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Chi ben comincia… è a metà dell’opera.

C’è questo antico proverbio che ogni mattina rivive all’interno di ogni aula dello stivale. Ci sono tanti modi per entrare in classe. Dipende dal docente e dal momento della carriera in cui si trova.

#1. Il giovane precario

E sottolineamo giovane.

E già, perché il mondo dei precari è stratificato come una torta millefoglie.

Esistono quelli che, pur facendo una libera professione, in un pomeriggio assolato hanno riempito un modulo e in un pomeriggio uggioso sono stati convocati.

C’è il precario storico che sta con un piede nella scuola e uno nella fossa.

C’è quello che insegna materie tecniche con graduatorie stracolme e che a scuola ci entra al massimo una settimana all’anno e gli va bene così.

Quello di cui parliamo, è invece un giovane che ha appena finito l’università ed ha fatto domanda.

A metà anno, per una gravidanza imprevista, riceve la telefonata dalla segreteria mentre sta facendo la valigia per partire col sogno di fare il vice del vice del vice-assistente alla regia di Virzì.

Eccolo qui, in un pomeriggio è di fronte al bivio: andare a fare caffè gratis sul set o accettare un contratto vero?

La mattina seguente fa la scelta sbagliata che lo inchioderà a vita a una carriera precaria, disorganizzata e calpestata.

È quindi un giovane fresco di studi universitari, ma non specialistici.

Pensando di essere il professore che avrebbe voluto incontrare da ragazzo, conosce la scuola per come l’ha vissuta da studente. Per questo decide che lui sarà diverso dai suoi professori, sarà migliore!

Entra in classe con alcune battute dell’Attimo fuggente che gli ronzano in testa.

Alla fine dell’ora le parole del professor Keating non le ricorda più, e sul banco c’è salito sì, ma per inseguire quel ragazzo che, nel tentativo di imitare una scimmia, si è appeso al lampadario.

Fine di una carriera e inizio di una consapevolezza: era meglio andare a fare il caffè a Virzì.

#2. Il prof. rampante

È di solito un insegnante di matematica che ha le chiavi dell’aula di informatica e oltre a conoscere il pacchetto office come le sue tasche, si intende di digitale, di ricerca-azione e di Flipped Classroom.

Il prof. di matematica non ha libri, ma ebook.

Non ha un pc, ma un Mac.

Non scatta foto, ma screenshot.

Nel tempo libero, legge i pedagogisti francesi e studia gli esperimenti della Nasa.

Per questi motivi, spiega la matematica agli studenti e la vita ai colleghi.

Di solito quando entra lui in classe, risuona la colonna sonora di Apocalipse Now, il silenzio si diffonde come il napalm sparato dagli elicotteri di Marlon Brando e un leggero tremore percorre i corpi dei giovani allievi, che al suo cospetto assumono quel tipico atteggiamento impaurito dei prigionieri di guerra.

Sono gli stessi ragazzi che nell’ora precedente si erano attaccati al lampadario per comprendere, seguendo il metodo Stanislavskij, i comportamenti delle scimmie nella foresta equatoriale. Poveretti, che colpa hanno? Volevano solo fare un omaggio al nuovo insegnante di geografia che aveva detto di amare la recitazione. Peccato essere stati fraintesi.

Ed è proprio in quel momento, sulla porta prima di iniziare la lezione, un dubbio assale il prof. rampante: avrà tolto le chiavi dal cruscotto della macchina?

#3. La prof.ssa quota 90

Qualche tempo fa il pensionamento era lì, a portata di mano.

Per una manciata di ore, ha assaporato il gusto della libertà da quella scuola che l’ha presa a 6 anni e non l’ha ancora lasciata andare.

Poi in una notte tutto è cambiato, perché la pensione è tornata a essere una fievole luce in fondo al tunnel.

I progetti della crociera, della pubblicazione del libro di ricette e della ristrutturazione della casa al mare sono stati di nuovo accantonati per essere sostituiti da un solo grande sogno: la caduta del Governo!

La troviamo lì, sulla porta della classe con il suo completo blu e il suo flauto bianco sotto il braccio.

Sulla lavagna trova i resti di frazioni che, per lei, docente di musica, misurano quantità di tempo.

Entra in aula con la dolcezza e la leggerezza che ricordano i delicati movimenti di macchina di alcune delle sequenze famose di 2001: Odissea nello spazio.

Come la bianca astronave viaggia nel buio universo sulle note di Strauss, anche lei dovrà continuare a vagare tra aule sporche e corridoi polverosi.

In fondo, cosa sono pochi anni in confronto alle vastità dello spazio?

C’è ancora… Tutta la vita davanti!


Autore articolo

Francesca Monetti

Elisabetta Monetti

Insegnante, blogger

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