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Sulle parole della canzone “Guerriero” di Marco Mengoni, Paola Cortellesi inizia il monologo sul bullismo: “mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia”. Interpretato durante lo show di “Laura&Paola”, la Cortellesi racconta la storia di questo studente vittima di bullismo durante tutto il suo percorso scolastico, fatto di insulti, offese e violenza fisica. Davvero molto emozionante: è consigliata la riproduzione del video all’interno delle vostre Scuole!

monologo di Paola Cortellesi sul bullismo

LETTERA: COSA RIMANE DOPO IL BULLISMO

Non riuscivo a dirlo, a mio padre e a mia madre, che la sensibilità accuratamente trasmessa non era ben vista nella mia scuola. I miei compagni, più crudi ed insensibili di me, vedevano questa virtù dell’anima come una cosa da sfigato, da debole, da debellare.

Il mio non saper reagire, il mio accettare tutto con un sorriso sperando che domani tutto sia finito, era diventato il cestino dei rifiuti degli sfoghi dei miei compagni. Riversavano tutto su di me e sulla mia sensibilità. Gli serviva per sentirsi vivi, per sentirsi grandi, per sentirsi adulti. Li capivo, anche io avrei voluto essere così.

Quindi me ne stavo zitto a subìre. Dire ai miei genitori che ero vittima di queste cose li avrebbero spaventati e, tornando a casa, non avrei mai voluto essere visto con gli occhi della compassione, quindi nascondevo tutto. Avevo tutte sulle mie spalle. Sapevo di essere una brava persona prima e un bravo studente dopo, ma la crepa incominciava ad essere fastidiosa, perché non parlavo più a casa, mi ero abituato ai vari aggettivi o ai vari gesti idioti in cui la mia reazione sarebbe stata solo un pretesto per continuare ad umiliarmi.

Me ne stavo zitto, avevo perso la fiducia nei coetanei ed incominciavo a considerare sbagliati anche i miei genitori, che mi avevano trasmesso un’educazione inadatta al tempo in cui vivevo.

Quante lacrime versate e quante delusioni. Quelle rare ragazze che venivamo da me, mi facevano credere di essere interessante ma solo con l’intento di farmi aprire un po’ di più per poi, bum, umiliarmi e sminuire davanti a tutti.

Che stupido, avevo dato la colpa ai miei genitori per essere così. A distanza di anni non so come ringraziarli per avermi dato l’opportunità di vivere la vita in questo modo.

Guardo quei vecchi compagni bulli, spenti, demotivati, al bar davanti ad una soddisfacente ennesima birra, con l’inconsapevolezza di essere stati grandi e forti, quando grandi e forti non bisognava esserlo.

Vorrei abbracciarli, nemmeno la mia sensibilità è riuscita a salvarli”

“Sono Giovanni Catino e credo nell’amicizia”. Il commovente monologo di Paola Cortellesi che dice #MaBasta al Bullismo…

Pubblicato da Your Edu Action su Sabato 2 aprile 2016


6 Commenti

  1. Il “bullisimo” esiste da sempre.
    Io stesso che ho fatto le scuole negli anni ’80 ne sono testimone e a volte ne sono stato vittima.
    I racconti della Cortellesi non sono affatto nuovi e la situazione non deve scandalizzare o preoccupare. Dovrebbe fare riflettere voi tutti padri che temete di educare i vostri figli, troppo impauriti che la coerenza che l’arte di educare comporta vi richieda troppi sacrifici. Voi mammine che avete come modello le soubrette televisive e non Mary Poppins, che essere genitori é una responsabilità e che se non siete capaci di esserlo (e il comportamento dei vostri figli bulli ne è prova indiscutibile) fatene a meno. É meglio l’estinzione che l’amore degenerazione.

  2. E bravo Giacarlo Catino!!non è con l’odio che si sconfigge il bullo ,ma per abbracciare chi ti chiama “sterco”ci vuole tanto tanto coraggio!
    Ci sono passata anche io e quel coraggio non ce l’ho avuto,mi sono nascosta pensando che avevano ragione ,che valevo meno di loro,che se i miei avessero saputo come mi trattavano avrebbero capito quanto ero brutta e grassa e invece volevo che continuassero a vedermi come la loro bambina,ma dentro di me lo sapevo che ero una persona di cui tutti si sarebbero dovuti vergognare.
    Ora sò che invece avevano torto!so che erano solo dei bambini e a volte i bambini non si rendono conto del male che fanno ,delle ferite che producono certe parole,delle cicatrici che quelle ferite lasciano dentro!ora guardando le foto di quando ero piccola vedo che ero una bella bambina e non ero affatto grassa,avevano proprio torto!!

  3. sicuri che il bullismo non ha origini molto, molto più antiche che non il bambino scolastico? Per esempio la violenza sessuale, la negligenza, del genitore sul bébé ? Queste pratiche più che usuali dovrebbero essere discusse, denunciate ai genitori, spiegate le loro conseguenze !!!!

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