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Il Bullismo, con tutto quanto quello che ne consegue, è un fenomeno violento caratterizzato da atti aggressivi di vario tipo e a vari livelli, che da tempo sta imperversando nelle nostre scuole e tra i giovani.

E’ qualcosa che affonda le sue radici nella natura umana e non è figlio dei nostri tempi, poiché i bulli sono sempre esistiti in ogni periodo della storia umana; la nostra attualità è però responsabile di avere dato maggiore forza a questo fenomeno, a causa della decadenza valoriale moderna.

Queste manifestazioni di aggressività sono causa di danni psicologici e fisici, che restano incise nella memoria della vittima per tutta la vita (quando non abbia come conseguenza la morte per atto suicidario) modificandone profondamente lo sviluppo caratteriale.

Le giovani generazioni rispondono a stimolazioni nuove; parafrasando E. Zolla essi vivono in una condizione in cui «di tutto si occupano e di nulla si preoccupano». Occorre quindi agire educativamente, perché essi stessi diventino coscienti dei talenti di cui sono in possesso per diritto di nascita. Non è esatto affermare che gli attuali giovani non abbiano dei codici valoriali, è esatto invece affermare che non sappiano applicare quelli che conoscono ed è per questo motivo che spesso ne alterano l’applicazione nella vita quotidiana, distorcendone i reali significati.

Essi sono emotivamente isolati da un mondo che si interessa a loro pleonasticamente e in quanto pleonasmi, essi reagiscono. È importante quindi agire perché conoscano quali siano gli strumenti per esprimere la loro individualità e talentuosità.

Ogni persona è unica nella sua individualità; quindi ogni azione contro il bullismo, essendo un atto compiuto da un individuo, deve essere analizzato nella sua unicità e come tale trattato, senza generalizzazioni tendenti inevitabilmente all’ipocrisia e al buonismo.

Questo vale comunque anche nel caso del bullismo di gruppo in quanto il «branco» è considerabile come un’entità molteplice, che agisce spinta dalla medesima volontà. Un individuo è ciò che fa, spinto dalla propria volontà e per questa ragione un gruppo bullistico può essere considerato come «un individuo e inattivato demolendone la struttura gerarchica».

L’azione anti bullistica deve quindi implicare il riconoscimento delle individualità in quanto prodromo necessario alla coscienza della responsabilità personale, muovendosi attivamente come strumento di interferenza e correzione all’interno delle realtà scolastiche e sociali in cui i giovani vivono.

Azione educativa e lotta contro il fenomeno bullistico non possono esimersi l’una dall’altra. Il Bullismo è riflesso dell’ineducazione degli individui autori degli atti di violenza e per queste ragioni è anche fortemente legato alla cultura di appartenenza sia questa macro o micro cultura. Un’azione educativa può opporsi al sentirsi soli, all’isolamento in cui i giovani sentono di vivere, ponendo l’educatore come riferimento reale e vitale nel guidare, aiutare e sostenere nella propria individualità i giovani, che sentiranno il bisogno di avere dei riferimenti autorevoli, disponibili e raggiungibili a loro misura.

Considerata l’individualità di cui ai precedenti punti, bullo e vittima non possono essere considerati esclusivamente nel loro agire, che li renderebbe irreparabilmente antitetici: rispettivamente uno da punire e l’altro da proteggere.

Un’azione educativa deve considerare entrambi vittime, seppure di differenti circostanze (non giustificanti, seppure motivanti), e come tali meritevoli di eguale sostegno e aiuto.

Tale è l’abitudine alla violenza e alla naturalezza con cui essa viene esposta quotidianamente che, in molti individui, la brutalità è divenuta il «modus» preferibile per affermare la propria esistenza, identificandosi in un modello comportamentale che sembra dare il risultato migliore con il minore sforzo.

In questo modo, sia il giovane vessato sia il bullo non trovano vie di fuga, poiché l’azione del bullo e la non-azione della vittima si completano vicendevolmente in un circolo autodistruttivo per entrambi.

Per questo gli interventi dovrebbero essere soprattutto di prevenzione.

