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Il cinema: spettatori a scuola, registi a casa

non si insegna il cinema

Immaginiamo la vita di un ragazzo qualsiasi di un istituto superiore qualsiasi.

Probabilmente gioca con la playstation e ha un profilo su Facebook, ma anche su Twitter e Instagram…

Ogni tanto questo ragazzo riprende con il suo smartphone momenti di vita e qualche volta invia e condivide filmati suoi e di altri.

Il racconto per immagini, per lui, è una comunicazione semplice e immediata. Film, videogiochi, pubblicità sono presenti nella vita di tutti i giorni da quando è nato a tal punto che a volte trova più naturale e veloce inviare una foto o una ripresa, invece di un messaggio scritto.

Dal singolo scatto alla creazione di una vera e propria storia, il passo è breve e infatti Facebook trabocca di adolescenti youtuber, che nelle annoiate ore pomeridiane, dal trampolino di lancio dei social, si tuffano nella rete alla conquista del maggior numero di “Mi piace”.

Ma torniamo al giovane protagonista del nostro racconto.

Quando è a scuola, lì sul suo banco, sfoglia il manuale di storia e vede una foto di un signore con i baffetti intento a stringere un bullone più grande di lui. Si domanda chi sia e poi si ricorda che appare anche sulle pagine della letteratura e su quelle di arte.

E chi sarà mai quel vecchio monaco che scruta i codici in quella biblioteca antica sull’antologia di italiano?

Sui suoi libri il nostro protagonista trova le foto di film vecchi o nuovi, che, a meno che non incontri un prof. cinefilo, resteranno mute illustrazioni, frutto di una scelta grafica e non il seme di un approfondimento visivo.

Quanti testi scolastici presentano schede tecniche sulla Storia del Cinema?

Tanti, molti… tutti?

Esiste un libro, che non faccia un minimo riferimento alle pellicole più belle?

Schindler’s list, invece, è un film che conosce bene, perché lo ha visto nel “Giorno della memoria” ad anni alterni: un anno l’opera di Spielberg e l’anno dopo quella di Benigni con qualche piccola variazione, che però non ricorda neanche tanto bene.

Poi, ci sono anche quelle ore di supplenze in cui, insieme ai suoi compagni, viene messo davanti a uno schermo a vedere un dvd qualsiasi.

Lo spazio che la scuola riserva ai film è apparente.

In qualche occasione, infatti, è possibile vedere alcune pellicole oppure avere la fortuna di incontrare un professore appassionato che le inserisca nella sua normale programmazione.

Ma sono appunto… occasioni.

In tutti questi casi, il ruolo del cinema a scuola è prevalentemente passivo, facendo dello studente essenzialmente uno spettatore, quando, invece, grazie ai social, l’adolescente è già regista, montatore, sceneggiatore…

senza che però nessuno gli dia la possibilità di mettersi veramente all’opera riflettendo sulle riprese.

Ciak si gira, ma andiamo di corsa

Nessuno o quasi.

E sì, perché ogni tanto a scuola vengono anche allestiti dei laboratori.

C’è tutto un mondo popolato da ex giovani promesse della recitazione, registi in pensione, associazioni amatoriali, che, dopo aver presentato un progetto, hanno la fortuna di trovare un insegnante appassionato (questa tipologia di docente si rivela un’opportunità anche per loro), e per qualche giorno trasformano la classe in un piccolo set.

E via di corsa a usare il ciak, a tenere in spalla una cinepresa, ad ascoltare i più lievi rumori dalle cuffie professionali… che bel momento, che fugge via!

Ed ecco la proposta

Dopo aver conosciuto da vicino il giovane youtuber e il docente appassionato, nasce appunto una domanda:

è così impensabile introdurre il Cinema a scuola come materia indipendente con una riforma strutturale e creando una classe di concorso specifica? I professori sono appassionati e i giovani sono affamati.

Perché non dare il giusto spazio a un’arte nella quale molti italiani hanno raggiunto risultati eccellenti nel mondo?

Lo so, non tutto è semplice come appare e la parte pratica risente di tanti ostacoli, primo tra tutti quello tecnologico. Girare un video richiede delle attrezzature specifiche, che non esistono nella maggior parte delle scuole.

Ma nella nostre aule abbiamo inserito Lim, registri elettronici e certificazione di competenze digitali quando anche i computer e la rete internet non sono così diffusi e allora…

…Ministro, che aspettiamo?

 


Autore articolo

Francesca Monetti

Elisabetta Monetti

Insegnante, blogger

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