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I genitori delle nuove generazioni sono sempre più preoccupati di educare figli “perfetti” e sempre più in competizione tra loro. Tempi difficili i nostri!  Ma in che cosa consiste tale anelata perfezione?

Significa innanzitutto essere i migliori a scuola, significa puntare al successo scolastico che, secondo i calcoli dei più accaniti, sarebbe direttamente proporzionale al successo in ambito lavorativo.

Spesso però, tali inclinazioni genitoriali portano gli improvvisati “coach”, a mettere in secondo piano, rispetto alle capacità scolastiche, quelle abilità che contano veramente nella vita. Ci si concentra sul voto ottenuto in una verifica e si valuta il bambino sulla base di esso, dimenticando che il bambino vale indipendentemente dal successo scolastico.

Voto Scolastico

I genitori sono responsabili della felicità dei figli e hanno il dovere di garantire loro l’accesso a quelle risorse emotive che li facciano sentire persone uniche e di valore. Hanno il compito di rafforzare la loro autostima, di far loro capire che il voto è sì importante ma è importante soprattutto che apprendano ciò che viene loro insegnato, a prescindere dalla valutazione finale.

È fondamentale cercare di assecondare le inclinazioni personali, di alimentare l’interesse che provano verso un determinato ambito.

Dobbiamo sostenere i loro fallimenti, senza intrometterci nelle loro vicende scolastiche pressandoli o ponendoci in maniera minacciosa.

Il bambino ha bisogno di essere compreso e sostenuto, deve essere aiutato affinché rafforzi quelle competenze psicologiche che gli consentiranno di potenziare l’equilibrio emotivo, consolidare i rapporti interpersonali e creare la base per una sana crescita personale e professionale. Solo fortificandoli potremo assicurarci che diventi un adulto in grado di elaborare il malessere e prevenire situazioni di fragilità emotiva.

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Nella vita, sicuramente avranno peso le competenze scolastiche che il bambino riuscirà a sviluppare. Ma dobbiamo ricordarci sempre che, come afferma Daniel Goleman, a conti fatti, ciò che è fondamentale sviluppare è la consapevolezza di sé, la capacità di dominare le emozioni invalidanti, la sensibilità verso le emozioni altrui e le capacità interpersonali, e che le fondamenta di questi atteggiamenti si costruiscono durante l’infanzia.

4 Commenti

  1. Mi è piaciuto molto questo articolo, lo condivido in pieno. Purtroppo noto sempre più genitori che minacciano e puniscono i figli in basè agli errori che fanno. I bambini soffrono e la loro autostima scende. Riflettiamo.

  2. Bello e saggio l’articolo. ma sono-erano gli insegnanti per lo più a considerare i ragazzi solo per il voto. di mio figlio mi dicevano tutti: è ben educato, è intelligente, è disponibile verso tutti, vedo che si interessa e studia , ma… probabilmente si agita, si preoccupa troppo , fa degli errori stupidi… alla fine la considerazione è il voto che riceve! e quello che fa media. non se è ben educato, disponibile ecc… quando mai gli hanno dato un’occasione tranquilla di riscatto? sempre tenuto sulla corda, alla fine si sentiva preso in giro dagli stessi insegnanti, col risultato che si agitava ancora di più. questo 15 anni fa. spero che le cose oggi siano cambiate. nelk frattempo mio figlio si è laureato in ingegneria, a dispetto della scarsa considerazione degli insegnanti delle superiori.

  3. Purtroppo da 15 anni fa nulla è cambiato, i ragazzi vengono comunque sempre valutati con i voti perché nonostante si parli di valutazione formativa alla fine sempre i numeri sono a farla da padrone. Numeri che in alcuni casi uccidono l’autostima e in altri aumentano l’ego.

  4. Mi sembra che l’equazione figlio bravo (a scuola nello sport ecc)= sono un bravo genitore
    sia il vero problema… più che i figli bisogna educare i genitori troppo preoccupati a togliere le difficoltà che i loro figli incontrano nella vita quotidiana.

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