Non dobbiamo dimenticare che, pur attualmente non esistendo il «reato di bullismo», la legislazione definisce comunque la condizione di reato nelle azioni del bullo (minacce, vilipendio, istigazione, furto, lesioni personali, estorsione, violenza privata, vandalismo) e le conseguenti azioni sulla base degli Articoli del Codice Penale n. 581, 582 e seguenti, 594, 595, 612, 635, 660 e Codice Civile n. 2043, profilando quindi condizioni di reato sia Penale sia Civile con conseguenti azioni di condanna e risarcimento danni.

Occorre essere coscienti quindi del pericolo ulteriore a cui il bullo si espone (se maggiorenne), esponendo anche la sua famiglia, gli insegnanti e la scuola (se minorenne), nel momento in cui compie atti bullistici, poiché le conseguenze di un processo e di una condanna diretta o indiretta segnerebbe indelebilmente il giovane, restando comunque una mera consolazione per la vittima.

prevenzione

BULLISMO E VITA SCOLASTICA

Gli atti di bullismo trasformano la scuola in un luogo di tortura, poiché la vittima vive momenti di grande sofferenza proprio mentre si trova in un luogo che dovrebbe essere, se non altro, almeno di tranquillità.

La resa scolastica della vittima diviene un calando inesorabile in rapporto diretto all’aumentare delle azioni del bullo che lo colpiscono e le conseguenze si aggiungono alla già pesante situazione psicologica, in un altrettanto crescendo che, spesso, provoca stati depressivi molto intensi nel soggetto.

Riuscire a restituire la capacità di reazione della vittima contro il bullo renderebbe la stessa capace di reazione anche al di fuori dell’ambito scolastico, permettendo quindi alla persona di difendersi anche nei luoghi di socializzazione dove non è possibile intervenire con lo stesso tempismo avvantaggiato che consente la scuola.

La scuola è quindi il luogo privilegiato e primario d’azione, attraverso il quale può apportare sostegno e aiuto anche all’ambiente esterno.

Come accennato in precedenza la prevenzione deve essere lo strumento più potente con cui combattere il Bullismo e l’informazione ai giovani occorre che passi attraverso gli strumenti tecnologici che in questo momento permettono di raggiungere le loro coscienze con maggiore velocità.

MA QUALE STRADA SEGUIRE?

Sulla base di quanto esposto nelle righe precedenti si sarà notato come l’approccio dello scrivente in riferimento al Bullismo non sia canonico. Dopo diversi anni di esperienza come educatore in ambito scolastico ho voluto approfondire gli aspetti del bullismo più vicini ai ragazzi al fine di cessare l’uso di generalizzazioni, che spesso sono fuorvianti nell’affrontare questo fenomeno.

La conclusione è stata che i valori fondamentali della convivenza civile non sono più trasmessi (purtroppo, in moltissimi casi, a livello famigliare): Libertà, Rispetto, Amore, sono tutti concetti che sono pesantemente distorti da una cultura sociale che si preoccupa a parole, ma non fa più i fatti, quando perfino dia un esempio che si oppone alle parole stesse.

L’educazione al «NO» è stata sostituita dal «SI» perenne con il peggiorativo di non riconoscere le inevitabili conseguenze di una tale educazione, che vengono addotte al personale insegnante, alla scuola o risolte con l’uso deresponsabilizzante dell’appellativo «ragazzate».

Si vuole partire quindi dal presupposto che sia ben poco efficace parlare di bullismo quando non siano prima rifondati nei giovani ascoltatori i capisaldi valoriali dei rapporti tra individui. La Libertà come l’Amore sono parole che si prestano continuamente a errate interpretazioni, sotto la spinta di luoghi comuni imperanti, sia televisivi sia cybernetici.

A questo scopo nel 2014 ho creato un corso frontale che si sviluppa in uno o due incontri di quattro o sei ore in cui gli studenti e le studentesse vengono riuniti secondo i principi della «peer education» annullando quindi, temporaneamente, le differenze di età tra le seconde e terze classi delle secondarie inferiori e i primi due anni delle secondarie superiori, essendo queste le classi con maggiori probabilità di sviluppo di atti bullistici.

