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Che mestiere faccio? La maestra, la docente l’insegnante, l’educatrice o, forse, solo colei che sta accanto ai bambini. Presente, vigile, amorevolmente vicina.

Da tanti anni, sono al loro fianco; un faro non troppo evidente di bambine e bambini che iniziano ad andare a scuola, a scrivere, a leggere, a ragionare insieme, ad orientarsi nelle dinamiche sociali, a sperimentare emozioni e ad educarle, senza snaturarle.

Compito arduo, l’apprendere; ruolo complesso, il mio.

Devo sostenerne il peso: è il mio lavoro e dunque, ho imparato a far cernita accurata, di ciò che saranno gli strumenti che apriranno alla conoscenza ed a sé stessi, quali portatori sani, di un sapere rielaborato, individuale e universale.

Vengo all’argomento di cui vorrei scrivere: penne.

Il primo giorno, i genitori, felici, mi fanno notare che hanno provveduto a tutto l’ occorrente relativo al corredo scolastico: quaderni, colori, diario matite, penne, scegliendo, con non pochi sacrifici, il meglio sul mercato.

Devo, con determinazione e garbo, entrare in scena e cominciare la mia battaglia…

– Tutto OK, mamme adorate, riportatevi, però, a casa, le penne cancellabili. Sono nemiche dell’ apprendimento.

I visi genitoriali sono disorientati, smarriti, perplessi…

conoscenza

– Ma come, maestra, i bambini, così, evitano di usare le matite che stancano il polso e le gomme che, cancellando ” sbrindellano” le pagine… così non strappano i fogli immiserendo i quaderni, non diventano sciatti, non…

Pazientemente, prego loro, tacere e darmi ascolto, partendo da un presupposto essenziale: accompagno i loro figli in un percorso in cui si apprendono saperi indispensabili e comportamenti che appartengono all’ordine delle conoscenze fondamentali, approcci alla conoscenza, intorno a cui , tutto si ordina e prende senso, si organizza e progredisce.

Si impara a scrivere, a leggere, a compitare e di questi apprendimenti deve restare traccia indelebile.

I quaderni sono il loro campo di esperienza: i piccoli si cimentano in minimi e massimi successi e fallimenti, per ricominciare.

La penna lascia tracce di sé, dei propri errori e della capacita di ognuno, di poter correggere provvedendo all’errore, con un “non errore”.

Non serve scarabocchiare, imbrattando di inchiostro quella pagina. Basta una linea sulla parolina ricopiata male, sulla letterina sinistrata che non si è stati capaci di riprodurre, su quella frase che sembra inappropriata o senza senso e, dopo la linea, riguardando a quell’ errore, se ne comprende immediatamente l’ entità e allora, ripartire serenamente, con la certezza che ricorderanno, finalmente, come si scrive.

Sono io, la loro penna cancellabile, la gomma che condona i loro microerrori e non fa polemiche sulla paginetta un poco disastrata, facendoli senti re imperfetti; al contrario: li incoraggio ad essere, semplicemente coloro che apprendono e, per questo, devono sbagliare e, sbagliando, devono imparare, visualizzando esattamente dove è situato l’ errore.

Ai bambini piacciono le penne cancellabili. Sono un gioco: scrivono, piastricciano, disegnano e cancellano. Restano impercettibili tracce di un blu slavato che la pagina,assorbe, non resta nulla del proprio sforzo ad imparare… Spiego loro, con pazienza, che non dovranno usarle. Non dovranno usarne mai, se vogliono imparare a ripartire da sé ed apprezzare i propri inciampi di crescita.

La penna non cancellabile sovrapporrà le letterine doppie dove non sono state aggiunte, aggiungerà virgole, e numeri, insegnerà ad andare a capo, sbarrerà l’errore per ricominciare, insegnerà ad essere precisi, attenti, non superficiali, prudenti.

Le prime paginette saranno orride: cimiteri con croci e scarabocchi… seguiranno, gradualmente, pagine di splendida e corretta consapevolezza; pagine in cui sarà bellissimo individuare l’ accresciuta competenza di ogni singolo alunno che farà della propria linea di cancellazione, il segno di un avvenuto, conquistato, corretto e proprio apprendimento!

Si apprende con fatica: di ogni avvenuta conoscenza, deve restare il segno.

Allora prendiamo le distanze dalle penne cancellabili e conserviamo memoria dei limiti che ci hanno insegnato ad essere attenti. Ciò che non lascia ricordo, non diventa storia della propria crescita evolutiva: occorrono prove che, se occultate, ci priverebbero della possibilità di passarci attraverso.

Attraverso i loro quaderni, campo di battaglie vinte e perse, gradualmente, io proseguo lungo la via dei saperi fondamentali che devo dar loro a corredo. E mentre sto al loro fianco, mi pongo molte domande: cosa posso far loro sperimentare prima? Prima che sia troppo tardi, prima che non sia più il momento giusto?

Mi rilasso e comprendo che la prima tappa è nel procedere, sbagliare, tornare indietro, cassare, ricordare quell’errore e non ripeterlo!

Ripeto: sono io, la loro gomma. Elimino lentamente, ma definitivamente quell’ errore, lasciandone impercettibile ferita sul quaderno e nella mente, affinché resti memoria esatta di come si scriva nella lingua italiana quel termine, quel verbo; come si usi correttamente l’apostrofo, si rispetti la consecutio temporum in una frase… pratiche sapienti e laboriose che devono lasciare il segno, sugli strumenti quotidiani di lavoro su cui investire la propria capacita di rielaborazione.

Dunque: per concludere, in barba ai piani complessi di ingegneria pedagogica che si muove su quaderni perfetti, e menti azzoppate dalla carente memoria di sé, in barba alla tecnologia pratica delle penne cancellabili, bellissimi “totem dell’ oblio”, si torni a scrivere, si commetta iniziali errori e si rifletta concretamente con la maestra, la mamma, sugli errori commessi.

Sbagliare è umano e se a qualcuno dà fastidio il quaderno con crocette e cancellature, giri pure la testa da un’ altra parte.

A scuola si lavora, si riflette, si sta attenti, si suda, si sbaglia.

Il cammino verso un sapere complesso e corretto è aspro.

Non badiamo alle apparenze e curiamo, costruiamo, proteggiamo il nostro impegno, lasciando che sia l’ insegnante a decidere cosa veramente è meglio per i suoi alunni, compagni alleati di conoscenza duro impegno, lavoro perenne di scoperta, ricerca, errore, azione, rielaborazione!

Antonella Tosiani, insegnante