Il discorso intrapreso si sofferma in particolare sulla velocità di condivisione sui social e sul contenuto stesso pubblicato.

«Prevale ovunque la dittatura della velocità; il termine inglese “smart” è divenuto sinonimo di efficienza e rapidità di pensiero e azione. Sui social rimbalzano come in un videogame immagini di guerre, giovani vite spezzate sulle strade, bimbi che affogano in mare, gossip regale e persino dispute dottrinarie che tengono banco sui mass media mondiali. Cosa hanno in comune questioni così diverse? Il disprezzo per la lentezza, identificata come negazione di una modernità che divora tutto nel lampo di un tweet».

«Non c’è ormai colloquio nel quale si possa guardare l’interlocutore negli occhi per più di un minuto; basta un trillo per indurre a chinare la testa sul nuovo despota: la tecnologia. Persino durante la Messa si scappa dalla Chiesa quando il tiranno richiama il suo schiavo. L’adorazione del nuovo imbonitore arriva al punto da sostituire relazioni familiari con sudditanze virtuali, e addirittura in medicina si diagnostica una pericolosa malattia: la nomofobia, cioè il terrore patologico di non essere connessi»