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Ogni anno, ad inizio Aprile, i rappresentanti editoriali arrivano in aula professori seminando il panico, la curiosità o il fuggi fuggi generale: alle 7.45 sono in azione, scombinando i rituali mattutini di caffè, fotocopie, saluti, per elencare in modo dettagliatissimo le portentose novità dei loro testi scolastici.

 

Per limitare l’offerta è necessario bloccarli subito, indicando con precisione le materie che per l’anno successivo potrebbero essere interessate dal cambio di testo, tuttavia si è travolti dal puro e spietato marketing; al suono della campanella, ti rendi conto di aver ascoltato per venti minuti termini che neanche sapevi esistessero nella didattica della tua materia: concept multicomprensivo, temi di realtà approfondita, inclusività personalizzata. Con il registro sottobraccio abbandoni il rappresentante con la consueta frase: “Li appoggi lì, poi li guardo”, ovviamente senza aver preso il caffè e con le fotocopie ancora da fare.

 

Scegliere un libro di testo

 

Aprile è un periodaccio per gli impegni, i consigli di classe, i collegi docenti, la primavera e la sonnolenza incombenti… la voglia e il tempo di spulciare i nuovi libri di testo non c’è. Ciononostante, bisogna farlo e anche in fretta, perché i testi da cambiare sono da sottoporre al consiglio di classe delle classi in uscita (nel mio caso la terza media) e devono essere approvati dai rappresentanti dei genitori, che ogni volta ti fanno la stessa domanda: “Perché devo approvare un testo della futura prima media, se mio figlio l’anno prossimo sarà alle superiori?”. E qui, giuro, non so rispondere altro che un timido e imbarazzante: “Eh, la burocrazia”.

 

Dopo aver incontrato in pochi giorni almeno mezza dozzina di rappresentanti, si raccolgono tutti i volumi della materia per la quale è necessario cambiare il libro di testo e si fa una prima scrematura: i libri troppo costosi vengono eliminati automaticamente, senza nemmeno guardarli; questo perché la quota di spese annuali resta sempre lo stesso, quindi non si può mai spendere più di quanto si è speso l’anno precedente. Probabilmente si eliminano anche delle perle rare, ma non ci si può fare nulla: il tetto di spese comanda.

 

Inizia quindi il lavoro di comparazione, di analisi, di confronto.

 

Ci sono alcuni trucchi iniziali che assottigliano la scelta, ad esempio quante pagine vengono dedicate ad un argomento, quale approfondimento per un tema, quanti esercizi per un complemento. Tolti i testi troppo superficiali o quelli troppo prolissi, si passa alla didattica inclusiva: si eliminano i libri scritti troppo in piccolo, quelli con grafica troppo elaborata, quelli che non hanno esercizi di recupero, quelli che non hanno volumi o capitoli per gli alunni con disturbi dell’apprendimento.

 

Alla fine rimangono due o tre scelte, una è molto probabilmente la versione nuova del vecchio libro di testo, che di solito però offre esclusivamente una grafica più accattivante o approfondimenti online; le altre sono leggermente migliori in alcuni punti, ma sembrano lacunose in altri. I dubbi verranno cancellati solo dopo aver adottato il testo e averlo provato in classe con i ragazzi, sentendo le loro lamentele o i loro elogi sulla chiarezza o la difficoltà di esercizi e spiegazioni.

 

Devo confessare che faccio questo lavoro di valutazione e di scelta solo per Storia e Grammatica perché uso pochissimo i libri di testo. Odio le Antologie, che mi hanno sempre dato l’idea dell’aperitivo, dello stuzzichino, della nouvelle cuisine: letture troppo varie e troppo limitate. Da anni ho sostituito questo testo con due o tre libri di narrativa da leggere e analizzare in classe, una dispensa autoprodotta sui temi di epica o di letteratura e un libricino Invalsi per esercitarsi alla prova d’esame. Ho rimpiazzato anche il testo di Geografia con lavori di gruppo al computer o schede prodotte da me o dagli alunni. In Storia uso la tecnica della lezione partecipata e i ragazzi prendono appunti e intervengono; mi sono resa conto però che il testo è importante per loro soprattutto come strumento di ripasso, da unire agli appunti e alle mappe concettuali fatte in classe. L’unico libro che non potrei abbandonare è grammatica, ma lo ridurrei a quaderno operativo, eserciziario, visto che detto le “regole” sul quaderno, quindi il mio criterio di scelta è limitato alla domanda: quanti esercizi offre questo libro?

 

Per concludere, la scelta del libro di testo non è quasi mai una pratica superficiale e casuale, è un lavoro che porta via tante ore, crea dubbi, mette in crisi, fa discutere, fa riflettere… nel frattempo gli incontri con i genitori continuano, le riunioni incalzano, la didattica non si ferma. Se siamo fortunati, troveremo altri colleghi con i quali confrontarci e con i quali dividere il lavoro; se siamo meticolosi, spulceremo personalmente ogni volume per controllare tutti i vantaggi e gli svantaggi che il singolo testo offre;  se siamo superficiali, delegheremo ad altri la scelta. L’unica certezza è che, dopo averlo adottato e usato, il testo scelto ci deluderà; l’unica speranza è che la delusione si limiti a piccole parti secondarie.

 


Autore articolo
Sonia Russo

Sonia Russo

Insegnante

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