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Questo mese l’esigibilità sarà anticipata e verrà accreditato il tanto atteso aumento con somme che vanno in base all’anzianità di servizio. Lo stipendio relativo al mese di giugno, riguardante insegnanti e dipendenti del comparto Scuola di ruolo e con contratto a tempo determinato o di supplenza con scadenza il 30 giugno oppure il 31 agosto, sarà emesso, dunque, anticipatamente e conterrà anche l’aumento stipendiale previsto dal nuovo Contratto di lavoro 2016/2018 che è stato approvato in via definitiva il 20 aprile scorso.

Solitamente, l’emissione ordinaria dello stipendio è fissata il giorno 23 di ogni mese ma, in giugno, tale giorno cade di sabato per cui sarà esigibile il giorno prima, cioè il venerdì 22. In base alle modalità dell’istituto bancario o postale al quale i dipendenti fanno riferimento, il caricamento degli emolumenti potrà avvenire nell’arco di tutta la giornata, come accade di solito.

mese di giugno

La notizia dello stipendio anticipato è riportata sul portale Noipa che ha comunicato, tramite un messaggio, l’anticipo di un giorno delle spettanze. Per il comparto Sanità, l’esigibilità è fissata per il giorno 27, come ogni mese. Come per il Comparto Scuola, anche in questo settore, se il giorno cade di sabato o di domenica, è anticipata al venerdì, se, invece, coincide con un festività infrasettimanale, la possibilità di riscossione avviene il giorno precedente.

STIPENDIO DI GIUGNO CON AUMENTO

Lo stipendio sul cedolino di questo giugno sarà più cospicuo per il tanto atteso aumento previsto e confermato nel recente contratto di lavoro 2016/2018. La somma si aggira, mediamente, intorno ai 50 euro netti; chi possiede minore anzianità di servizio avrà un importo della contribuzione previdenziale e un’aliquota Irpef inferiori.

Lo scorso 28 maggio erano stati accreditati, con emissione speciale, gli arretrati con un pagamento una tantum, quindi senza che siano previste ulteriori rate. Le suddette somme erano riferite al periodo che va da gennaio 2016 a maggio 2018. Sia gli aumenti che gli arretrati sono stati considerati, da chi opera nelle Scuole statali italiane e dai sindacati, cifre troppo basse ma, comunque, questo cambiamento rappresenta un passo avanti avendo interrotto il blocco dello stipendio che persisteva da anni.