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perché insegni

Ho sempre creduto nell’importanza della relazione tra studente e docente. Credo anche in quella tra docente e docente. Relazionarsi, confrontarsi, criticarsi costruttivamente sono elementi che segnano in modo prolifico la qualità del nostro processo educativo.

Ma c’è una domanda che mi pongo spesso: perché insegno? Solitamente lo domando anche alle mie colleghe e noto che la reazione è quasi sempre la stessa: si guardano negli occhi a vicenda senza riuscire a tirar fuori una valida risposta che dia conferma al motivo per cui hanno scelto questo mestiere. Addirittura alcune sembrano non essersi mai poste questa domanda!

Tenere bene a mente le ragioni per cui insegniamo, fresche e vive nella nostra memoria, è la chiave per autosostenerci durante il lungo ed impegnativo anno scolastico.

Per quanto mi riguarda, insegno perché è il modo più efficace e divertente per cambiare il mondo. Questa dovrebbe essere la linea comune: dobbiamo cambiare questo mondo e per farlo ho deciso di diventare docente.

Insegnare permette di lavorare direttamente su cuore e mente, guidare gli alunni a diventare competenti, colti, impegnati, creativi con lo scopo di renderli esseri umani liberi condividendo tutti lo stesso obiettivo: cambiare (o meglio, migliorare) il mondo!

Spesso lo si migliora realmente, questo mondo. Ho sempre creduto che i miei alunni potessero trovare da sé la propria identità e le proprie passioni. A distanza di anni, mi è capitato di incontrare nuovamente i miei ex studenti e sapere che molti di loro hanno realizzato i loro sogni, quei sogni tanto desiderati tra i banchi di scuola, mi ha fatto piangere di gioia.

Ho sempre creduto in ognuno di loro e vederli realizzati mi ha gratificato davvero tanto. Ecco perché insegno.

Insegno anche perché alcuni di loro non ce l’hanno fatta. Quegli alunni curiosi, dolci e simpatici a cui ho insegnato anni fa ora sono disoccupati, alcuni con problemi seri, altri magari in carcere o in qualche oscura strada, fatta di criminalità. Ricordo molto bene i loro nomi e le loro facce. Ricordo la loro curiosità, le domande più strane, quelle più spontanee e quelle più imbarazzanti. Li ho conosciuti come ragazzini pieni di entusiasmo ed energia, li rivedo come adulti, con il cuore sofferente. Insegno perché voglio rivedere sempre meno ex alunni così.

Sono docente in una scuola secondaria ed è lì che la “battaglia” diventa più intensa ma anche il momento educativo in cui i problemi adolescenziali possono risolversi. Amo i ragazzini delle scuole medie. Amo il loro livello emotivo ed intellettivo.

Mi piace coinvolgerli in qualsiasi tipo di discussione e ricevere domande da interrogatorio per soddisfare ogni loro curiosità. E mi piace abbracciarli, ogni tanto (non così spesso come vorrebbero fare come quando sono alle elementari!).

Ogni aspetto negativo è recuperabile durante i tre anni di scuola media. Sono sicura di questo perché l’ho visto!

Cerco di tener presente molto spesso tutte queste ragioni. Insegnare ed educare bambini e ragazzi è dura. Molto più di quanto si possa immaginare. Ho bisogno di ricordare regolarmente a me stessa perché lo faccio.

Ho decine di “segnali visivi” per incentivare tutto questo: citazioni, foto di ex studenti, qualche opera particolare di alcuni di loro e qualche messaggio che mi hanno recapitato a distanza di tempo.

Mi segno i nomi di coloro che si sono realizzati ma anche di quelli che non ci sono riusciti. In mezzo a tutto questo metto anche la foto della mia famiglia perché questo mestiere lo faccio anche per mio figlio, per l’ottima educazione ricevuta da mia nonna e mia madre, con il sostegno infinito di mio marito. Ho bisogno di avere tutto ciò ben impresso nella mente e ricordarmi perché ho scelto questo mestiere.

Solo i docenti sanno quanto questo lavoro sia difficile, faticoso, a tratti interminabile, e travolgente!

Dunque, perché insegni? Perché insegni italiano, matematica, religione o lingue? Perché insegni alle elementari e non all’Università? Condividi le tue risposte, magari nei commenti, oppure condividile in aula insegnanti, o con quei colleghi con cui hai instaurato grandi amicizie. Fallo all’inizio dell’anno e comunicalo ai tuoi nuovi studenti.

Ma soprattutto, ricorda a te stesso perché insegni!

Elena Aguilar, insegnante