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Un argomento molto discusso in questi ultimi anni è stato senza ombra di dubbio quello della cosiddetta “Teoria Gender“. In questa sede non si intende trattare l’argomento in quanto tale, ma risulta giusto riportare la vicenda che segue.

In Umbria, precisamente a Todi, la direttrice di una biblioteca comunale viene rimossa. Questo è accaduto perché si è rifiutata di rimuovere i libri che promuovessero la teoria gender.

La vicenda ha inizio nel 2017, quando la giunta guidata dal sindaco Antonino Ruggiano chiede a Fabiola Bernardini (la direttrice della biblioteca) di rimuovere ed in seguito inserire in una lista tutti quei libri dai “contenuti sensibili“.

teoria gender

La direttrice si rifiuta, in quanto ritiene che i libri in questione, oltre che essere per bambini, trattano l’argomento in maniera molto sensibile utilizzando animali e contestualizzandoli in un ambito fiabesco. Un libro, ad esempio, mostrerebbe due pinguini maschi che si prendono cura di un uovo. Insomma: per la direttrice questi libri non arrecherebbero nessun danno e non dovrebbero essere considerati dai “contenuti sensibili”.

A seguito di questo fatto, avviene un’altra polemica: il sindaco, per la prima volta nella storia di Todi, dice no alla manifestazione del 25 aprile organizzata dall’Anpi e a cui Fabiola è iscritta.

A seguito di questi fatti, tutto sembra essere tornato alla normalità, perlomeno fino al 6 maggio: la bibliotecaria infatti ha partecipato alla Giornata delle famiglie arcobaleno. La direttrice viene ripresa dalle telecamere e rischia di perdere il lavoro.

Pochi giorni dopo i fatti, Fabiola viene trasferita nell’ufficio urbanistica, nonostante abbia tutte le carte in regola per svolgere il lavoro di bibliotecaria (ha infatti una laurea in Lettere ed una specializzazione in paleontologia).

Celere la reazione della Cgil che ha denunciato la “mancanza di chiarezza” che ha riguardato questo spostamento. Inoltre Omphalos (comunità LGBTI per l’Umbria) ha mostrato piena solidarietà nei confronti della direttrice, parlando in maniera azzardata di “dittatura nera”.

Senza porre un giudizio sul fatto in questione, è bene ricordare cosa dice la Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” art. 21 Costituzione della Repubblica italiana.