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La Storia Di Donne Costrette A Prostituirsi Nei Campi Di Concentramento


Durante il periodo dell’Olocausto un altro fenomeno violento e spinoso era quello della prostituzione, molte donne erano costrette a concedersi, venivano scelte rigorosamente tra polacche, tedesche o bielorusse, mai ebree ed avere un’età massima di 25 anni.

Dovevano rimanere in silenzio e presentarsi secondo indicazioni precise e non dovevano in nessun modo trasgredirle. Ad Auschwitz succedeva anche questo, le prescelte dovevano diventare prostitute. Costrette a vivere nelle “case di tolleranza” che erano edifici speciali dove era tutto meticolosamente controllato.

C’erano, dunque, orari, tariffe e turni da seguire, l’ingresso era per i detenuti funzionari. Tale edificio di prostituzione esisteva all’interno del campo di concentramento di Aushwitz come in tanti altri. Qui le donne subivano una vera e propria umiliazione, veniva tolta loro violentemente ogni forma di dignità.

Qui le donne dovevano presentarsi ben truccate e ben vestite, rigorosamente in silenzio e la triste vicenda si consumava tra il filo spinato che recintava i lager, venivano sterilizzate, per evitare gravidanze e nel caso di imprevisti venivano immediatamente sottoposte all’aborto. Il rapporto sessuale veniva controllato da uno spioncino.

Riguardo la vicenda sono state raccolte testimonianze dirette dalla scrittrice tedesca Helga Schneider che in uno di questi suoi romanzi, da voce proprio a queste vittime. Nel romanzo “La Baracca dei tristi piaceri” parla di donne segnate profondamente da questa esperienza terrificante, di cui molte, per sopravvivere si alcolizzavano, un massacro quello dell‘Olocausto sotto ogni punto di vista.

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