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I numeri. Il problema sono i numeri. O meglio, le medie matematiche dei voti scolastici.

Ora mi spiego: sono un’insegnante di lettere presso una piccola scuola della provincia di Udine e ogni anno, all’avvicinarsi degli esami, sale la tensione.

Il problema, come dicevo, risiede nel fatto che la legge ci impone di licenziare gli studenti con un voto numerico che corrisponde alla media matematica fra sette indicatori: voto di ammissione, voti delle cinque prove scritte (fra cui l’Invalsi) e voto del colloquio orale. Punto. Media matematica arrotondata allo 0,5 superiore.

La mia domanda è: perché?

Immaginiamo il caso: studente dal rendimento medio, pagella da 7-8, ma che si è sempre impegnato, pur con le sue difficoltà in alcune materie. Lo si ammette col 7, perché “L’8 all’esame non lo tiene” oppure con l’8, perché “Si è sempre dato da fare, è giusto evidenziare il percorso e il progresso”? E giù liti furibonde, oppure accordi massonici per ottenere alleanze in fase di voto di maggioranza.

E poi? Quanto pesa quel voto, che rappresenta il percorso triennale dello studente, il suo vissuto scolastico, la valutazione che i docenti hanno dato alla sua preparazione ma anche alla sua storia personale? Un settimo. Come il voto della prova Invalsi (sul merito della quale non entro, al momento, poiché il discorso si farebbe troppo lungo). Tre anni valgono come una prova scritta.

voti scolastici

Bene, poniamo che il nostro sia stato ammesso con l’8 perché  è stato valutato, non semplicemente misurato. Poniamo ora che, malauguratamente, gli esami scritti vadano peggio del solito, può capitare. A questo punto il partito dei “duri e puri” gongola: visto che l’8 non lo tiene? Invece il partito dei “generosi” si mangia le mani. Sta di fatto che il ragazzo non raggiunge la famosa media matematica. Esito: misurando oggettivamente la qualità delle prove, il malcapitato esce col 7. Ciò significa che i suoi insegnanti, che avevano voluto – seppure a maggioranza –  evidenziare il positivo che c’è in questo giovanotto, hanno sbagliato il loro giudizio: l’8 non ci sta proprio.

Siamo sicuri che sia proprio così?

Io credo che molti si ritroveranno in questi miei “poniamo che” e chiedo: come la risolvete, voi?

Alcuni diranno che basta tenersi prudenti nell’attribuzione del voto di ammissione e poi “vedere come va l’esame”, ma come vuoi che vada l’esame? Perché all’esame uno studente dovrebbe rendere più di quanto ha sempre fatto? Semmai può andare in crisi e fare un pasticcio, ma il miracolo lo vedo difficile. E allora si rischia un dannoso (a parer mio) appiattimento verso il basso: non ci si sbilancia per timore delle défaillances. Si rimane inchiodati alla fredda misurazione di una performance, invece che guardare un po’ più in là.

Il legislatore ha il suo bel dire di fare appello alla professionalità docente, di sollecitare gli insegnanti a valutare (nel senso più alto del termine) anche le prove d’esame: non sarebbe più semplice tornare al sistema secondo cui la valutazione finale non dipenda in modo così stringente dalla media dei voti? Non sarebbe meglio poter conferire al voto di ammissione un peso maggiore e il restante suddividerlo fra le varie prove d’esame?

Alessandra Vidal, insegnante

3 Commenti

  1. Assolutamente d’accordo con te. E’ successo anche con vari alunni nella mia scuola, ammessi con il 9 e usciti con l’8, ammessi con il 7 e usciti con il 6 (anche per “merito” della prova invalsi, di cui è meglio non parlare…!). A scapito, secondo me, di materie che nell’esame hanno troppo poco peso: supervalutate italiano e matematica (due scritti appositi, e poi pure l’invalsi, e in più l’orale) e sottovalutate altre materie come arte, musica, ginnastica, tecnica, che hanno solo la loro piccola fetta all’orale… Insegno anch’io lettere, ma questa sproporzione danneggia gli studenti che alle medie hanno il diritto di essere valorizzati in tutte le discipline!

    • E già ..mia figlia è stata ammessa con 10 ed uscita con 9 la stessa valutazione di alcuni che hanno dato poco e sotto il 10 e lode di una ragazzina che ha imbrogliato x 3 anni facendosi interrogare solo se preparata ed elemosinando (con sua mamma ) verifiche scritte programmate perché il più delle volte si assentava per non svolgerle con gli altri. Cosa dire noi abbiamo insegnato a nostra figlia ad essere corretta e la scuola Marconi di Cusano Milaninobha rinforzato in lei l’idea che vincono i raccomandati !!!?

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