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Quando ho iniziato ad insegnare, 25 anni fa, la maggior parte del tempo lavorativo e delle mie risorse emotive erano dedicate agli alunni: preparazione delle lezioni, lavoro in classe, verifiche, qualche uscita didattica, momenti di dialogo anche fuori dal contesto scolastico, rapporti costruttivi con la maggior parte dei genitori.

Poi si sono succeduti, o meglio sovrapposti, a distanza sempre più ravvicinata, infiniti decreti, riforme, linee guida, circolari, proclami, ministri, ministre, gruppi di sapienti, organi di valutazione, tuttologi, esperti esterni.

decreti

Tutti ripetevano, come un mantra, che la Scuola Italiana necessitava di cambiamenti urgenti ed epocali, che gli interventi precedenti erano stati insufficienti, quando non addirittura inutili o dannosi, e che noi docenti eravamo colpevoli (per carità, inconsapevolmente!) di tutti i mali.

In collegio docenti ti comunicavano, in tono solenne, il nuovo decalogo e ti invitavano a rimboccarti le maniche e a lavorare seriamente per essere formata e pronta a ricevere il sacro fuoco della riforma perfetta: e allora via con i corsi di formazione, le infinite assemblee, le riunioni sindacali, la lettura della bibbia ministeriale appena scodellata.

Da allora la mia mente ha cominciato a vagare… “Guarda che le UD proposte dal precedente ministro sono ormai obsolete e sostituite dalle UdA! E il portfolio dove lo vuoi mettere? Come fai a non apprezzare l’importanza delle funzioni strumentali e non esserti documentata, per almeno una settimana, sulle sottili differenze rispetto alle funzioni obiettivo!? Vuoi mettere il disagio di cercare il collega di scienze motorie e non sapere che ora la sua disciplina si chiama educazione fisica, esattamente come alcuni anni fa, prima che la ridenominassero di nuovo? (O era Corpo, Movimento e Sport??). E le programmazioni, le relazioni, i verbali e le utilissime prove di evacuazione? Non possono certo essere trascurate! GIUSTO NO?

Per non parlare delle esaltanti riunioni di Dipartimento, le efficaci prove per classi parallele, i test INVALSI, che ti aiutano a fare un atto di contrizione se i tuoi alunni non hanno raggiunto determinati standard, UGUALI PER TUTTI!

Non hai neanche l’attenuante che la media dei voti cala per via dell’alunno disabile, perché quello non viene valutato, nonostante il PEI (da non confondere con il PdP dei BES e dei DSA). Vuol dire che hai programmato e agito per rinforzare le conoscenze, ma non le COMPETENZE! E non hai adottato, contemporaneamente, almeno una decina, delle centinaia di metodologie didattiche che ti hanno fatto acquisire in presenza e poi coi tutorial, che non hai seguito con la dovuta attenzione alle 11 di sera!!!

Allora mi assale il dubbio di essere stata troppo severa (di crocette??), per cui penso che dovrò rivedere i descrittori della valutazione, oltre a ripassare la tabella tassonomica e gli obiettivi di miglioramenti del RAV.

Per aggiustare il tiro e rendermi meritevole del BONUS, da parte del Comitato di valutazione, questo week end mi riprometto di rileggere il PTOF e di compararlo con il POF precedente. Per dare più chance, non voglio trascurare la possibilità di aderire ad almeno altri cinque progetti tra gli 80 previsti nel nostro Istituto, soprattutto quelli in verticale, perché mi danno la possibilità di slanciarmi (sono piccola di statura, quindi ne ho bisogno!) verso il passato e il futuro degli UTENTI. Uff!….

Ora vi lascio. Devo terminare di preparare le mappe concettuali, lanciare nella piattaforma della classe virtuale le prove oggettive e completare la compilazione del RE, perché in classe non c’era la linea e poi non ho mai la possibilità di farlo serenamente.

A proposito di classi…..ho un attimo di confusione! Come si chiama l’alunno seduto in prima fila nella terza dove ho continuità didattica? O domani devo fare lezione in quella prima dove ci sono sempre un casino di assenti e dove il martedì non riesco mai ad entrare perché ho il corso di formazione???!!!

Boh! Ci dormo su. Buonanotte a tutti.

Giuseppina Saba, insegnante