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Compiti a casa si o compiti a casa no? Questo argomento è sicuramente molto spinoso e coinvolge un po’ tutti: docenti, famiglie e alunni. La Francia ha dimostrato chiaramente la sua linea di pensiero, eliminando i compiti a casa anche alle scuole medie. In Inghilterra i genitori invece si sono dimostrati contrari al concetto di Homework-Free. E in Italia com’è la situazione?

cambiare la didattica

Sulla nota piattaforma Change.org è in corso da tempo una “rivolta” sotto forma di petizione animata dal dirigente scolastico di Genova Maurizio Parodi. Lo slogan è tanto semplice quanto esplicativo: “Basta compiti”. I classici compiti a casa sono stati definiti inutili, dannosi, discriminanti e malsani. E la petizione ha preso il volo, contando circa 30mila adesioni tra cui spicca anche qualche professore e diverse maestre.

L’idea di abolire i compiti in classe può piacere o non piacere, ma esiste un problema di fondo ed è espresso nella Carta Internazionale dei Diritti dell’Infanzia: il diritto al riposo si scontrerebbe con la libertà d’insegnamento. L’ex ministra Stefania Giannini fu categorica :”Non si possono cancellare i compiti per legge”.  La Ministra Valeria Fedeli invece non ha avuto un atteggiamento di chiusura, dichiarando :” Credo ci debba essere un atteggiamento migliorativo rispetto a quello tradizionale: ti faccio la lezione frontale, poi tu approfondisci a casa da solo

A Biella intanto è in corso una sperimentazione che poi è stata estesa a 166 scuole elementari e medie che comprendono 4 provincie italiane (Verbania, Milano, Torino e Trapani). La sperimentazione è stata ideata dal pedagogista e funzionario del Miur Raffaele Ciambrone e ha un concetto portante molto semplice: non basta rimuovere i compiti a casa se la didattica non evolve di conseguenza.
L’idea di partenza ha avuto inizio a seguito di una constatazione: gli alunni hanno un effettivo sovraccarico di lavoro. Le lezioni che durano per 6 o 7 ore sono stressanti e a queste si aggiungono anche i compiti da svolgere in autonomia a casa. Quindi nasce l’idea di sfruttare parte delle ore in classe per solidificare le cose apprese al mattino.

Interessante anche la modifica apportata per quel che riguarda la disposizione delle materie nell’arco della settimana: allea Primaria si svolge ad esempio una settimana di italiano e poi una settimana di matematica, alle Secondaria di Primo Grado invece si adotta un sistema di divisione delle materie per macroaree (linguistica, matematica ed espressiva).

In questo modo i docenti possono svolgere in modo esaustivo ogni argomento, utilizzando le prime ore nella spiegazione e adoperando le altre in lavori di gruppo ed esercitazioni. Ma la domanda fondamentale è una: funziona?  A quanto pare i risultati sono molto incoraggianti. I dati raccolti riguardo queste scuole sono monitorati dall’Università Cattolica  che in seguito pubblicherà i risultati.