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Gli Strumenti Digitali Sono Roba Inutile: un Bambino Ha Bisogno di Stimoli Reali Per Imparare e Crescere


Un tempo neanche troppo lontano non c’era la LIM, in aula si usava la lavagna tradizionale, quella nera. A volte si divideva lo spazio della lavagna in due parti tirando una riga verticale con il gesso. Da una parte c’era un testo scelto tra quelli dei bambini, dall’altra si apportavano le correzioni e i miglioramenti in un lavoro collettivo. Un’operazione lunga che si sviluppava con il confronto e con il vocabolario.

Oggi c’è la LIM, ci sono i libri di testo digitali, i computer e le stampanti: quali miglioramenti hanno apportato?

Spesso nessuno. Ma il problema non sono gli oggetti, anzi. Le nuove tecnologie hanno un potenziale enorme che ancora non sappiamo sfruttare, possibilità di miglioramento della didattica finora neppure immaginate.

Ma se l’insegnate con la LIM sopra la testa, per fare lezione utilizza un libro e fa scrivere agli alunni sul quaderno, a che cosa servono questi nuovi strumenti digitali?


Gli strumenti, da soli, non servono a un bel niente, perché non possono prescindere da chi li utilizza. Allora occorre investire sulla formazione degli insegnanti, prima di tutto.

Il discorso però è più complicato, perché a un certo punto si inserisce anche una riflessione sulla differenza di esperienza, sensoriale e virtuale, che i nostri bambini hanno a disposizione. Gli strumenti digitali, in certi casi e soprattutto fino a una certa età, sembrano roba inutile. Un bambino ha bisogno di stimoli reali, per crescere e imparare.

Un bambino impara a parlare perché sente il bisogno di comunicare con le persone intorno a lui e recepisce gli stimoli delle persone che gli vogliono bene. Allo stesso modo impara a camminare.

Per questi apprendimenti, non esistono altre strade. Non servono tecnologie digitali, non esistono scorciatoie. Il tempo diventa quindi un fattore fondamentale, spesso in contrasto con i ritmi della modernità.

stimoli reali
credit: castilentinblog.wordpress.com

Tutto questo non vuol dire tornare indietro. Non si traduce in ostilità nei confronti degli strumenti digitali. È soltanto un invito a una presa di coscienza, un memorandum per tutte quelle situazioni in cui costruiamo magiche aspettative sulla tecnologia: ricordiamoci che ogni passaggio della vita ha esigenze, necessità diverse. Da affrontare in modo adeguato e con strumenti differenti.

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