Condividi

La nostra pace e il nostro benessere psicologico, non di rado, vengono minati da due mangiatori di energia: il senso di colpa e la preoccupazione ansiosa per quello che facciamo.

Non sempre ne abbiamo piena consapevolezza, piuttosto siamo abituati a conviverci.

Il senso di colpa si caratterizza come quella dolorosa e spiacevole sensazione di vergogna, indegnità per lo più riferita a qualcosa che abbiamo detto/fatto o anche semplicemente pensato.

La preoccupazione ansiosa per il futuro, che è tutt’altro rispetto alla normale progettualità, si caratterizza come una costante sensazione di apprensione, inquietudine e paura rispetto a quello che potrà accadere nel futuro.

colpa

Seppur diverse, sono entrambe forme di disagio, vere e proprie trappole cognitive, la prima legata al passato (a ciò che non possiamo più modificare), la seconda al futuro (a qualcosa che ancora non esiste e che non conosciamo).

Entrambe assorbono molta della nostra energia, tutte le volte che tentiamo di cambiare qualcosa o di prevedere qualcosa altro.

Seppur potrà sembrare folle, possiamo, tuttavia, scegliere di vivere perennemente nel senso di colpa, che poi è una condizione realmente molto diffusa.

Fondamentalmente, il senso di colpa può assumere due forme: Il senso di colpa residuo e il senso di colpa autoimposto.

Il senso di colpa residuo viene inculcato nei bambini, sin dalla tenera età, ed è quello che utilizzano molti genitori, educatori e, più in generale, tutti coloro che hanno una certa influenza nei processi educativi (“se ti comporti così sei un cattivo bambino”, “dovresti vergognarti per aver detto quella cosa”, ecc.).

E’ una forma di senso di colpa molto sottile ma onnipresente, emerge ogni qualvolta ci auto- rimproveriamo e ogni qualvolta ci scusiamo per aver commesso un dato errore.

Il senso di colpa autoimposto scatena, invece, emozioni molto più tormentose. Ci sentiamo immobilizzati e come punizione ci auto infliggiamo dolore e vergogna: è questo il senso di colpa che scegliamo di vivere consapevolmente.

Molto spesso si preferisce, perché meno impegnativo, dolersi per ciò che si è fatto e a cui non si può porre rimedio, piuttosto che impegnarsi nel comprendere i propri errori così da non commetterli ancora una volta.

Stessa cosa accade quando pur di non rivalutare i nostri valori e comportamenti (troppo faticoso!), preferiamo rimanere con i sensi di colpa, derivanti, molto spesso, da retaggi culturali che abbiamo assorbito nel passato e che abbiamo fatto cosa nostra senza nemmeno ragionarci su e senza chiederci se davvero siamo d’accordo, o meno, con certe regole e comportamenti.

Nella società cattolica e puritana abbiamo fatto nostre alcune equazioni, facilmente identificabili, causa dei sensi di colpa:

– se sei allegro allora significa che sei superficiale (dobbiamo sentirci sbagliati);
– se ti diverti allora significa che sei cattivo (dobbiamo sentirci in colpa);
– se ti piace il sesso allora sei una donna di facili costumi (dobbiamo sentirci sbagliati).

Ovviamente queste sono soltanto alcune “equazioni”, ad indicarle tutte non basterebbe un libro intero.