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Marco e Gabriele Bianchi Arrestati per Aver Ucciso Willy: “Chi Mena per Primo Mena Due Volte”


I due fratelli sono accusati di avere ucciso Willy Monteiro Duarte, 21enne che stava cercando di sedare una rissa, sono esperti lottatori e appassionati di MMA.

Da tempo attiravano attenzioni particolari sui social Marco e Gabriele Bianchi di 22 e 26 anni, i fratelli sono stati arrestati sabato notte in quanto principali accusati per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte.

I giovani dall’aspetto prorompente sia online che non, tra muscoli e tatuaggi e frasi del tipo “Chi mena per primo mena due volte”, sono particolarmente noti a Colleferro e Artena, in provincia di Roma, per i loro comportamenti spesso provocatori. “Non è la prima volta che quel gruppo crea problemi, basta uno sguardo e loro partono con le botte, escono di casa per cercare la rissa” racconta qualche ragazzo del posto.

Marco e Gabriele sono entrambi esperti lottatori e appassionati di MMA, il secondo era diventato noto comparendo anche nel TGR locale avendo aperto una frutteria nel post-lockdown, venendo definito come esempio giovanile per il coraggio e l’audacia.

Sabato sono stati arrestati con l’accusa di omicidio preintenzionale ai danni del 21enne Willy che stava solo cercando di sedare una rissa e finito pestato a morte, ora sono stati trasferiti al carcere di Rebibbia.

Mario Pincarelli, uno dei quattro ragazzi arrestati per l’omicidio del 21enne Willy Monteiro Duarte, era già stato denunciato il 21 agosto per aver picchiato con calci e pugni un vigile urbano che gli aveva chiesto di indossare la mascherina. Appassionato di karate, era noto alle forze dell’ordine per numerosi episodi di violenza. Così come il gruppetto di amici di cui faceva parte, sempre pronto a menare le mani alla prima occasione.

Nel frattempo secondo quanto riportato da un amico della vittima e frequentatore della palestra di MMA a Fanpage.it, la rissa sarebbe nata all’interno del locale tra gli arrestati e un gruppo di persone esterno a quello di Willy e dei suoi amici. Il 21enne non c’entrava nulla, quando lo hanno aggredito stava entrando in macchina.

LA CONFESSIONE DI UNA TESTIMONE

“Non dimenticherò mai le grida di quel ragazzino – dice con la voce strozzata una donna che abita vicino a dove è accaduta la tragedia – Diceva “basta, vi prego, basta, non respiro più”. Povera creatura. Quelli erano dei diavoli, non esseri umani, delle furie. Quando hanno finito di picchiarlo sono scappati su un Suv come niente fosse. Tutto quello che abbiamo potuto fare è stato prendere il numero di targa e chiamare i carabinieri “.

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