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Questa volta parliamo di Mutismo Selettivo e arteterapia con il Dottor Matteo Corbetta, arterapista, che collabora con la Dottoressa Claudia Gorla dello Studio S.m.a.i.l. di Cesano Maderno.

Domanda: Dottor Corbetta arteterapia e mutismo selettivo: quale relazione? L’arteterapia può essere complementare e integrarsi alla psicoterapia nel caso del mutismo selettivo?

Risposta: Certamente, l’arteterapia si integra alla psicoterapia diventando un ulteriore aiuto soprattutto quando si prendono in considerazione le difficoltà di comunicazione. Prima di entrare nel dettaglio di come l’arteterapia interagisca con i bambini con mutismo selettivo, vorrei fare una premessa per spiegare cosa s’intende per terapia indiretta e diretta. Io collaboro con la Dottoressa Claudia Gorla, psicoterapeuta sistemico-relazionale, e lei nei casi di bambini al di sotto dei 6 anni adotta la terapia indiretta, vale a dire che non è il bimbo che va nel suo studio ma i genitori, perché lavorando con loro si sviluppano dei cambiamenti che poi portano benefici anche al bambino.

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Quando ci sono resistenze per cui i genitori faticano nel mettere in atto le strategie suggerite dalla terapista (per motivi contingenti), o non possono iniziare una terapia indiretta, o il bambino è in un momento di particolare chiusura, o di impasse in cui non ci sono progressi, allora la Dottoressa Gorla propone di iniziare un “percorso” con l’arteterapia.

D: Dottor Corbetta come inizia? Qual è l’approccio pratico? Insomma, ci racconti il primo contatto.

R: Per prima cosa mi presento al bambino e spiego in breve il lavoro che verrà fatto, con parole comprensibili e adatte all’età del bambino. Questo è l’impatto, in seguito preferisco comunicare con un canale non verbale e potete immaginare quanto questo sia fondamentale nel caso di bambini con mutismo selettivo. È mia premura rendere il setting in cui “lavoriamo” un luogo accogliente, dove vengano favorite le interazioni e nel quale ci si possa esprimere attraverso il disegno, la creazione di forme e la produzione di immagini. Devo dire che l’approccio ha sempre un esito positivo ed è spesso empatico, malgrado le normali difficoltà di essere in un luogo nuovo con un estraneo. Nessun bambino, in questi anni, ha mai sentito la necessità di uscire dalla stanza di arteterapia. È necessario rispettare i loro tempi, è probabile che in una prima fase il bambino abbia la necessità di tenere sotto controllo ogni movimento del terapista e sia attento agli stimoli contestuali. Con il trascorrere del tempo nella stessa seduta, o in quelle successive, si instaura in modo naturale la relazione con i materiali e con il terapista stesso.

D: In che modo si lavora poi con il bambino con mutismo selettivo nel setting e a scuola?

R: Nel setting si crea una relazione basata inizialmente sul non verbale, ponendo l’attenzione sulle caratteristiche e le predisposizioni del bambino, si cerca di capire ciò che gli piace e da lì s’impronta un percorso. Il terapista in questo caso sarà attento ad osservare i movimenti, anche gli sguardi a volte, se sono attenti ad alcuni materiali, se osservano qualche strumento proposto, oppure è importante osservare come un bambino entra in seduta. Spesso per iniziare a creare una relazione, durante il primo incontro, osservo se il bambino o la bambina indossino una maglia o una felpa particolari, un braccialetto, un orologio di una squadra o di un particolare personaggio della tv. Diventa importante, osservare, cercare un elemento in grado di colpire o stupire il bambino per iniziare a trovare un elemento di comunicazione. In questi casi provo a disegnare i personaggi che “indossano”, a ricostruire braccialetti, collane o bandiere della squadra del cuore. È molto importante riuscire a catturare l’attenzione dei bambini in modo che possano iniziare a “fare”, a concentrarsi sulla proposta concreta, abbassando così la paura rispetto al giudizio del loro operato. È in questo modo che favorisco la prima interazione.