Il corso è stato suddiviso in tre blocchi:
1. LA LIBERTA’ E LA RESPONSABILITA’
2. L’AMORE, LE EMOZIONI E IL PERDONO
3. IL BULLISMO E LA MISERICORDIA

Nel primo blocco vengono analizzati nel particolare i concetti di Libertà e Responsabilità derivante da tale fondamentale concetto, ponendo qui, come in tutto il corso, particolare attenzione proprio alle PAROLE fin nella loro etimologia. Nel secondo blocco si affronta un argomento particolarmente sentito dai giovani: l’Amore e le Emozioni arrivando al concetto di Perdono affrontato non tanto secondo linee «ecclesiastiche», ma semmai pragmatiche e applicabili nella vita quotidiana come mezzo per meglio affrontare le inevitabili complicanze di una sana vita sociale. Dopo aver quindi rifondato le basi concettuali dei valori umani si può finalmente parlare di Bullismo nel terzo blocco con una maggiore sicurezza di quella che potrà essere la comprensione sull’argomento principale del corso.

Il problema attuale del Bullismo non è pienamente comprensibile, se non poniamo in primo piano che la problematica vera sia: l’Educazione dei giovani.

È fondamentale quindi approcciarsi all’Educazione cambiando i paradigmi che fino a questo momento sono stati validi, poiché sono i paradigmi relazionali e sociali che stanno cambiando; l’Educatore non può esimersi dal conoscere il cambiamento in atto, facendo in modo che proprio dal cambiare possa nascere qualcosa di nuovo e di migliore.

Ciò a cui stiamo assistendo attualmente è una rivoluzione (forse fisiologicamente necessaria) del modo di relazionarsi e di vivere la comunità, che può avere un aspetto socialmente distruttivo se non si viene guidati educativamente verso gli aspetti costruttivi che, necessariamente, ogni cambiamento ha insiti in sé, insomma: osservare il bicchiere mezzo pieno senza dimenticare che esiste una parte vuota, che deve essere colmata dall’intervento educativo.

I giovani attualmente vengono più facilmente attirati dal vuoto del bicchiere, poiché il sistema educativo attuale tende a condannare ciò che egli stesso interpreta per vuoto, non riuscendo in molti casi a comprendere appieno gli strumenti elettronici atti alla nuova socializzazione e, meno che mai, dei pericoli in essi nascosti.

Il cyber bullismo è una conseguenza negativa di un approccio all’uso dei nuovi strumenti senza una base di responsabilità, che viene giustificata da un diritto di libertà della rete; ma la libertà senza responsabilità è, in realtà, una schiavitù dorata.

Occorre agire educativamente per far riscoprire lo stupore infantile a una generazione giovane che troppo presto l’ha dimenticata nella convinzione che sia una debolezza; senza sapere che, anche in età adulta, è proprio quello stupore a rendere una persona davvero viva, religiosamente amorevole e capace di discernimento.

La capacità di riconoscere il bene e il male non più come concetti aleatori, ma come facenti parte del nostro DNA più profondo, deve essere parte dell’Educazione ed è necessario che l’Educatore sia autorevole esempio di questa possibilità di scelta, che è caratteristica predominante dello Spirito dell’uomo.

Non si può «fare» gli educatori, occorre «essere» Educatori ed è questa la rivoluzione di cui si vuole essere portatori, perché sia la vera forza capace di opporsi al bullismo ed a tutte le sue conseguenze. Le Virtù intellettuali umane: Sapienza, Scienza e Intelletto devono educativamente essere di nuovo radicate in quelle Cardinali di Fortezza, Temperanza, Prudenza e Giustizia, che devono essere paradigmi fondamentali del nuovo Educatore e della sua azione.

Con questo corso si vuole provare a tornare indietro per andare avanti; provare a riempire il «vuoto del futuro» che attanaglia gli animi dei giovani e alimenta la sfiducia degli adulti nei loro confronti, che è alla base di comportamenti sociali distruttivi come il bullismo.

 


Autore articolo
Giovanni Lo Giudice

Giovanni R. Lo Giudice

Educatore
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