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Uso del mio tablet, del mio computer, della mia linea adsl – computer, tablet e linea me li deve fornire la scuola;

Acquisto di apps necessarie al mio lavoro, di tasca mia – me le deve comprare lo Stato;

Portare da casa riduttori e prese triple – non c’è il riduttore? pazienza…. quando lo comprerete userò la LIM;

Andare in soccorso ai colleghi per far ripartire un PC – lo fa il tecnico informatico Non c’è? Pazienza non so cosa farci;

Uso del mio materiale e del mio personale database di materiali digitali – pretendo di trovare tutto ciò che mi serve sul luogo di lavoro, altrimenti, pazienza, programmerò le lezioni con quello che c’è a scuola;

Telefonate varie da Dirigente, colleghi e genitori fuori dall’orario di lavoro – se avete bisogno, mi contattate a scuola;

Gite scolastiche, ovviamente e da sempre gratis – non se ne parla proprio;

Fare la psicologa, l’assistente sociale, la fisioterapista, l’infermiera – mi spiace, ma io faccio didattica, questa è la mia mansione. Le altre le svolga chi di dovere;

fare sacrifici

Partecipare a qualunque riunione in corso d’anno che non sia prevista dal piano delle attività – il contratto parla chiaro: le attività devono essere programmate dal Dirigente PRIMA dell’inizio delle lezioni. Se non sa programmare il problema non è mio;

Avallare progetti e progettini vari, in collaborazione con gli Enti del territorio, Comune in primis, a costo zero – vuoi la mia partecipazione? Mi paghi;

Sbrigare pratiche amministrative varie per gli alunni – non fa parte delle mie mansioni, le faccia chi di dovere;

Procurare libri e quant’altro per alunni in difficoltà – lo facciano le assistenti sociali;

Fingere interesse per proposte e progetti di una noia mortale proposti da Enti esterni alla scuola, con la pretesa di venirci a suggerire “come insegnare” (i famosissimi “orto e cucina”, ad esempio, propagandati come progetti altamente qualificanti) – non mi interessa, potete avere la mia presenza fisica, se devo, non la mia partecipazione mentale. Vedete di alzare il tiro, piuttosto, che siete noiosi e ripetitivi;

Andare al lavoro con due linee di febbre, emicrania, malesseri vari, “per non mettere in difficoltà la scuola” – scordatevi anche questo;

Chiedere a mio marito di stare lui a casa dal lavoro quando mio figlio è malato – sto a casa io, perché è un mio diritto;

Fare foto, documentazione e quant’altro con i miei mezzi – vuoi le foto? Mi procuri una fotocamera digitale e, soprattutto, mi paghi il tempo che impiego sia a fare le foto che a scaricarle e ordinarle;

Pagarmi la formazione, di qualunque tipo – me la paga la scuola, altrimenti arrivederci e grazie;

Sopportare, da fine maggio in poi, 30-35° senza condizionatore, e nemmeno un ventilatore a soffitto – o mi crei condizioni di lavoro umane, o io incrocio le braccia;

Fare a proprie spese le fotocopie per la verifica in classe – se la fotocopiatrice è rotta oppure non c’è carta, non si fa la verifica;

Stampare con la mia stampante tutto ciò che riguarda avvisi e materiale scolastico – non c’è il toner? Pazienza il materiale non si stampa;

Correzione delle verifiche di sabato pomeriggio e domenica – le verifiche si correggono A SCUOLA. Ci vogliono tempi troppo lunghi? Pazienza, aspetterete;

Correggere le prove invalsi facendole rientrare come ore di programmazione pur non essendo d’accordo sulla loro validità didattica – pazienza le correggerà il ministro di turno mai stato insegnante;

A casa il registro elettronico perché a scuola non c’è connessione e fare l’appello la mattina col tuo smartphone perché il preside vuole controllare gli assenti – Non c’è il Wi-Fi? Non funziona? peccato, l’appello salta;

Fermarsi a fine lezione o durante intervallo per spiegare ancora a chi ti fa qualche domanda e farlo volentieri! – fine dell’orario di lavoro? A casa. Subito.

VEDIAMO, POI, COME SARÀ LA QUALITÀ DELLA SCUOLA… VOGLIO PROPRIO VEDERE…

Professoressa Annachiara Piffari