Con queste “strategie” entro in relazione con il mondo del bambino, poi pian piano con diverse tecniche sposto l’attenzione sul bambino, sul suo mondo, sulla sua famiglia e gli elementi che lo circondano. Se il bambino è molto chiuso anche fisicamente, tento di far ampliare i movimenti, nei gesti, oppure se predilige nel disegno una struttura dell’immagine piccolissima, cerco di portarlo a disegnare un’immagine più grande. Le proposte di cambiamento vengono effettuate come gioco, mai imposte, per esempio gli posso dire “ho visto che hai disegnato un‘immagine piccolina, proviamo a pensare di avere una lente d’ingrandimento e proviamo a disegnarla più grande?” questa proposta di ampliare il disegno e quindi anche il supporto, il foglio più grande, porta il bambino a lasciarsi andare, ad ampliare il gesto col movimento del braccio, ad ampliare anche la coloritura non lavorando più in uno spazio piccolo. Anche la scelta del materiale è molto importante, ci sono bambini che prediligono la matita e il pastello perché sono più controllabili, e pian piano all’interno del setting si propone la tempera, l’acquarello il gessetto, colori che sono meno governabili e permettono quindi di lasciarsi andare.

Abbiamo visto che spesso, accanto a questa proposta di creazione delle immagini, funziona molto il lavoro nonsense. Per i bambini che controllano anche il minimo gesto a causa della loro paura di sbagliare, della loro paura di rendersi troppo visibili o più semplicemente a causa del livello d’ansia che provano, il lavoro “nonsense” è molto importante. Un disegno che non abbia finalità precise permette sia di cambiare modalità di lavoro, sia di sperimentare che non succede niente, e che si è capaci. Questo lavoro in termini pratici può declinarsi nel disegnare linee di colore, come strade che percorrono tutto il foglio e lo riempiono.

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A volte si può utilizzare come tecnica l’utilizzo della mano non dominante, rendendo ludica la proposta effettuata, quindi il bambino destro utilizza la mano sinistra e viceversa (per avere minor controllo), oppure si passa dal pennarello al pennello, e dal pennello alla pennellessa. Spesso propongo solo di colorare un foglio con un unico colore, con una pennellessa o un rullo, con la “scusa “di farlo diventare lo sfondo sul quale saranno inserite delle immagini create precedentemente. Questa libertà porta il bambino a non essere più preoccupato di dover fare qualcosa di bello e perfetto, lo porta a lasciarsi andare, a “fare”, semplicemente senza che questo “fare” debba essere necessariamente preciso. In altri casi si utilizzano altri materiali come l’argilla, la sabbia, l’impasto della farina, e il bambino non percepisce subito quale sia il fine, ma prende contatto con il materiale, mischiando, sporcandosi, creando poltiglie, che poi diventano nel setting le “pozioni magiche”, fino addirittura a permettergli di lanciare i colori.

Queste tecniche, queste idee le ho sperimentate e le sto sperimentando insieme ai bambini e ai ragazzi, sul campo, nel setting. Purtroppo, non esiste letteratura inerente al mutismo selettivo e Arteterapia. Mi sono reso conto che la possibilità di creare poltiglie, lanciare i colori, strappare pezzi di carta per poi incollarli senza creare un’immagine, sono tutte modalità che permettono al bambino di lasciarsi andare. Spesso i bambini con mutismo selettivo sono molto trattenuti, molto chiusi anche fisicamente. La possibilità di lasciarsi andare rappresenta un ottimo canale per abbassare l’ansia, ed è sorprendente vedere come questi bambini mentre “lavorano” in piena libertà, si lascino scappare uno starnuto, tossiscano, inizino magari a cantare una nenia a voce bassissima, ed emettere suoni onomatopeici, o a soffiare il colore, il che dimostra come comincino a sentirsi a loro agio. Soffiare è importante, soffiando si lascia uscire qualcosa, ci si libera dalla modalità di trattenere, anche il battere i pennelli, battere sul tavolo, sono tutte manifestazioni del sentirsi a proprio agio. L’ho ripetuto spesso lo so ma è una caratteristica dei bambini con mutismo selettivo quella di controllare tutto i gesti, e il corpo, attraverso questa libertà di espressione si può con il tempo passare a immagini più eloquenti, cioè le immagini che i bambini possono utilizzare per raccontare.

