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I 10 saranno sostituiti dalle A e i quattro saranno sostituiti dalle E. Ma in fin dei conti, cambierà qualcosa per i voti?

Sempre valutazioni sono. Non ci saranno più medie numeriche e quindi gli alunni non subiranno l’ansia del voto. Ma sempre una media dovremo fare per stabilire se un bambino merita A, B, C, D, E.

Quindi in fin dei conti penso non cambi nulla.

I bambini che avranno A sono quelli che prima avevano 10 e quelli che avranno E sono quelli che prima avevano 4… Quindi? Abbiamo valutato secondo una media? Una valutazione c’è stata, lettere o voti che siano. È stato pensato tutto tenendo presente i concetti pedagogici, hanno detto.

Ma quando i bambini, che sono molto curiosi e si interessano della loro valutazione, ci chiederanno cosa significa la E, cosa diremo per non mortificarli?

“‪#‎E‬… E che la prossima volta farai meglio!” Ecco cosa significa la E.

E gli altri voti?

‪#‎A‬…Andiamo avanti così dai…
‪#‎B‬…Beh ti stai impegnando proprio bene…
‪#‎C‬… Ci stai provando e la prossima volta farai meglio…
‪#‎D‬…Dai su che ce la puoi fare…

voti

Al di là di voti in lettere o in numeri, il percorso apprenditivo di un alunno noi lo riusciamo a valutare dalla sua voglia di imparare, dal piacere di andare a scuola ogni mattina, dai piccoli sforzi che riesce a fare.

Ci sono alunni che quello che fanno è frutto solo ed esclusivamente del loro impegno. Non tutti hanno genitori che li supportano e li aiutano e quando noti un piccolo progresso accompagnato dalla frase:

“Maestra, l’ho fatto tutto da sola perché nessuno mi poteva aiutare…”
“Brava, sono felice perché sei riuscita a fare bene”
“Maestra se sei felice tu, lo sono anch’io “.

Ecco, in questi casi capisci che non c’è numero o lettera che possa dare valore a quel progresso…è un valore inestimabile.

Riguardo alla valutazione il grande Alberto Manzi disse una volta: “Ho due bambini, uno fa il dettato senza errori, cosa gli devo dare in base alla vostra valutazione decimale? Ovviamente gli devo dare dieci. Un altro bambino fa trenta errori: che voto gli devo dare? Sottozero? Normalmente gli si dà quattro. Dopo quindici giorni, il primo, che non aveva fatto errori, fa due errori; gli do otto che è sempre un bel voto, però lui è andato avanti o è andato indietro? Il secondo bambino, che aveva fatto trenta errori, la seconda volta ne fa 22, ma secondo quel criterio il suo voto rimane sotto zero. Ora, a quello che ha preso otto non posso dirgli: -Guarda che sei andato male-, mentre al bambino che è passato da trenta a 22 gli devo dire: -Bravo-, ma in realtà non glielo posso dire perché in base al voto, lui rimane cretino. Ma io sono sicuro che se gli dico -Bravo!-, la volta successiva di errori ne farà quindici”.

Penso che ognuno di noi si ritrovi in questo splendido ragionamento


Autore articolo
Zina Cipriano

Zina Cipriano

Insegnante

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