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In Italia si sta sviluppando un fenomeno piuttosto singolare che sta iniziando a far preoccupare molto le famiglie italiane. Nonostante non vi siano ancora dati certi, si stima che siano circa 100 mila i ragazzi Hikikomori di età compresa tra i 13 e i 20 anni. Il fenomeno, che sembra colpire in percentuale maggiore i maschi piuttosto che le femmine, non sembra diminuire ed inizia a diffondersi in tutta Europa.

Gli Hikikomori sono ragazzi che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, cercando di ottenere livelli estremi di isolamento. Questa condizione si verifica a seguito di fattori personali e sociali di natura varia. Hikikomori o引きこもり è un termine giapponese che significa “stare in disparte, isolarsi”. Il fenomeno è nato proprio in Giappone e si sviluppa in contesti familiari dove la figura paterna è assente e sussiste una eccessiva protettività materna. Inoltre l’eccessiva pressione della società giapponese riguardo l’autorealizzazione e il successo personale aggravano questa condizione.

Hikikomori

In Italia comunque le famiglie si stanno iniziando ad organizzare, creando una vera e propria rete sociale per aiutarsi vicendevolmente con consigli e racconti. L’Associazione “Hikikomori Italia Genitori”, è nata nel giugno 2017 ed è diventata l’estensione del gruppo Facebook. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le istituzioni e ottenere maggiori servizi, soprattutto in relazione alla scuola.

La situazione di malessere solitamente si sviluppa col passaggio dalle scuole medie alle superiori. È proprio in questo frangente che i docenti ed i compagni di scuola svolgono un ruolo veramente importante di supporto nei confronti dei genitori con figli Hikikomori che, nella maggior parte dei casi, temono di essere i responsabili.

I ragazzi Hikikomori si isolano quasi totalmente, l’unico legame con la realtà è rappresentato dalla rete, che però non rappresenta una vera trasposizione del mondo all’esterno, ma almeno non sono isolati del tutto. L’obiettivo è quello riportare i ragazzi in una situazione di normalità e di permettere loro di riacquistare la normale capacità di socializzazione.