Quindi nel caso della terapia indiretta al bambino che non è pronto per età e modalità a partecipare alla psicoterapia, proponiamo l’arteterapia.

D: Continui a descriverci il suo lavoro pionieristico, Dottor Corbetta, trovo molto bello questo scoprire insieme ai bambini e ai ragazzi i giochi, i gesti, l’uso dei colori in totale libertà.

R: Ogni bambino ha una sua storia, ha le proprie modalità di affrontare un luogo nuovo, quindi prima di tutto noto lo sguardo, se è presente, se mi guarda, se è evitante, poi osservo i cambiamenti posturali, noto se c’è una predisposizione per un materiale od un altro. Effettuata questa prima “conoscenza” cerco di mettere in atto un progetto individuale all’interno del quale i bambini possano pian piano esprimersi utilizzando i materiali, lavorando su una mediazione non verbale per esprimere il loro mondo e le loro emozioni, attraverso la creazione di immagini, di giochi con i colori, di creazioni di forme.

D: Lei ha affermato che di letteratura su mutismo selettivo e arteterapia ce n’è veramente poca o forse per nulla quindi il vostro è veramente un lavoro sperimentale?

R: Esatto! Il nostro lavoro è stato in qualche modo sperimentale, pur essendo l’Arteterapia una disciplina efficace in grado di indurre cambiamenti a livello emotivo, di comportamento e di percezione di sé. Siamo partiti come studio S.m.a.i.l dal presupposto che l’arteterapia predilige il canale non verbale, sappiamo che il bambino con mutismo selettivo predilige la comunicazione non verbale, anche se per alcuni di loro è difficile perfino lasciare una traccia non verbale, anche solo disegnare, e da questi presupposti è partito tutto. Abbiamo verificato che portare l’attenzione sul disegno, sul foglio, sul colore aiuta ad abbassare il livello d’ansia, favorisce una comunicazione di tipo “altro” e favorisce in modo indiretto l’autostima, va a implementare e migliorare l’idea che il bambino ha di sé. All’interno del setting di arteterapia vengono fatti dei prodotti che io definisco sempre artistici (per me ogni immagine è un’espressione artistica del sé ), e abbiamo visto che essere nel contesto del setting protetto, dove non c’è il giusto o sbagliato, dove c’è la possibilità di esprimersi con i propri tempi e dove il conduttore, molto attento al tempo dell’altro, crea una relazione che sfocia spesso in un’alleanza terapeutica e successivamente nella tendenza a lasciarsi andare, a farsi vedere similmente al contesto di casa, dove per altro i bambini sono spesso vulcanici. Per i bambini con Mutismo Selettivo, partecipare alle sedute di arteterapia, potersi sperimentare in un luogo protetto diverso dalla famiglia è molto importante e con il tempo si può portare questa trasformazione anche nei contesti esterni, aprendosi poi a scuola, con gli amici e nelle situazioni sociali. Certo, è un lavoro che richiede tempo e unitamente deve essere fatto in collaborazione con la famiglia e tutti i contesti nel quale il bambino si trova inserito. Potersi però sperimentare all’interno del setting, abbassando il livello d’ansia diventa fondamentale per poi provarci all’esterno, con la collaborazione dei genitori e l’aiuto terapeutico degli psicoterapisti.

Passato un primo momento in cui la mia attenzione è concentrata su quanto produce il bambino, posso iniziare un dialogo non verbale all’interno del quale il bambino si senta compreso e possa esprimersi, in parecchi casi, il bambino, non più con un livello d’ansia elevato, inizia a farsi sentire, a produrre suoni che si trasformano in parole e frasi e con questi poi è possibile effettuare un lavoro di arteterapia che consideri come modalità d’espressione, anche l’utilizzo della parola.

