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Mentre mi trovavo a nuotare in un mare di carte, di anno in anno più farraginose e inutili, mi sono chiesta, prendendo a prestito la saggezza antica, cui prodest? A chi giova?

Non certo ai nostri ragazzi, il bene più prezioso secondo me, la vera forza “che move il sole e l’altre stelle” e ti fa amare a infinito un mestiere sempre più vilipeso e socialmente screditato.

Non giova neppure alle famiglie, alle quali non interessano di certo il burocratese autoreferenziale, il sapere ridotto a bignami e crocette, i livelli di competenza declinati tra tecnicismi e documenti prolissi.

Non giova ai docenti sempre più oberati, sminuiti, parcellizzati in micro-categorie e sovente incapaci di qualsiasi afflato di gruppo.

Mentre i governi di turno irridono e sviliscono la cultura e l’istruzione, non di rado gli insegnanti, invece di fare squadra, giocano a un triste “io (e soltanto io) speriamo che me la cavo”.

Certo, i tempi cambiano e la diade insegnamento- apprendimento non può mai e poi mai rimanere ancorata a vecchi stereotipi, ma qui siamo al di là di ogni ragionevole adattamento.

Con la scusa del docente del nuovo millennio, flessibile e multitasking, lo si è trasformato in una figura indefinita, a tratti persino grottesca.

A volte è un applicato di segreteria addetto a lavori compilativi, altre un animatore-babysitter, oppure è un pubblicitario per mirabolanti attività che mai si realizzeranno, un web master, un tecnico del Wi-fi, del suono, delle luci o persino delle caldaie, un fotografo per celebrare o autocelebrarsi in qualche sito o social, un gendarme, un anchorman per gli eventi che ormai prevalgono su lezioni e contenuti, un clown, un vigilante.

Credo, al di là di ogni iperbole, che dovremmo riprenderci la didattica e, con essa, la dignità.

Riprendiamoci La Didattica

Questo non significa, con italica furbizia, cercare di sottrarsi agli impegni, anzi. Significa avere chiaro il proprio ruolo, dare valore al tempo in aula, recuperarne una scansione distesa e fatta a volte, perché no, anche di metodi tradizionali, all’uopo rielaborati e usati con buon senso. Significa allenarsi, e allenare gli studenti insieme a noi, alla libertà, al rispetto, al pensiero critico e consapevole: valori che avremmo il dovere imprescindibile di trasmettere agli uomini di domani.

Significa recuperare coesione e non fomentare la scuola del “divide et impera”, delle elargizioni una tantum, dell’essere chini e proni, mentre nella sostanza si dissolve qualsiasi forma di meritocrazia.

La scuola, infatti, dovrebbe rappresentare una forza eversiva rispetto a una società che tende all’appiattimento, al servilismo, all’ottundimento.

A tratti, invece, sembra che essa ne riconfermi la sostanziale fluidità, l’inadeguatezza, la superficialità.

A meno che non si decida di limitarsi a preparare futuri YouTuber, segretari dell’opinione dominante o influencer.

Ritengo che anche la fantomatica “utenza” sia stanca di questa scuola ostentata, ripiegata su se stessa, attuabile solo in un iperuranio immaginario. E che alla stessa famigerata utenza, talora, non resti che tirare schiaffi a un’istituzione di cui non riesce a cogliere più ne’ l’identità nè la funzione.

Un’istituzione in cui non ha più fiducia. È paradossale notare che, da quando esistono “i patti formativi”, si sia affievolito un sereno scambio tra le parti.

A riprova della distanza incolmabile tra la scuola degli annunci, dei documenti, degli acronimi per addetti ai lavori e la scuola vera, concreta, reale.

Di tutto ciò non pagano il fio solo quei grigi, insopportabili e lamentosi compilatori di carte che nessuno ormai difende più.

Di tutto ciò rischiano di farne le spese, con danni ingenti, loro, il centro di tutto, la parte che andrebbe tutelata a spada tratta: i nostri bambini , i nostri ragazzi.

Loro, con il sacrosanto diritto ad avere docenti che procedano a schiena dritta, solidi, formati non per essere semplici impiegati di una pubblica amministrazione, non per tirare avanti, aspettando il ventitré del mese in balia delle politiche o delle mode del momento.

Riprendiamoci la didattica, riprendiamoci la dignità!

 


Autore articolo
Isabella Tonucci

Isabella Tonucci

Insegnante blogger

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