D: Invece nel caso della psicoterapia diretta?

R: In questi casi i bambini sono più grandi e affiancano alla psicoterapia l’arteterapia, spesso il bambino arriva nel setting di arteterapia dopo aver incontrato la Dottoressa Gorla, portando già tutta una serie di immagini, e il lavoro complementare viene fatto dando voce a tutto quello è stato fatto, a volte avviene il contrario passano attraverso l’arteterapia e portano alla Dottoressa Gorla tutto il lavoro effettuato nei nostri incontri.

D: Dottor Corbetta lei lavora anche nelle scuole, le modalità sono diverse?

R: A scuola il mio lavoro è differente perché malgrado l’incontro avvenga sempre in una stanza, non è mai il setting dove lavoro normalmente, quindi ci si concentra più su un tema particolare ad esempio le emozioni, il tema dei colori, il tema del rispetto dell’altro ecc. La partecipazione dei bambini con mutismo selettivo a questi laboratori è importante, perché possono esprimersi a livello grafico esattamente come i compagni. Nel contesto scolastico fare gruppo, attraverso l’utilizzo di proposte espressive simili a quelle utilizzate nell’arteterapia, favorisce la loro partecipazione.

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D: Ultime due domande: ha incontrato molti casi di Mutismo Selettivo? E perché l’arteterapia è efficace per questo disturbo?

R: Sì, ho trattato molti casi di Mutismo Selettivo e ritengo efficace l’arteterapia perché permette al bambino di esprimersi attraverso un canale diverso dalla comunicazione verbale, diverso da quello della parola.

Posso affermare che la lungimiranza della dottoressa Gorla ha contribuito a far rientrare, almeno nei nostri studi, l’arteterapia come tecnica efficace per il trattamento del mutismo selettivo. Accanto all’arteterapia però deve essere fatto un lavoro di psicoterapia diretta o indiretta che coinvolga i genitori, al fine di rendere ogni trasformazione del sistema efficace e traducibile nel contesto esterno.

Come avranno già detto le mie colleghe e come diciamo spesso nei convegni, per i bambini con mutismo selettivo sono utili tutte le attività che favoriscono l’espressione non verbale. A tal riguardo sono da indicare anche la Musicoterapia, la Drammaterapia per quanto riguardo le tecniche terapeutiche espressive.

Il lavoro che effettuiamo all’interno del setting, soprattutto con i bambini più grandi può essere trasferito anche a scuola, ovviamente previo consenso del bambino. Io chiedo sempre a loro se vogliono portare a scuola le immagini prodotte o i disegni, in alcuni casi qualche lavoro è diventato all’interno della classe come una sorta di presentazione del bambino con mutismo selettivo.

Per quelli più piccoli che frequentano la scuola dell’infanzia o la primaria, il lavoro fatto in classe è efficace perché non mette al centro l’esigenza della parola, io consiglio sempre alle maestre di farli disegnare, farli mascherare, fargli battere le mani, soffiare all’interno di bottiglie, di tubi colorati, di creare dei giochi corali dove anche il bambino con mutismo selettivo possa farsi sentire senza dover necessariamente parlare. L’efficacia ci è confermata dai cambiamenti che vediamo nel corso della terapia e che sovente ci comunicano gli insegnanti che hanno rilevato come nel corso del tempo, questi bambini adottino modalità differenti dal momento della loro presa in carico.

Come professionisti dello studio S.m.a.i.l, siamo soliti recarci periodicamente nelle scuole per avere incontri di confronto con le insegnanti che ci riportano l’andamento in classe dei bambini, ci raccontano la modalità con cui il bambino che ci interessa, sta in classe, e con loro pianifichiamo il lavoro seguente e le strategie necessarie per rendere ancora più efficace il lavoro terapeutico fatto in studio, anche in classe.


Autore articolo
Adriana Cigni

Adriana Cigni

Organizzatrice di incontri di formazione gratuiti sul Mutismo Selettivo in tutta Italia

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